Era l’11 luglio 2025. Poco più di 7 mesi fa. Con una nota pubblicata sul sito ufficiale del comune Enzo Guida annuncia il rilascio di 9 permessi per il cambio d’uso di altrettante case-ufficio ricadenti su aree destinate alle attività produttive. Non manca ovviamente la tambureggiante enfasi delle “sole cose belle”. Da allora, dopo 223 giorni, sull’albo pretorio non c’è traccia delle licenze. E soprattutto il sindaco non ha fatto più cenno alla mirabolante soluzione di una problematica nata oltre 15 anni fa che riguarda centinaia di immobili e quindi decine di famiglie.

Dove sono finite le 9 autorizzazioni firmate dal responsabile dell’area Urbanistica Giacomo Petrarca? Perché Guida non sventola più la bandiera della risoluzione di una questione annosa? Secondo i più maliziosi in realtà non è stato rilasciato nessun permesso. Come mai? Semplice: perché sarebbero atti illegittimi. Nella stessa nota in fatti la fascia tricolore sottolinea che “la procedura per consentire il cambio di destinazione d’uso da commerciale a residenziale di numerosi immobili situati sul territorio è avvenuta con la concreta applicazione al Decreto Salva Casa (art. 23-ter del DPR n. 380/01 modificato dalla legge 105/2024) e in attuazione della delibera del Consiglio Comunale n. 3 del 7 febbraio 2025”.

Enzo Guida e Giacomo Petrarca

In altre parole i permessi sarebbero stati rilasciati in base al Salva Casa di Salvini. Se è questo l’appiglio normativo al quale si è aggrappato l’architetto Petrarca ci troviamo al cospetto di uno spot elettorale gigantesco in vista delle comunali del prossimo maggio. Altro che soluzione del problema. Basta dare una veloce scorsa alla legge voluta dal vicepremier leghista per comprendere al volo che il Salva Casa non riguarda le zone D, le quali non possono diventare equipollenti alle zone A (centro storico), B (aree urbane consolidate) e C (residenziali di nuova espansione). Il Salva Casa esclude espressamente la possibilità di sanare le difformità urbanistiche nelle zone D tramite il cambio di destinazione d’uso. Ne consegue che la difformità urbanistica di immobili presenti in zona D in mezzo ad altri immobili realizzati, ad esempio, in zona C può essere superata solamente con una riclassificazione dei suoli. Dunque attraverso una variante al Piano urbanistico comunale.

Non solo. A quanto pare le famose 9 concessioni sarebbero state rilasciate in seguito al pagamento degli oneri degli standard urbanistici dell’intero parco. Tutto inutile e “contra legem” perché non sta né in cielo né in terra asserire che gli standard sono quelli del titolo abilitativo che ha autorizzato la costruzione. Per legge è necessaria la verifica sulla nuova destinazione impressa all’immobile, dunque gli standard vanno riconteggiati e si devono stabilire le modalità per reperirli o per monetizzarli. Ad esempio, per i servizi primari e secondari vanno specificate la qualità e la quantità, cioè va esplicitato in che modo viene verificata l’esistenza e la sussistenza di tali servizi. Lo stabilisce il D.M. 144419/68 che suddivide gli standard urbanistici in tre categorie.

Il municipio di Cesa

C’è di più. All’atto pratico si pone un altro intralcio insormontabile. Gli standard urbanistici in questione ricadono all’interno del parco, cioè nella proprietà privata, o sono a disposizione dei cittadini? Sicuramente una parte di essi non potrà essere destinata all’uso pubblico, essendo nell’esclusiva disponibilità dei proprietari degli immobili. Ergo, è impossibile aggirare l’ostacolo, se non, lo andiamo dicendo e scrivendo da mesi, attraverso la variante al Puc. Le difformità urbanistiche delle case-ufficio non posso essere “sanate” con il Salva Casa. È un’operazione illegittima già alla fonte. Sulle zone D non possono insistere immobili per civili abitazioni. Per fare le cose per bene, secondo legge, andrebbero riclassificate le aree. La scorciatoia della legge Salvini conduce in un vicolo cieco. Tutte le concessioni di cambio d’uso sono carta straccia. E con il probabile intervento delle autorità competenti verrebbero annullate perché illegittime. Allora? Allora gli strabilianti annunci di Guida sono pura propaganda nella speranza di mettere in cascina gran parte dei voti dei residenti di quelle zone.

Giuseppe Fiorillo

Se non è così auspichiamo che i permessi “scomparsi” siano pubblicati sull’albo pretorio e che il sindaco comunichi alla cittadinanza quante concessioni sono state rilasciate finora. Risolvere l’annoso problema sarebbe una “cosa bella”, prendere in giro i proprietari sarebbe meschino. Ad onor di cronaca c’è però da rilevare che Cesa in Comune, raggruppamento capeggiato dal candidato sindaco Giuseppe Fiorillo, non ha ancora assunto una posizione programmatica sul destino delle case-ufficio. In verità è in atto una discussione per elaborare una proposta seria e legittima. Ma i tempi stringono. Si vota tra appena 3 mesi. Sarebbe opportuno che la lista civica facesse una scelta precisa. È in ballo il futuro di centinaia di persone. E sono in palio migliaia di voti. Il mutismo è deleterio per tutti.

Nota a margine. Il sindaco e la giunta hanno incaricato un legale per denunciare un cittadino che ha accostato su Fb l’amministrazione comunale alla camorra. Decisione giusta e saggia. Su questi argomenti non sono ammesse chiacchiere da bar. È in gioco l’immagine di Cesa. Non si può far finta di nulla di fronte ad affermazioni sommarie e indiscriminate. Ne pagano dazio tutti i cittadini.

Mario De Michele

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui