A distanza di 20 anni la zona Laghetto continua a essere il monumento del sacco di Orta di Atella pianificato dalle amministrazioni griffate Angelo Brancaccio. Lungo via Pantani si possono tuttora “ammirare” i segni evidenti del disastro ambientale compiuto durante il boom edilizio, quando il territorio è stato svenduto al miglior offerente a suon di tangenti e cascate di cemento. L’emblema del sistema criminale che si reggeva sul binomio affari-camorra come poi hanno ricostruito le forze dell’ordine e la magistratura dell’epoca con l’inchiesta madre culminata con la condanna dell’allora sindaco Brancaccio a 8 anni di carcere per intraneità alle cosche.

VIA PANTANI DA TERZO MONDO
Dopo un ventennio in via Pantani corre ancora il degrado dovuto alle scelte scellerate di una politica famelica che oltre a carriole di soldi ha rubato il futuro dei cittadini. Interi palazzoni abusivi svettano su aree destinate sulla carta agli insediamenti produttivi. La mancanza dei servizi essenziali, tra cui addirittura le fogne, e le condizioni della strada ridotta a un campo minato ricordano scenari da guerra, riportano indietro di decenni le lancette dell’orologio. Una situazione, sanata in parte dal Puc adottato dai commissari straordinari, in cui però regna sovrana l’invivibilità. Nemmeno Attila avrebbe provocato i danni di Brancaccio e company.

BRANCACCIO DI NUOVO IL CAPO
Oggi i tentativi di rimediare alla catastrofe fanno suonare di nuovo le sirene d’allarme. L’attuale amministrazione di Antonino Santillo è legata mani e piedi proprio al primo attore degli anni del cemento. A colui che secondo i giudici prendeva mazzette a go-go e stabiliva le percentuali sugli appalti pubblici in combutta con i Casalesi e il clan Mallardo di Giugliano. Senza Brancaccio e suoi fidati consiglieri comunali la maggioranza avrebbe raggiunto da mesi il capolinea. Praticamente tutti sostengono che è lui il vero sindaco facente funzione. La storia si ripete. Purtroppo non come farsa per dirla con un celebre filosofo ma come una tragedia bis. È come se alcune zone di Orta di Atella siano avvolte da un sadico sortilegio.

PARCO POLAR SENZA FOGNE
Ed ecco che gli imprenditori del boom edilizio cercano di correre ai ripari nella speranza di mettere in sicurezza ingenti investimenti e magari, perché no, guadagnare il doppio ripulendo gli affari sporchi degli anni del cemento. Nel corso dell’amministrazione Santillo sono pervenute diverse richieste per “mettere a posto” le cose con assegni post datati. Si fatto avanti ad esempio il gruppo della famiglia Pedata, citato nelle inchieste della magistratura, che ha costruito il Parco Polar in via Pantani. Ha dato la disponibilità a realizzare con 20 anni di ritardo la rete fognaria. E sì, in via Pantani è sorto un enorme complesso residenziale, tuttora abitato da decine di famiglie, senza la realizzazione delle opere di urbanizzazione primarie, che in quanto primarie andavano effettuate prima o al massimo contestualmente alla nascita degli appartamenti. Forse neppure più nel terzo mondo si costruisce senza il rispetto minimo delle regole.

LA SEQUELA DELLE IRREGOLARITÀ
Per sfruttare il Salva Casa di Salvini e ottenere il cambio di destinazione d’uso degli immobili del Parco Polar gli imprenditori hanno messo sul tavolo dell’amministrazione comunale circa 300mila euro per le fogne. Ma la richiesta dei Pedata ha scoperchiato il vaso di Pandora delle illegittimità. Con l’iter avviato dall’ufficio tecnico comunale ha preso forma una carrellata horror di leggi violate, saccheggiate come il territorio. A partire da un aspetto tragicomico: via Pantani è tutt’oggi una strada privata. Le allora amministrazioni Brancaccio concessero i permessi di costruire senza acquisire l’arteria al patrimonio comunale. Se non si trattasse di Orta di Atella sembrerebbe una barzelletta di cattivo gusto. Purtroppo è tutto vero. Ergo, il primo eventuale passo da fare per valutare l’accoglibilità della proposta dei Pedata è la delibera favorevole del consiglio comunale all’acquisizione della strada per pubblica utilità.

L’INCOGNITA VASCHE D’ACCUMULO
Ma non finisce mica qui. Il sistema fognario dovrà “servire” anche altri immobili della zona Laghetto, tra cui quelli della società Real Estate della famiglia Landolfo che ha realizzato una sessantina di appartamenti. Quindi sarà necessario il censimento delle vasche di accumulo per verificare se il notevole flusso d’acqua in più potrà essere gestito senza provocare intasamenti o fuoriuscite che potrebbero invadere la sede stradale. Per evitare altri disastri l’utc ha chiesto la nomina da parte dell’Acquedotti di un collaudatore, con il costo a carico degli imprenditori, per avere in anticipo il parere tecnico di fattibilità.

LE LICENZE EDILIZIE A RISCHIO
Se da un lato l’obiettivo dei Pedata è ottenere il cambio d’uso degli immobili, dall’altro la richiesta degli imprenditori potrebbe sortire un devastante effetto boomerang. Al vaglio dell’utc sono finite le concessioni edilizie e gli atti consequenziali, primi fra tutti il rilascio dell’agibilità e dell’usabilità degli immobili. In assenza di opere di urbanizzazione primaria, che costituiscono una parte fondamentale dello sviluppo urbano, il comune non avrebbe potuto rilasciare le licenze edilizie. meno che mai il via libera ai certificati di agibilità e usabilità degli appartamenti. Non è escluso dunque che la proposta dei Pedata possa essere rigettata. E che gli uffici comunali preposti non solo boccino la richiesta dei cambi d’uso ma dispongano nel contempo anche l’annullamento in autotutela dei permessi di costruire rilasciati all’epoca della cementificazione della città.
Se a ciò aggiungiamo che il problema urbanistico dovrebbe essere risolto dagli stessi politici che lo hanno creato, in primis Brancaccio, si può agevolmente comprendere come il caso Polar sia una batata bollente per Santillo e la maggioranza. In arrivo gravi ustioni da camera iperbarica sulle mani di tutti. Se peggio ancora tutto sarà “sistemato” in stile anni del cemento vorrà dire che ad Orta di Atella in oltre un ventennio è cambiato tutto per non cambiare nulla. E allora addio per sempre a ogni speranza di rinascita.
Mario De Michele












