L’accaparramento delle due poltrone in giunta lasciate vuote da Orta al Centro è la fase 1 dell’operazione “moltiplicazione dei pani e dei pesci”. Per ora Santillo e company non hanno siglato l’intesa perché qualcuno nella “nuova” maggioranza è giustamente contrario alla riconferma dell’assessore “fantasma” Annalisa Cinquegrana. Non solo. Per adesso nessuno degli interpellati, si veda la preside Arcangela Del Prete, ha accettato di entrare nell’esecutivo perché non vuole essere la foglia di fico di una squadra di governo che a chiacchiere parla del bene della città ma nei fatti si basa su accordi sottobanco di tutt’altra natura. La fase 2 dell’operazione “moltiplicazione dei pani e dei pesci” riguarda invece l’assegnazione delle deleghe ai consiglieri comunali. Nelle ultime ore infatti è partita l’offensiva di Antonio Chianese, Anna Cirillo, Gennaro Colella, Raffaella D’Ambrosio, Tiziana Dirasco, Pasquale Lamberti, Raffaele Lampano, Francesco Lettieri, Ciro Palladino e Nicola Russo. I dieci membri dell’assise hanno sottoscritto un documento per chiedere a Giuseppe Massaro la convocazione del civico consesso per la modifica dello statuto dell’ente (link in basso). Cosa propongono di modificare? L’articolo 28, intitolato: “Attribuzioni di Incarichi e Obiettivi ai Consiglieri Comunali”. Il comma 1 recita così: “Il Sindaco può conferire ai Consiglieri Comunali specifici incarichi e obiettivi di natura politico-amministrativa, in conformità alle linee programmatiche approvate dal Consiglio Comunale”. Il comma 2 invece stabilisce quanto segue: “Gli incarichi possono riguardare attività di studio, analisi, proposta e supporto nell’attuazione di progetti o iniziative specifiche”.
Mettetevi per un attimo nei panni dei cittadini. Dopo 20 mesi di mandato Santillo e l’esecutivo, con responsabilità in quota parte degli assessori di Orta al Centro, hanno prodotto il “nulla cosmico”, eppure la priorità di dieci consiglieri comunali è ottenere incarichi. Incredibile. C’è un paese allo sbando e gli amministratori locali si dedicano alla modifica dello statuto per occuparsi di “attività di studio, analisi, proposta e supporto nell’attuazione di progetti o iniziative specifiche”. Ma che roba è? Forse dovranno studiare come si evita che le strade siano spesso invase dai rifiuti. Oppure analizzeranno come si garantiscono i servizi essenziali alle fasce deboli. O dovranno contribuire all’attuazione di progetti per rendere le strade e le scuole degne di una città civile. Perché tutte queste belle cose non le hanno fatte finora? Servono gli incarichi per compiere il proprio dovere di amministratore locale? E se servivano gli incarichi perché lo statuto non è stato modificato appena si sono insediati?
Alcuni consiglieri comunali continuano a comportarsi come se fossero turisti svedesi in gita ad Orta di Atella. Invece di dire “faremo, otterremo, risolveremo” hanno l’obbligo politico, amministrativo e morale di rendicontare agli elettori cosa hanno fatto, ottenuto e risolto dopo quasi due anni di governo della città. La stagione della propaganda si è chiusa nel maggio 2023. Oggi è il tempo dei primi bilanci. Abbiano il coraggio di affermare che hanno amministrato bene. La smettano con la tiritera insopportabile delle promesse puntualmente non mantenute. Invece di chiedere la convocazione dell’assise per la modifica dello statuto, cioè per avere incarichi, i dieci consiglieri comunali facciano richiesta di un consiglio monotematico per scongiurare il serio rischio che le lobby dei pannelli fotovoltaici distruggano l’economica agricola locale e dei comuni limitrofi. Dicano cosa ne pensano della nascita di un ipermercato sull’area ex Leanza. Portino in assise la rinegoziazione del valore dei terreni ricadenti in zona Pip, in particolare quelli dell’Ambito 22 “Consorzio Atella Moda”. Prendano posizione sul ventilato ampliamento del centro commerciale “Fabulae”.
Insomma, i dieci nostri cari consiglieri dimostrino con i fatti, non a parole, dove si collocano: stanno con gli imprenditori famelici oppure con i cittadini. Dopo la “moltiplicazione dei pani e dei pesci” non avranno più alibi. Il tempo è già scaduto da un pezzo. Si diano da fare. Se ne sono capaci.
Mario De Michele