L’incidenza dei casi di Covid-19 è aumentata in poco più di due terzi delle 107 province italiane e, fra queste, in pochi giorni sono passate da 9 a 43 le province in cui l’incidenza è cresciuta di almeno il 10%. Lo indica l’analisi dei dati relativi all’incidenza dei positivi ai test molecolari e antigenici sommati tra loro, aggiornati al 9 marzo, elaborata dal matematico Giovanni Sebastiani, dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo ‘Picone’, del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr). «Aumenta da 9 a 43 il numero di province per le quali l’analisi delle differenze settimanali mostra un trend di crescita e il cui valore dell’incidenza negli ultimi sette giorni è superiore di almeno il 10% rispetto a quello dei sette giorni precedenti», osserva Sebastiani. «Le province – aggiunge l’esperto – sono per la maggior parte raggruppate in cluster confinanti, due dei quali sono più numerosi: il primo comprende province toscane, umbre, marchigiane e laziali; l’altro province laziali, campane, pugliesi, lucane e calabresi. Considerando tutte le province nelle quali l’incidenza è in aumento, senza alcuna soglia minima, si arriva a un totale di circa due terzi di tutte le 107 province». «È da notare che, tra le 43 province, sono comprese metà delle 32 province che erano in crescita esponenziale nelle ultime settimane del 2021, dislocate sempre lungo la linea dorsale del Paese, da Lecco a Lecce. Questo suggerisce che verosimilmente c’è un comune fattore che induce la diffusione a lunga distanza. I dati sul sequenziamento potrebbero chiarire se, come è accaduto a fine 2021, è in atto la diffusione di una nuova variante».
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