
di Mario De Michele
Come Peppe Fiorillo si nasce. La sua bontà è sincera. Il suo amore per il popolo è viscerale. La sua onestà è congenita. Non c’è niente di “costruito”, di artefatto, di ipocrita nel suo rapporto con la gente. C’è un legame vero e indissolubile. Che va ben oltre i confini della politica o delle elezioni. Affonda in radici profonde. E si basa su un valore oggi in via di estinzione: la fratellanza. Lo stimato medico tratta tutti i cittadini come fratelli, sia nell’accezione laica del termine, sia nel suo significato cristiano. In quanto fratelli tutti sono uguali. Tutti sono a lui prossimi.
Per Fiorillo l’evangelico “ama il prossimo tuo come te stesso” è un comandamento inviolabile sotto il profilo religioso e sul piano morale. È un modo di essere e di vivere con sé stessi e con altri. È una stella polare interiore. Un navigatore di ultima generazione che non sbaglia mai destinazione. La sua prima uscita pubblica da candidato sindaco, in occasione dell’apertura del circolo politico-culturale Cesa in Comune, nome della sua lista, è stata l’ennesima dimostrazione plastica del suo modo di essere e di rapportarsi con la popolazione (clicca qui per l’articolo).

Per Fiorillo il fine non giustifica i mezzi. Per lui, distante anni luce dalla logica machiavellica, il fine va perseguito con una condotta umanamente ed eticamente irreprensibile. Prima di tutto vengono le persone. “Restiamo umani”, ci rammenta Rigoni Stern, che ha vissuto la disumanizzante della guerra, della fame e del gelo della steppa russa. In questo solco, per Fiorillo non c’è vittoria politica, elettorale, professionale che tenga senza restare umani. La perdita di umanità è la sconfitta più grande e irreparabile. È la Caporetto di tutti. Per fare davvero bene in ogni campo della vita bisogna restare umani. Tutto il resto è effimero, fugace, di facciata. È una vittoria di Pirro. “Qualcosa che andrà presto, quasi come i soldi in tasca…”, direbbe Guccini.

Fiorillo è fatto così. È una bella persona che fa le cose giuste. Quelle belle sono da reclame postmodernista. Il bello è un concetto estetico. Il giusto è un valore morale. La bellezza passa, gli uomini restano. E lui ama stare con le persone e aborrisce i piedistalli. Mai “ex cathedra”, sempre con la gente e tra la gente. E sempre in modo autentico. Vero. I baci e gli abbracci non hanno un secondo fine. Le strette di mano sono veraci. Il volto sorridente e amichevole non è frutto di un maquillage studiato a tavolino. A differenza di altri, di indole malvagia, Fiorillo non ha bisogno di sforzarsi per apparire buono. È buono per davvero. È geneticamente una brava persona.
Ed è la sua forza. Ciò che gli consente di marcare una netta differenza dai pifferai magici, dai finti buoni, quelli che per una manciata di voti pugnalerebbero alle spalle chiunque senza scrupoli. Quelli che godono nel ferire gli altri. Quelli, per dirla con Tacito, che “fecero un deserto e lo chiamarono pace”. I menzogneri di professione. I falsi di cuore. I cattivi d’animo. Che, ahi loro, tali resteranno nonostante il massiccio utilizzo di Photoshop e il riscorso stucchevole alla narrazione da regime delle “sole cose belle”.

Già so che questo editoriale provocherà molti mal di pancia. In qualche caso fastidiosissime forme acute di dissenteria. Già so che si sposterà l’attenzione su altre questioni, non potendo contestare nel merito una riflessione talmente lapalissiana da sfociare nell’ovvio. Già so che sarò tacciato di partigianeria, accusa che per me è motivo di vanto perché come Gramsci odio gli indifferenti. Già so che persone appena alfabetizzate, frustrate per gli insuccessi della vita, leoni o leonesse da tastiera in balia dell’alienazione social perché nella realtà vera non contano nulla, mi etichetteranno come propagandista, dopo aver scoperto il significato del termine su ChatGPT. Già so come e tramite chi si attiverà la macchina del fango del “cerchio tragico” e da chi sarà manovrata. Già so tutto il resto.

Ma, come Fiorillo, pure io sono fatto così. E, mutuando il Maestrone, pure se non avessi previsto tutto questo avrei fatto lo stesso. Buona domenica della Palme.












