Prima o poi i nodi vengono al pettine. Le promesse elettorali si schiantano contro il muro della legalità. E gli impegni per accaparrarsi in ogni modo quanti più voti possibile si trasformano in castelli di carta. Se sui social si può capovolgere la verità con la narrazione stantia delle “solo cose belle”, il mondo reale bussa alla porta per chiedere il conto. Al cospetto di scelte urbanistiche e di investimenti milionari la cortina delle bugie non basta più. Il fumo negli occhi ben presto si dirada. Gli atti e i fatti prendono il sopravvento. E gli obbrobri politico-amministrativi, nascosti sotto al tappeto, si palesano a dispetto delle arrampicate sugli specchi del cerchio tragico, sempre pronto a difendere il capo indiscusso. Uno dei danni irreparabili e dalle proporzioni incalcolabili, che sta emergendo dal sottoscala delle menzogne, tocca la carne viva di cittadini e imprenditori. Riguarda i Piani urbanistici attuativi.

SCATOLE VUOTE E PIATTI “ABBACANTI”
I Pua delle zone D approvati e pubblicati sull’albo pretorio del comune di Cesa sono in gran parte scatole vuote. Piatti apparecchiati per lanciare l’amo, per far abboccare la gente e le imprese. In ambito culinario il sindaco Enzo Guida è un maestro. Uno chef stellato in grado di trasformare pietanze vacue in appetitose cibarie. Ma finché si tratta di ordinaria amministrazione, come il rifacimento delle strade e della segnaletica o come l’invenzione di un’inesistente produzione locale di vino asprinio, Guida riesce a condurre in porto la barca amministrativa, quando invece il gioco si fa duro, cioè le decisioni sono importanti, come nel caso dell’urbanistica, il primo cittadino sbanda e finisce puntualmente fuori strada.
La prima catastrofe, di cui si intravede già la punta dell’iceberg, sarà causata dalla promessa di trasformare le case-ufficio in immobili per civili abitazioni. Obiettivo: fare incetta di voti nelle periferie. Ma l’altro guaio irrimediabile in arrivo, quello dei Piani urbanistici attuativi, potrebbe arrecare anche danni maggiori. La matassa inesplicabile si è aggrovigliata attorno alle zone D4, ovvero la quasi totalità delle aree D del Puc. Per legge le zone D sono destinate a nuovi insediamenti produttivi, che comprendono attività industriali, artigianali, commerciali e terziarie, come magazzini, laboratori, uffici, depositi e strutture logistiche, con eventuale parte residenziale solo se connessa alla custodia dell’immobile. Sempre per legge quando si approva un Piano urbanistico attuativo bisogna inderogabilmente indicare quali attività produttive saranno svolte sull’area delimitata nel Pua, perché soltanto in base a ciò che si farà su quel lotto è possibile quantificare gli standard urbanistici e prevedere le altre opere collegate.

IMPOSSIBILE RILASCIARE LICENZE EDILIZIE
Descriviamo un caso ipotetico ma concreto: su mille metri quadrati ricadenti in zona D4 è possibile occupare 400 mq di superficie, ad esempio per uffici o attività commerciali, di questi 400 mq almeno 320 mq vanno riservati agli standard urbanistici, altri 180 mq devono essere utilizzati per la realizzazione di strade, mentre la parte restante dei mille mq servirà per l’area circostante. Numeri alla mano e normativa bene in vista, su una superficie di mille mq in zona D4 si può costruire soltanto un piano, al massimo due, facendo salti mortali borderline, più “border” che “line”. Dove sorge l’inghippo quando nel Pua, come nel caso di Cesa, non viene dettagliatamente indicata quale attività produttiva sarà svolta sul lotto di terreno? All’atto della concessione del permesso di costruire. Nella licenza edilizia infatti bisogna quantificare e identificare gli standard urbanistici, definire le strade e delineare l’area circostante sulla scorta delle norme tecniche attuative del Puc. Se la maggior parte dei Pua delle zone D4 sono contenitori vuoti, alias non indicano l’elemento basilare, ossia il tipo di attività produttiva che sarà svolta, l’ufficio tecnico comunale non potrà rilasciare una regolare concessione edilizia. Perché? Semplice, perché non sarà possibile parametrare gli standard e tutto il resto. Sarebbe come lanciare i dadi. Uscirebbero numeri a caso. In altre parole, i permessi di costruire sarebbero illegittimi poiché viziati alla base da una mastodontica violazione di legge.
ITER ILLEGITTIMO E TUTTO DA RIFARE
C’è di più. E di peggio. Da quanto si evince dalle “carte” ufficiali, ripetiamo, visionabili sul sito ufficiale del comune nella sezione Amministrazione Trasparente, il guaio potrebbe assumere dimensioni colossali e sfociare in un disastro. Se i Pua delle zone D4 sono carenti nella loro parte essenziale, ovvero non riportano il tipo di attività produttiva da svolgere, è molto probabile, se non certo, che si tratta di strumenti e atti illegittimi. Cosa determinerà questo prevedibile scenario? In primis, bisognerà riapprovare i Pua “incriminati”, con tutto il lungo iter tecnico-burocratico che ne consegue: studio di fattibilità, progetto, conformità al Puc, approvazione della giunta comunale, pubblicazione, osservazioni dei privati, approvazione definitiva, registrazione e pubblicazione finale. Nella migliore delle ipotesi trascorreranno 8-9 mesi, se non un anno per ogni Pua.

CITTADINI E IMPRESE PRESE PER I FONDELLI
L’altro effetto devastante ricadrà sui cittadini e sugli imprenditori. Se a qualcuno è stato assicurato che, per tornare al nostro esempio di prima, su un lotto in zona D4 di mille mq di superficie potranno sorgere 3-4-5 piani, mentre per legge si potrà costruire un piano, al massimo due, gli esiti saranno rovinosi per chi ha investito su quelle aree. Le promesse da marinaio determineranno ingenti perdite economico-finanziarie. Già immaginiamo lo stato d’animo delle tante persone in fila davanti agli studi professionali del “partito dei tecnici”, composto da geometri, architetti e ingegneri che durante la gestione di Guida hanno fatto soldi a palate. Difficilmente altre promesse basteranno a riportare la calma. I cittadini e gli imprenditori possono essere presi in giro per una volta. Poi la verità viene a galla. E il trucco è presto svelato. Hai voglia di fare dirette Fb e di suonare il piffero magico.
Mario De Michele
(continua…)










