Il municipio di Cesa

Si chiama trasparenza, si legge opacità. Al comune di Cesa gli atti amministrativi sono pubblici e consultabili fino a un certo punto. In alcuni e specifici casi quando si tratta di scrivere nomi e cognomi si utilizza la penna nera per non far identificare, chissà perché, i beneficiari delle “solo cose belle” di Enzo Guida e company. Ad esempio, non è stato reso noto il lungo elenco delle 102 persone inserite nel programma GOL, il progetto del Pnrr per la Garanzia di occupabilità dei lavoratori. 500 euro al mese per 6 mesi. Sappiamo per certo che tra gli ammessi spiccano anche parenti e amici degli amministratori locali, inclusi quelli che sono balzati, guarda caso, dall’opposizione alla maggioranza, e di esponenti di spicco dei partiti e delle sigle che compongono il cerchio tragico del sindaco e della giunta. Alcuni nomi e cognomi sono legati agli pseudo-politici, o meglio politicanti, attivissimi su Fb nella celebrazione social della squadra di governo. D’altronde, da perfetti utili idioti, in qualche modo devono sdebitarsi lodando il Signore per le grazie ricevute. Resta il disgusto per la presenza nella classifica dei marcatori, cioè di quelli andati in GOL, di figli e figlie, fratelli e sorelle, amici e amiche strettissimi dei membri dell’esecutivo e degli associati ai partiti giustappunto a conduzione familiare.

Enzo Guida e Giacomo Petrarca

UFFICIO RUP OSCURATO, CANCELLATI I NOMI
Se per mascherare i GOL in offside ci si nasconde dietro al paravento della privacy (fatta la legge, trovato l’inganno), non si comprende perché la penna nera venga utilizzata anche quando, come nel caso che solleviamo oggi, non siano realmente in gioco i “dati sensibili”. Perché cancellare i nomi e i cognomi dei componenti dell’ufficio del responsabile unico del procedimento per i lavori di via Berlinguer? (link in basso). Si è al cospetto di un’opera pubblica, alias pagata dai cittadini, di 240mila euro, per cui la trasparenza non è un optional. Non bastano le predicazioni social e real. Serve la massima limpidezza. Eppure nella determina adottata dal Rup Giacomo Petrarca, divenuto responsabile dell’ufficio tecnico dopo i guai giudiziari di Piero Cappello, imputato in un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia, sono stati accuratamente oscurati i nomi e i cognomi dei membri dell’ufficio. Non si possono identificare. Per quale motivo? Quello che salta agli occhi con chiarezza dal provvedimento è anche un altro aspetto: ancora una volta è stato usato il metodo degli affidamenti diretti. L’appalto è stato assegnato senza una procedura di gara. Ribasso del 6% su base d’asta di 166mila euro.

Francesco Turco

GLI APPALTI DIRETTI AI TECNICI-PARENTI
Idem per gli incarichi professionali. Affidamento diretto sia per la progettazione e la direzione dei lavori, sia per la redazione della relazione geologica. L’incarico più corposo è andato all’architetto Luigi Migliaccio, parente dell’assessore Francesco Turco, che si è messo in tasca quasi 40mila euro, per la precisione 39.301 euro (link in basso). La progettazione e la direzione dei lavori di via Berlinguer sono stati attribuiti a Migliaccio nel 2023. Tra luglio e ottobre del 2021 l’architetto-parente ha beneficiato di altri due incarichi diretti per un totale di 57mila euro (link in basso). Nel giro di 3 anni Migliaccio ha intascato la bellezza di 96.369 euro. Quasi 100mila euro di incarichi diretti affidati in palese violazione del principio di rotazione previsto dal Codice degli appalti e sancito dall’Autorità nazionale anticorruzione.

Enzo Guida

LE QUERELE TEMERARIE DI GUIDA
Sugli incarichi diretti ai parenti degli amministratori locali il sindaco Guida alcuni anni fa ha querelato il sottoscritto. In seguito all’azione penale promossa dal primo cittadino è incardinato un processo davanti al Tribunale Napoli Nord per diffamazione a mezzo stampa. Nello stesso procedimento sono stato imputato anche per le inchieste sui concorsi comunali, grazie ai quali sono stati assunti, tra gli altri, Carlo Perfetto, marito del vicesindaco Giusy Guarino, attualmente in servizio a Casagiove, Alessandro Bianco, cognato del fratello di Guida, in servizio a Cesa, e Antonio Borzacchiello, tra gli ideatori di Futuro Cesano, in servizio a Mondragone. Tra i capi di imputazione a mio carico figuravano anche la presunta diffamazione per aver denunciato il caso dell’affidamento diretto di un appalto da 20mila euro alla cooperativa “Eco”, colpita da interdittiva antimafia (la titolare è legatissima a Giusy Guarino). Fui accusato inoltre per aver riportato che Cesario Villano, allora assessore ai Lavori pubblici, oggi consigliere delegato, commise una serie di difformità urbanistiche nella ristrutturazione della sua abitazione. E infine per aver registrato una sorta di “occupazione” delle principali associazioni locali.

CLIMA D’ODIO E TENTATIVO DI METTERE A TACERE
Dopo un lungo e certosino processo, basato su decine e decine di documenti e su molte testimonianze, sono stato assolto da tutte le accuse. La sentenza è stata emessa il 23 maggio 2025 dal giudice Terranova. Secondo il Tribunale le inchieste di Italia Notizie non contenevano nessun profilo diffamatorio, bensì ricostruivano con tanto di “carte” pubbliche e ufficiali la pura verità dei fatti. Non contento, il sindaco Guida ha presentato un’altra querela sugli stessi fatti e misfatti. Se, e ripeto se, sarò rinviato a giudizio dimostrerò nuovamente ai giudici di aver scritto puntualmente cose vere. Non “belle” per la fascia tricolore, ma pur sempre vere. Tramite un recente comunicato stampa un’altra possibile querela è stata annunciata da Guida sul caso Cappello. Il sindaco ha “minacciato” di citare in giudizio il sottoscritto e addirittura l’Associazione Nazionale Antimafia “Antonino Caponnetto” per aver riportato la perizia dei consulenti dei pm della Dda di Napoli sull’appalto per la rete fognaria di Cesa da 2 oltre milioni di euro. Secondo i magistrati “Cappello ha esportato a Cesa il ‘sistema’ di Calvi Risorta”, dove avrebbe truccato appalti milionari, finiti nelle mani di ditte considerate legate al clan dei Casalesi.

Se Guida trascinerà me e Italia Notizie di nuovo in Tribunale ci difenderemo come sempre nelle aule di giustizia. Dimostreremo ancora una volta di aver detto e scritto soltanto la verità. Nel frattempo dobbiamo costatare che il sindaco continua sistematicamente ad utilizzare le “querele temerarie” per cercare di imbavagliare l’informazione libera, alimentando un clima d’odio nei confronti di quei giornalisti che fanno il proprio dovere di cronisti. Così come la trasparenza amministrativa, anche le “cose belle” e la “pace sociale” vanno praticate. Limitarsi a veicolarle in modo propagandistico e ipocrita sui social è una presa in giro per tutti. Sono bolle di sapone che svaniscono appena si scontrano con la realtà dei fatti e dei comportamenti.

Mario De Michele

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