di Mario De Michele

Si dice che tra le ambizioni di Flaubert rientrasse quella di scrivere un libro sul nulla. A quanto pare la politica aversana, dando per scontato che i politici leggano o sappiano leggere, sembra ispirarsi al celebre romanziere francese. Ormai da mesi i padiglioni auricolari dei cittadini sono inondati da un fastidiosissimo chiacchiericcio paradigmatico del livello della classe dirigente normanna. Un continuo bla, bla, bla. Una miriade di incontri, veri o presunti. Il proliferare conigliesco di sigle e movimenti tutti rigorosamente “civici”. Una gigantesca girandola di nomi, al punto che il numero dei candidati sindaco ha sfondato la soglia dei cento. E di questo passo si avvia a trapassare quella dei mille, senza “giubbe rosse” perché quasi nessuno è animato dal perseguimento di un bene superiore. Si pensa solo ed esclusivamente al bene proprio. Una guerra infinita al posizionamento. Un tatticismo parossistico che ha saccheggiato la strategia, fino alla consunzione. Lo spettacolo preelettorale inscenato dalla politica aversana è meno nobile del gioco delle tre carte. “Io sto con quello ma potrei stare anche con quell’altro”. Gli ideali perforati da parte a parte. Le idee, meno che mai platoniche, infilate nel tritacarne di un personalismo talmente sfrenato da palesarsi come egolatria. Una visione tolemaica. La città che ruota attorno all’effimero leader di turno, nella migliore delle ipotesi a capo di quattro amici al bar. Hanno il coraggio di autodefinirsi big, senza rendersi conto che agli occhi della gente sono così small da essere invisibili. Dei fantasmi che si parlano addosso. Che sono fuori dal mondo reale. Che vivono in modalità virtuale sui social. Con quelle facce da ebeti pontificano, si riempiono la bocca di valori, mentre in realtà stanno spolpando un osso. Quei like di cui tanto vanno fieri non si tramuteranno mai in voti. Gli elettori sono stanchi del teatrino della politica. Sanno già qual è il finale, o meglio la finalità degli attori sul palco. Tutti, lì affannati, per la conquista di un posto a sole. Tutti, lì impegnati, per la corsa al potere. Tutti, lì nelle sabbie mobili, che sbracciano senza rendersi conto di restare sempre nello stesso punto, quello della gloria personale. Nel bailamme di possibili o immaginarie coalizioni non c’è una feritoia sulla città. Nessuno finora si è preso la briga di dire qualcosa di concreto su cosa ha in mente, presupponendo che ci siano menti politiche in giro, per risolvere i problemi di Aversa, diventata un “paesone” ormai privo di qualsiasi vocazione e abituata ad amministrarsi da sé. La storia è nota: nasceranno mega-schieramenti per vincere le elezioni ma puntualmente incapaci di governare. I programmi saranno copiati da quelli delle precedenti amministrative. E la classe dirigente sventolerà, per l’ennesima volta, bandiera bianca. Flaubert non è mai riuscito a scrivere un libro sul nulla. I politici normanni hanno fatto molto meglio: si sono trasformati nel nulla. Senza nemmeno sforzarsi troppo.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui