I lavori di demolizione di Palazzo D’Ettore

Che la demolizione del palazzo di proprietà della famiglia D’Ettore in piazza De Michele sia per una volta davvero una “cosa bella” non vi è dubbio. È altrettanto bello che il sindaco Enzo Guida abbia tenuto fede a un impegno assunto nella campagna elettorale delle comunali del 2020. Non aveva alcun senso e deturpava l’area circostante la presenza di un immobile disabitato, orami ridotto a rudere, in pieno centro storico, a due passi dalla chiesa San Cesario. Con l’abbattimento dello stabile la piazza sarà molto più funzionale con un significativo salto di qualità estetico.

Fin qui tutto bene. Ed è giusto fare i complimenti alla fascia tricolore e all’amministrazione comunale per un provvedimento accolto con favore dalla collettività. Ovviamente Guida e company non hanno perso l’occasione di autocelebrarsi con le immancabili dirette Fb per un’iniziativa attesa da decenni. Anche la capitalizzazione in chiave elettoralistica (si torna al voto probabilmente il prossimo maggio) del tanto atteso abbattimento rientra nella logica delle cose, inserendosi nell’ampio filone propagandistico aperto ormai da mesi, o meglio da anni, dal sindaco. Tutto legittimo.

Ma come in quasi tutte le iniziative messe in campo negli ultimi anni dalla maggioranza non mancano gli aspetti discutibili. Secondo il sindaco l’intervento sarebbe “a costo zero per il comune”. Ma c’è ancora la massima incertezza sull’esito della controversia aperta da uno dei proprietari di una porzione dell’immobile che non ha ceduto la sua quota. Se il cittadino in questione dovesse vincere la sua battaglia in sede legale per le casse comunali sarebbero dolori.

L’altra faccia della medaglia, che Guida ha mostrato all’opinione pubblica soltanto in parte, riguarda l’accordo con la ditta che si è fatta carico dei costi dello stabile e della sua demolizione. A quanto pare gli imprenditori che si sono fatti avanti avrebbero ricevuto in cambio dei crediti edilizi. Sul piano urbanistico il credito edilizio è la possibilità di costruire volumi aggiuntivi riconosciuta dall’ente locale in seguito a interventi di riqualificazione, recupero ambientale, demolizione di abusi o compensazioni.

Enzo Guida

Nel caso del palazzo D’Ettore non è chiaro, o quantomeno non è stato chiarito con la necessaria dovizia di particolari, quanta cubatura in più sia stata concessa alla ditta. Detto banalmente, non è stato spiegato dove e quanti appartamenti in più potrà costruire l’impresa che si è fatta carico dell’acquisizione e dell’abbattimento dell’immobile. È un aspetto fondamentale sia sul piano della trasparenza che per l’impatto sul territorio. Per carità, è ovvio che gli imprenditori hanno sborsato soldi per fare business in altre zone del paese. Ma trattandosi di una scelta politico-amministrativa è doveroso dire ai cittadini sia quanto ci ha guadagnato il comune, sia quanto intascheranno i privati.

Un altro punto ancora coperto da un preoccupante cono d’ombra attiene alla legittimità dell’operazione. In tanti, soprattutto gli esperti del settore, si chiedono se lo strumento dei crediti edilizi sia applicabile nel caso di specie o sia una forzatura, peggio ancora un’irregolarità, compiuta per fini elettoralistici. Eventuali illiceità amministrative potrebbero minare dalle fondamenta l’iniziativa del comune con esiti imprevedibili. Ancora una volta si pone la questione cardine che ha ammantato l’era Guida: quando si gestiscono soldi pubblici non si devono fare “cose belle”, bisogna fare le cose per bene.

Mario De Michele

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