Il valore dell’affidamento ammonta a 1.420.000 euro. L’offerta minima annua, che già potrebbe bastare per il brindisi, è di appena 15mila euro. Moltiplicato per i 10 anni di assegnazione si arriva appena a 150mila euro in tutto. E poi ci sono i criteri di aggiudicazione dell’appalto. Sono basati quasi totalmente sulla discrezionalità della commissione. L’iter della gara per la concessione decennale ai privati dello “Sporting Village Cesa” è costellato da un lungo rosario di punti da chiarire e di scelte amministrative sbagliate e molto discutibili (link della determina in basso).

Partiamo dal canone: 15mila euro all’anno, 1.250 euro al mese, per un’area attrezzata di oltre 25mila mq. Spiccioli. Anche in caso di eventuali offerte migliorative il divario tra il valore dell’affidamento, pari a 1.420.000 euro, e il fitto versato dai privati sarà comunque oceanico. Se arrivassero proposte da 20mila euro all’anno i gestori verserebbero al comune 200mila euro in un decennio. Per ipotetiche offerte da 30mila euro annui, il canone sarebbe di 300mila euro in 10 anni. Uno scarto comunque abissale con il valore dell’affidamento fissato dall’ente locale a 1.420.000 euro. Tra quello che concede il comune e quello che pagheranno i privati ci sarà molto probabilmente una differenza, a discapito dell’amministrazione, di oltre un milione di euro. I gestori faranno Bingo. Il comune non farà nemmeno ambo.

Passiamo ai criteri di aggiudicazione, ovvero alle modalità e ai parametri con cui saranno esaminate le offerte. In base al disciplinare di gara quasi tutto è demandato alla valutazione discrezionale della commissione aggiudicatrice. Da chi è composta? Il presidente è Giacomo Petrarca, capo dell’utc, gli altri due membri sono Generoso Marrandino, responsabile del settore amministrativo, e Stefania Tessitore, funzionario al timone del comparto commercio, che svolge anche il ruolo di segretario verbalizzante (foto in basso). Dipendenti fidati del sindaco Enzo Guida. Nulla di male. È un altro l’aspetto che fa suonare il campanello d’allarme. Nel disciplinare la stragrande parte del punteggio viene assegnato in base ai criteri qualitativi, ovvero sulla scorta della valutazione soggettiva e discrezionale della commissione. Sui 100 punti attribuibili ai partecipanti alla gara soltanto 10 punti riguardano criteri quantitativi, quindi oggettivi. Gli altri 90 punti vengono dati sulla scorta del giudizio individuale e facoltativo dei componenti della commissione.

Facciamo un esempio aritmetico che solo apparentemente può sembrare complicato. Offerta economica: se il concorrente A offre 50mila euro annui di canone, gli vengono assegnati 10 punti, se il concorrente B offre invece 15.001 euro ottiene 1,5 punti. Quindi tra A e B ci sarebbe un divario di appena 8,5 punti, nonostante l’offerta del concorrente A sia molto più vantaggiosa per il comune, in quando garantirebbe un’entrata complessiva di 500mila euro per i 10 anni di concessione. Offerta tecnica: l’unico criterio quantitativo (oggettivo) attribuisce soltanto 10 punti. I restanti 90 punti vengono assegnati in modo discrezionale (soggettivo) dalla commissione. In buona sostanza, il punteggio attribuito ai partecipanti con criteri oggettivi è talmente basso che non potrà mai incidere in modo determinante sull’esito dell’appalto: il vincitore sarà decretato sulla base di una valutazione soggettiva dei commissari di gara (foto in basso).

Prediligere i criteri qualitativi a quelli quantitativi è insolito e controcorrente. Nelle pubbliche amministrazioni infatti si tende a indicare nei preliminari di gara parametri di aggiudicazione quanto più oggettivi possibile per garantire una valutazione imparziale e soltanto in minima parte condizionata da giudizi soggettivi e personali. Per carità, nessuno sospetta che Petrarca, Marrandino e Tessitore siano in qualche modo pilotabili o in malafede. La discriminante è un’altra: quando si valutano i numeri, ovvero la quantità, non c’è margine di errore. La matematica non è un’opinione. Se si esamina la qualità dell’offerta ognuno può soggettivamente privilegiare un progetto piuttosto che un altro.

In linea generale è sempre sbagliato attribuire ai componenti della commissione troppo potere discrezionale. Lascia il tempo che trova aver scelto come stazione appaltante la Comunità Montana “Tanagro-Alto e Medio Sele”, nel Salernitano, a 151 km d’auto da Cesa. Una centrale di committenza a pochi passi dal comune o una con sede a New York non avrebbe risolto il problema di fondo. Tutto ruota attorno ai criteri di aggiudicazione indicati nel disciplinare di gara. Anzi, se il comune avesse optato per altre stazioni appaltanti avrebbe risparmiato un bel po’ di soldi. Per il servizio fornito all’amministrazione di Cesa la Comunità Montana “Tanagro-Alto e Medio Sele” ha intascato quasi 18mila euro. Forse il sovrapprezzo è dovuto alla presenza delle Terme di Contursi.
Mario De Michele
(continua…)
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I COMPONENTI DELLA COMMISSIONE

I CRITERI DI AGGIUDICAZIONE














