“Proviamo a gestire i nostri beni culturali come vengono gestiti all’estero: fondi pubblici ma anche un programma di membership che consentano di amministrare i siti con logiche d’impresa, attivando progetti complessi in grado di creare valore”. Lo ha dichiarato Nicola Caputo Consigliere regionale (PD) e Presidente della Commissione Trasparenza.

“Si tratta dello stesso metodo utilizzato da migliaia di istituzioni culturali in tutto il mondo. – spiega Caputo – Ma potrebbe essere applicato anche per la Reggia di Caserta o gli Scavi di Pompei?”. “Forse si. Quanto avviene in Campania non è più sostenibile. La Reggia di Caserta è in stato di abbandono, il Real sito di Carditello rischia di essere perso per sempre e Pompei crolla sotto i colpi dell’incuria”. “Una situazione che non può più tollerarsi in un territorio di emergenze quotidiane. Tutti sanno quante speranze sono state costruite attorno alla possibilità di rilancio nei circuiti del turismo di beni che sono espressione della cultura e del patrimonio artistico di tutti i tempi”. “Il Governo nazionale ha dato ampia prova di incapacità di gestione e di tutela dei beni, utilizzando molto spesso, le risorse, in iniziative collaterali che perdono di vista l’obiettivo primario, la conservazione del bene. Lo stesso metodo si replica in Regione: l’Assessorato impegna e spende fondi da un lato per promuovere il territorio e, dall’altro, non fa nulla per rendere “fruibili” i beni culturali del territorio. L’Ept di Caserta, per esempio, in questi giorni sarà a Londra e nei prossimi mesi a New York per far conoscere ai mercati internazionali le attrazioni casertane. Strutture che i turisti potrebbero trovare chiuse”. “In queste ore sono il promotore di un’opera di sensibilizzazione per evitare la vendita del Real Sito di Carditello perché sono convinto che nel nostro territorio, fatto oggetto di scempio di ogni genere, il garantire il recupero di quei beni sia un dovere delle istituzioni: è un messaggio di buona gestione e di rispetto verso quei monumenti simbolo delle nostre radici storiche. La civiltà di un popolo passa anche per la capacità che riesce a esprimere nel conservare e valorizzare le testimonianze della propria cultura.” “A Caserta il turismo e la fruibilità dei beni culturali sembrano una storia senza fine fatta solo di scaricabarile e disinteresse: basta leggere tutte le esternazioni di indignazione sui media che in questi giorni hanno fatto seguito alla chiusura della Reggia di Caserta nel giorno di Ognissanti”. “La presenza di opere patrimonio dell’umanità non si tramuta automaticamente in ricchezza per le popolazioni locali: serve un’azione concreta che consenta di valorizzare e tramutare tale patrimonio in benessere per il territorio, una sfida e una responsabilità maggiore sia per gli amministratori ma anche per tutte le energie positive del territorio che compongono l’articolato mondo locale dell’arte della cultura, della soprintendenza, dell’imprenditoria, delle banche, delle associazioni che possono e devono attivarsi in uno sforzo congiunto per evitare che l’ennesima beffa colpisca questa provincia e questa città”. Una chiave, secondo Caputo, potrebbe trovarsi nella scarsa convinzione da parte dei gestori pubblici della tesi che tale patrimonio possa essere davvero una “risorsa economica” per il territorio. “Cioè – spiega l’esponente del Pd – siamo davvero certi che coloro che sono coinvolti nella gestione di tali beni, siano realmente convinti che questi possano essere immessi in un virtuoso circuito economico e generare ricchezza per la popolazione locale?” “La consapevolezza di questo passaggio – conclude Caputo – forse manca, e su questo bisogna ancora continuare a lavorare individuando modalità di gestione più innovative, anche di tipo imprenditoriale, come si fa già in molti paesi europei, e non arroccarsi su logiche di semplice tutela di un bene pubblico intoccabile che diventa sempre meno un bene e, sempre più, un peso per la collettività”. “Nei prossimi giorni – annuncia Caputo – ho intenzione di avviare tutte le iniziative del caso in Consiglio Regionale, cominciando con l’ennesima interrogazione (la quarta) all’assessore competente. Per cercare ancora una volta di capire e, soprattutto, scongiurare, che le uniche risorse della Campania vengano cancellate definitivamente dall’incuria, dal degrado e dalla mala gestione”.

 

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