Così categorica la pur inflessibile cancelliera tedesca Angela Merkel non lo era mai stata. Gli eurobond? “Non ci sarà alcuna condivisione del debito finché sarò in vita”, avrebbe detto secondo indiscrezioni oggi a Berlino.
L’occasione per quel ‘nein’ senza appello – un incontro riservato con i deputati della sua maggioranza prima del delicatissimo voto del Bundestag su Esm e Fiscal compact di venerdì e, soprattutto, alla vigilia delle dichiarazioni in parlamento sul summit Ue del 28 e 29 giugno – si prestava a parole particolarmente chiare. E così Merkel non ha voluto deludere le aspettative dei falchi della sua maggioranza, agitati dalle notizie giunte da Bruxelles a proposito della road map per la nuova Ue presentata dal presidente del Consiglio europeo Herman van Rompuy. Su quel piano, cui hanno lavorato anche il presidente della Commissione José Manuel Barroso, quello della Bce Mario Draghi e dell’eurozona Jean-Claude Juncker, Merkel ha espresso forti perplessità: il documento formulerebbe una condivisione delle responsabilità (si legga dei debiti) troppo rapida. Nella road map – che pone comunque le questioni giuste, ha detto – la Bundeskanzlerin percepirebbe una mancanza di equilibrio tra la necessaria azione comune rafforzata e la questione della condivisione delle responsabilità. A farle eco, nell’incontro con i deputati del partito liberale della Fdp, il ministro degli Esteri Guido Westerwelle. La Germania “continuerà a non accettare” gli eurobond, ha sostenuto il politico liberale. L’Europa, avrebbe poi aggiunto per fugare ogni dubbio sui limiti della disponibilità tedesca, non solo può fallire per mancanza di solidarietà, ma anche per eccesso di solidarietà. I partner europei sono avvisati. Un’apertura ai Paesi dell’eurozona più in difficoltà Berlino sarebbe invece pronta a concederla su questioni minori. Al meccanismo di stabilità Esm potrebbe, per esempio, non essere riconosciuto lo status di creditore privilegiato. Il che, in caso di default dei debitori, lo porrebbe in cima alla lista dei creditori con il Fondo monetario internazionale. In questo modo, avrebbe spiegato il capogruppo dell’Unione di Cdu e Csu, Volker Kauder, si ridurrebbe il rischio di intimorire gli investitori privati, come paventato dai Paesi dell’Europa del sud. Per aiutare il premier Mario Monti a rimanere in sella ci vuole ben altro. Berlino, tuttavia, sembra non averlo ancora capito.












