Guai in vista per l’Eliseo. Sì al rigore europeo, ma la gauche si spacca: contrari quasi tutti i verdi e la sinistra radicale, ma anche 20 socialisti del presidente Francois Hollande. Nonostante le divisioni nella sinistra, l’Assemblea Nazionale ha approvano oggi il trattato sula disciplina di bilancio Ue, il cosiddetto ‘Fiscal compact’, in vista del passaggio al Senato previsto per i prossimi giorni. Al termine della votazione (477 voti favorevoli, 70 contrari, 21 astenuti, 9 assenti) il presidente socialista, Francois Hollande, ha espresso soddisfazione per l’esito dello scrutinio, nonostante non abbia fatto l’en plein, neanche nel suo partito socialista.
“La gauche si è unita per votare questo trattato, non ha avuto bisogno dei voti della destra”, ha esultato il presidente, sottolineando che “quest’ampia maggioranza darà alla Francia una capacità supplementare per far sentire la sua voce, consentendoci di andare avanti per dare un nuovo indirizzo all’Europa”. Dietro all’entusiasmo di facciata del presidente, sono però in molti a ritenere che Hollande esca comunque indebolito da questa prova, che rappresentava per lui un vero e proprio test politico di inizio autunno. Motivo? Nonostante il pressing e i ripetuti avvertimenti, il capo dello Stato non è infatti riuscito a riportare sulla ‘retta via’ quella fronda di deputati della sinistra che da settimane si scaglia contro quello che reputa il male di tutti i mali: il cosiddetto trattato ‘Merkozy’ del suo predecessore Sarkò e della cancelliera Merkel. Nel partito socialista, 264 deputati hanno accolto l’ordine di scuderia dell’Eliseo e del premier Jean Marc-Ayrault, ma in 20 hanno votato contro e in 9 si sono astenuti. Praticamente compatto contro il Trattato il gruppo dei Verdi-Europe Ecologie (12 contrari, 3 favorevoli e 2 astenuti) e il Front de gauche, sinistra radicale, con 13 contrari, uno a favore e un astenuto. Hollande sperava in una maggiore compattezza, ma è comunque riuscito a salvare la faccia, visto che l’appoggio della destra dell’ex presidente Nicolas Sarkozy (Ump, 167 voti favorevoli, 17 contrari e 6 astenuti) non si è rivelato determinante per il via libera al Fiscal compact, in vigore dal primo gennaio, dopo la ratifica di 12 paesi. Da domani, il testo passerà al Senato, dove il Partito socialista non gode di una maggioranza autonoma e l’apporto dei voti dell’opposizione si rivelerà indispensabile. Da settimane, l’Ump e i centristi punzecchiano il presidente ripetendo che – nonostante le promesse della campagna elettorale – il trattato é rimasto esattamente lo stesso di quello firmato a marzo scorso da Sarkozy. Per difendersi, il governo e i socialisti insistono sull’importanza del ‘patto di crescita’ ottenuto da Hollande durante il summit Ue dello scorso giugno, proprio per controbilanciare il rigore del Fiscal compact. Intanto, si è rivelata un flop la prima sfida della cosiddetta ‘gauche di piazza’ contro la gauche di governo. Oggi, sono scesi in piazza soltanto alcune decine di migliaia di lavoratori, ma per Bernard Thibault, leader del sindacato Cgt che ha organizzato la mobilitazione, si è trattato comunque di un successo. Gli scioperi nei servizi pubblici sono passati praticamente inavvertiti, qualche tafferuglio si è registrato all’ingresso del Salone dell’Auto di Parigi, con alcune decine di lavoratori in agitazione di Peugeot Citroen PSA. La mobilitazione era stata organizzata sotto forma di “avvertimento” al premier Jean-Marc Ayrault, al quale la sinistra che protesta chiede di proteggere i posti di lavoro senza cedere alle leggi del mercato o alle sirene degli imprenditori. La Cgt ha parlato di 90.000 manifestanti sommando tutti i cortei nelle varie città di Francia, 25.000 nella sola Parigi, dove però la questura ne ha contati 11.000.












