
di Mario De Michele
Nelle ultime ore sono stato oggetto di un frenetico sciacallaggio social attuato in modo sistematico da un “giovane-vecchio” che ha intascato soldi pubblici grazie a incarichi ottenuti in modo illegittimo e che si è assicurato un posto fisso presso un ente locale con modalità a dir poco discutibili come “premio” per la sua servizievole attività di propaganda. In soli due giorni mi sono pervenute decine di segnalazioni da parte di miei amici e di miei parenti preoccupati per l’accanimento di questo “signore-servitore” nei miei confronti.
Per tutelarmi dai continui atti persecutori, che riportano alla mente altre vicende, ho deciso di recarmi dalle forze dell’ordine per presentare, tra domani o al massimo dopodomani, un esposto-denuncia per far valutare alle autorità competenti se ricorrano gli estremi per il reato di stalking.
Contestualmente denuncerò agli inquirenti le palesi e reiterate violazioni di legge commesse per affidare a detto “signore-servitore” incarichi pubblici in contrasto con il Codice degli appalti e con le direttive dell’Autorità nazionale anticorruzione. In un primo momento avevo deciso di non presentare un esposto-denuncia su questa grave questione per non chiamare in causa altre persone. Ma di fronte agli atti persecutori degli ultimi due giorni non mi resta altro da fare che rivolgermi alle autorità competenti. Consegnerò alla polizia giudiziaria una corposa documentazione ufficiale, composta tra l’altro da 44 determine pubblicate sull’albo pretorio.
Appare chiaro il tentativo di questo “signore-servitore” di mettermi a tacere come giornalista facendo ricorso a un chiaro metodo intimidatorio. Ovviamente non mi farò imbavagliare. Ma è giunto il momento di segnalare alle autorità competenti condotte che configurano gravi reati, anche per far venire a galla in sede giudiziaria le verità scomode che si tenta di nascondere, con particolare riferimento agli incarichi ottenuti in modo clientelare. Ai miei amici e ai miei parenti dico di stare tranquilli e sereni. Le bugie hanno le gambe corte, come quelle di alcuni “signori-servitori” che vorrebbero che calasse il silenzio sulle loro malefatte.












