Per un appalto da 1.420.000 euro bisognerebbe fare cose buone, cioè per bene, quelle belle servono alla propaganda elettorale e si portano dietro l’interrogativo “per chi”? Di domande senza risposta e di anomalie tutte ancora da chiarire è costellato l’iter burocratico per l’affidamento ai privati dello “Sporting Village Cesa”. Per 10 anni di concessione è previsto un canone irrisorio di 1.250 euro al mese per un’area di oltre 25mila mq munita di impianti sportivi polivalenti già attrezzati. Con quella cifra non si potrebbero affittare neppure tre appartamenti di 100 mq l’uno. La base d’asta della gara è infatti di appena 15mila euro all’anno.

Poi ci sono i discutibili criteri di aggiudicazione. Si basano quasi totalmente sulla valutazione discrezionale della commissione esaminatrice composta da tre dipendenti comunali: Giacomo Petrarca (presidente), Generoso Marrandino e Stefania Tessitore (segretario verbalizzante). Ben 90 punti su 100 vengono assegnati per l’offerta tecnica, ovvero con criteri soggettivi, dunque arbitrari, mentre soltanto 10 punti vengono attribuiti in base all’offerta economica, ossia numeri oggettivi e insindacabili. Che poi come stazione appaltante sia stata individuata la Comunità Montana “Tanagro-Alto e Medio Sele” conta come due di coppe a Briscola. Il vincitore sarà scelto dalla commissione comunale che avrà margini di valutazione palesemente discrezionali.

C’è inoltre il “pasticciaccio brutto” della determina a contrarre adottata da Petrarca (link in basso). Il capo dell’utc scrive che “la gara è andata deserta”. In realtà si è svolta e si è conclusa con l’esclusione dell’unico partecipante, l’A.S.D. Progetto Europa Cesa. Essendo Petrarca il presidente della commissione e il responsabile dell’ufficio tecnico, quindi avendo redatto la determina e avendo presenziato alla procedura di gara, perché ha scritto il falso? Una svista appare poco probabile. Sarebbe come non notare un elefante in una cristalleria. Per non parlare della riapprovazione da parte della giunta targata Enzo Guida dello schema di convenzione e del capitolato d’oneri “per meri errori di digitazione” e dei rispettivi allegati “scomparsi” (foto in basso).

PIANO FINANZIARIO NON ASSEVERATO
Il percorso accidentato dell’iter tecnico presenta altre stranezze, per non dire irregolarità. Nel capitolato d’appalto non è previsto che il Piano economico-finanziario (Pef) del privato sia asseverato da un revisore dei conti o da un organismo abilitato. Una lacuna grave e incomprensibile. Senza l’attestazione di un soggetto qualificato il Pef è carta straccia. Si tratta di numeri non certificati che hanno lo stesso valore di quelli giocati alla roulette o di quelli delle cartelle del Bingo. Una carenza così pacchiana rischia di inficiare il capitolato d’appalto perché non prevede un elemento normativo fondamentale.

L’ingresso dello “Sporting Village Cesa”

Per impianti sportivi polivalenti, come nel caso dello “Sporting Village Cesa”, il Pef è un documento asseverato da un professionista che dimostra la sostenibilità della struttura su un arco temporale definito. Deve dettagliare investimenti (da 60.000 euro a oltre 1.5 milioni), ricavi (affitti, corsi, sponsor) e costi gestionali (personale, utenze, manutenzioni), garantendo l’equilibrio tra flussi di cassa in entrata e in uscita. Il Pef è essenziale per presentare un progetto al comune per la gestione di impianti pubblici. Assicura che l’attività sia economicamente sostenibile. In sintesi sono indispensabili alcuni requisiti fondamentali, tra cui l’assunzione del rischio operativo da parte del privato e l’equilibrio economico-finanziario dell’iniziativa. In altre parole il privato si assume il rischio ma deve trattarsi di un rischio “effettivo” di disponibilità, di costruzione e di domanda-offerta.

Giacomo Petrarca

Alla luce di quanto previsto dalla normativa, come fa la commissione a valutare la regolarità contabile e la veridicità del Piano economico-finanziario presentato dai privati senza l’asseverazione di un revisore dei conti o di un organismo abilitato? I commissari esaminatori non hanno né gli strumenti per accertarne la fondatezza, né la possibilità di attestarne la regolarità contabile, in quanto non posseggono le competenze per poterlo fare. E proprio per consentire alla commissione di valutare numeri “veri” e non numeri al Lotto si richiede nei capitolati d’appalto che il Pef dei privati sia preventivamente vagliato e controfirmato da un revisore dei conti.

Enzo Guida

PER TUTTI I SERVIZI SCORCIATOIA SUBAPPALTO
Un altro punto nero è rappresentato dai subappalti a go-go. Nel capitolato d’appalto vengono “spacchettati” senza alcuna adeguata motivazione tutti i servizi: la manutenzione del verde, degli immobili e degli impianti, oltre che la gestione del bar. In pratica l’affidatario ha la possibilità di subappaltare tutto. Questa opzione implica una frammentazione inevitabilmente meno efficiente rispetto alla gestione complessiva della struttura in capo a un solo soggetto. Perché “spacchettare” tutti i servizi? Semplice. Con i subappalti si possono accontentare più privati rispetto all’unico aggiudicatario della gara.

Ed ecco perché per un appalto del valore di 1.420.000 euro non bisogna fare cose belle. Ma le cose per bene. Quelle per il bene di tutti, ovvero della collettività. Non di pochi, alias dei soliti noti, che non a caso in vista delle comunali si sono attivati per costituire sigle vuote e gruppi fantomatici per mostrare pubblica riconoscenza a chi si suppone abbia fatto “cose belle per loro”.

Mario De Michele
(continua…)

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IL VERBALE DI GARA DI ESCLUSIONE

DELIBERA GIUNTA, ALLEGATI “SCOMPARSI”

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