Il governo Meloni deve affrontare un momento chiave, quella che si aperta è una settimana sul piano politico, impegnativa per il centrodestra. Mercoledì 3 aprile arriva in aula alla Camera la mozione di sfiducia nei confronti del ministro del Turismo Daniela Santanchè. Tra mercoledì e giovedì è invece atteso il voto su un’altra mozione di sfiducia: quella delle opposizioni contro il responsabile delle Infrastrutture, e vicepremier Matteo Salvini. Se la maggioranza teme per possibili contraccolpi, le opposizioni invece sperano nel colpaccio. Due storie diverse. La prima è già fissata (domattina ore 10) l’altra sarà decisa tra mercoledì e giovedì. Se rinviare la prima sarà un atto politico che si tirerà dietro ulteriori polemiche, sulla seconda ci sono ancora margini per un rinvio. In entrambi i casi le opposizioni tenteranno la spallata al governo. Il Pd, con un ‘pesce d’aprile’ sui social in cui annuncia le dimissioni di Santanché, tiene alto il pressing: “non ci arrendiamo, ogni giorno in più da ministra è un’offesa alle istituzioni del Paese”. Ma Fratelli d’Italia serra i ranghi in vista del voto in Aula. È già partito il tam-tam di messaggi per assicurare una massiccia presenza di deputati FdI nell’emiciclo di palazzo Montecitorio. L’obiettivo è di evitare errori o sorprese, alzando un solido scudo in difesa della ministra del Turismo. Qualora venisse respinta la mozione di sfiducia, il voto finirebbe per blindarla al dicastero, almeno per ora. Mentre cresce l’attesa per la decisione del Gup in merito al primo filone di indagini sul caso Visibilia, in cui la ministra risulta indagata per truffa aggravata nei confronti dell’Inps. E si rincorrono le voci anche sull’imminente chiusura della seconda tranche d’inchiesta sul gruppo fondato dalla ministra. Che potrebbe gettare una nuova ondata di imbarazzo sull’esecutivo. “Nessuno mi ha chiesto di dimettermi”, ha assicurato la ministra, circondata da una certa freddezza nel centrodestra. C’è chi giura che la stessa premier Giorgia Meloni le abbia chiesto almeno una riflessione, e segnali di pressioni arrivano anche dalla Lega, anche se il partito ha provato a stoppare queste ricostruzioni con una nota: “La Lega è e resta garantista” e la vicenda che riguarda la ministra “confermerà per l’ennesima volta la compattezza della maggioranza e la piena sintonia tra i leader”. A palazzo Montecitorio, però, quella su Santanché non è la sola prova per il governo. L’Aula sarà chiamata a votare anche la mozione di sfiducia al vicepremier Salvini, presentata da Azione e firmata dai leader di Pd, M5s e Avs. A impensierire la maggioranza non è tanto il voto quanto il dibattito che lo precederà, che sarà tutto centrato dalle opposizioni sui rapporti tra la Lega e Russia Unita. Carlo Calenda continua a chiedere a Salvini di dimostrare la rottura dell’accordo con il partito russo, offrendogli in cambio il ritiro della mozione. Ma il ministro dei Trasporti sulla questione non interviene e non ha ancora sciolto le riserve sulla sua presenza in Aula per la discussione. Gli occhi saranno comunque puntati sui deputati della Lega, ma non solo. C’è attesa anche per le posizioni di Fdi e Fi, con particolare attenzione rivolta alle possibili frizioni tra alleati di governo sulla politica estera. Alleanze e posizionamenti internazionali non sono l’unico fattore di tensione tra Fratelli d’Italia e Lega. Che continuano a competere in Parlamento per le loro rispettive bandiere – Premierato e Autonomia – con l’auspicio di poterle sventolare già nella campagna elettorale per le europee. Oggi, in I Commissione al Senato, si voterà l’articolo 3 della riforma sul Premierato, quello che aprirebbe all’elezione diretta del presidente del Consiglio. Mentre la Commissione sarà al lavoro sulla riforma, domani, con una conferenza stampa sostenuta da FdI, nascerà il “Coordinamento dei comitati civici per il premierato”. L’intento, spiegano gli animatori dei comitati, è di portare il dibattito fuori dai palazzi. L’Autonomia differenziata viaggia intanto su un binario parallelo alla Camera. E in settimana saranno i presidenti di Regione, tra cui Luca Zaia, a essere ascoltati in audizione. L’approdo in Aula è calendarizzato per il 29 aprile e la Lega punterebbe a una prima approvazione entro le europee. Ma sui tempi dell’iter non ci sono ancora certezze. Intanto, le opposizioni si preparano a sfidare la maggioranza in Commissione su due distinti temi. A palazzo Madama, il Pd con il ddl sul fine vita. Alla Camera, il M5s, sostenuto da dem e Avs, sulla settimana corta. Il governo Meloni naviga in acque turbolente, con i casi Salvini e Santanchè che rappresentano una sfida non solo legale ma soprattutto politica. La capacità di mantenere unita la maggioranza e di gestire le mozioni di sfiducia con saggezza sarà determinante per il futuro dell’esecutivo. La parola passa ora all’aula.

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