
di Mario De Michele
Anche l’ultima seduta del consiglio comunale è stata l’ennesima tappa di una via crucis senza fine. Ancora una volta Franco Matacena si è dovuto divincolare tra le frustrate della maggioranza. Alla prima “chiamata” del presidente dell’assise Giovanni Innocenti mancavano addirittura 7 esponenti della coalizione di governo. Più che una diaspora un ammutinamento. Peraltro andato in scena alla luce del sole, senza ricorrere alle scusanti degli “impegni personali” o dei “motivi di salute”. I ribelli stazionavano giù, davanti al municipio, mentre ai piani alti Innocenti veniva sollecitato dall’opposizione a fare l’appello. Al termine della conta il timoniere del civico consesso ha rinviato la seduta alla seconda chiamata per mancanza del numero legale. Desaparecidos Antonio Mottola, Raffaele De Gaetano, Genny Marino, Lucia Aversano, Ivan Giglio, Adele Ferrara e Luigi Dello Vicario.

INNOCENTI NON REGGE L’URTO DEI SUOI
L’ennesimo atto di una commedia dell’assurdo sempre con lo stesso copione. Un eterno ritorno dell’eguale, senza offesa per il “filosofo del martello”. Un film horror già visto e rivisto. Che ha stufato i cittadini-spettatori, i quali non ne possono più di assistere da mesi, ormai da anni, alle solite insopportabili beghe nella maggioranza. Perché, mentre nel Palazzo si litiga e si perde tempo, la città continua a essere alle prese con gravi problemi irrisolti, in qualche caso neppure affrontati. Stavolta non sono serviti gli equilibrismi dell’equilibratore Innocenti. Quando c’è il caos c’è poco da fare per riportare le cose in equilibrio. È toccato a Matacena lasciare vuota la sua poltrona per confrontarsi di persona con la folta schiera dei rivoltosi.

NUOVO ESECUTIVO UN MIRAGGIO
Soltanto dopo le reiterate rassicurazioni del sindaco i banchi della maggioranza si sono riempiti. E alla seconda “chiamata” ha preso il via l’assise richiesta dalla minoranza, con all’ordine del giorno argomenti importanti come il progetto per gli alloggi popolari e l’affidamento ai privati della buvette del Parco Pozzi e del Parco Balsamo, primo passo per l’esternalizzazione della gestione delle due aree pubbliche. In casa Matacena il problema è arcinoto e ormai datato: il rimpasto della giunta. Dopo il siluramento di Alfonso Oliva e a due anni dall’insediamento il sindaco avrebbe dovuto rimettere mano all’esecutivo sia per l’incedere zoppicante di quello in carica sia per dare spazio a chi nel primo biennio è stato escluso dal team di governo.

LA GUERRA DEI ROSES
Quando tutto appariva chiaro, per dirla con Tolstoj, e la strada sembrava spianata verso una rapida soluzione gli stop and go di Matacena hanno ingarbugliato la matassa. Il traccheggiamento della fascia tricolore ha alimentato ulteriori inasprimenti tra i consiglieri di maggioranza trasformando una scelta politica in tante questioni personali e dando origine a numerosi focolai puntualmente divampati in occasione degli appuntamenti consiliari. In buona sostanza il sindaco ha abdicato al suo ruolo di “pater familias”, ovvero di leader della coalizione, e ha lasciato che i singoli consiglieri prendessero il sopravvento. Risultato? Tutti contro tutti. Peggio della guerra dei Roses. Sono volati stracci, piatti e posate. Chiunque si è sentito in diritto di entrare in giunta. E ognuno ha trattato per sé.

MATACENA IL TEMPOREGGIATORE
In un quadro del genere trovare il filo della sintesi è un’impresa impossibile. Ed essendo ampiamente prevedibile che si sarebbe scatenato l’inferno sorge il legittimo sospetto che Matacena abbia adottato la tattica romana del “divide et impera” per procurarsi l’alibi di decidere da solo senza alcun raccordo con i coordinatori dei gruppi consiliari. Ma è solo un’ipotesi. L’altra opzione, più verosimile, è che non agendo con tempismo abbia spalancato le porte dell’ufficio “Complicazioni pratiche facili”. E quindi la pratica facile del nuovo assetto in giunta è diventata una pratica non ancora chiusa. Scendiamo nel merito. Da molti giorni, ormai da mesi, l’orientamento manifestato da Matacena è stato quello di fare entrare nell’esecutivo De Gaetano e Federica Turco. Essendo libera solo la casella di Oliva l’altro posto l’avrebbe ceduto un assessore tecnico. Si vocifera da tempo che sarebbe toccato a Elvira Caccavale fare le valigie.

I DANNI DEL “DIVIDE ET IMPERA”
Sul più bello è scoppiato il caso Pietro Giglio. Il vulcano consigliere si è messo in testa di fare il salto di qualità: “Un assessorato tocca a me”. Per carità, una richiesta legittima, ma che ha dato la stura alle altrettanto legittime istanze di visibilità formulate dagli altri esponenti di maggioranza. Un pozzo senza fondo. Perché Giglio e non De Gaetano? Perché Turco e non Ferrara? Perché Giglio senior e non Giglio junior? Perché De Gaetano e non Dello Vicario? Poco ci è mancato che qualche avventore del Bar Roma non dicesse: “Perché loro e non io?”. Il “divide et impera”, se di questo si tratta, si è rivelato un boomerang letale per il sindaco. Infatti la parcellizzazione della maggioranza ha trasformato negli ultimi mesi l’aula consiliare in un sanguinario terreno di guerra.

PIETRO GIGLIO APRE AL DIALOGO
Un’altra battaglia potrebbe consumarsi nella seduta dei prossimi giorni. Se Matacena arriverà nuovamente in assise senza un accordo sulla giunta toccherà un’altra tappa della via crucis. Ma in tal caso sarebbe molto più ostico rimettere assieme i cocci. A quanto pare però Pietro Giglio avrebbe dato la sua disponibilità a recedere dai suoi intenti bellicosi. Per lui uno spiraglio per entrare nell’esecutivo si potrebbe aprire tra qualche mese. Potrebbe sostituire un assessore tecnico. Del resto finora non è stato a guardare: presiede la commissione Lavori pubblici, si occupa dell’edilizia scolastica e ha indicato l’assessore Dello Margio. Mica poco.

IL PERICOLOSO “AL LUPO, AL LUPO!”
Per responsabilizzare tutti il sindaco dovrebbe assegnare anche alcune deleghe ai consiglieri, in modo da presentarsi in aula sia con la giunta al completo, inserendo De Gaetano e Turco, sia con il nuovo organigramma della maggioranza. L’ideale per Matacena sarebbe recuperare anche i fratelli Dello Vicario, sempre che Gianpaolo decida una volta e per tutte se vuole stare sulle barricate oppure sostenere lealmente la coalizione di governo. Se invece il primo cittadino si farà fagocitare dai pasdaran che lo spingono a tirare ancora la corda si infilerà in un cul de sac senza uscite di emergenza. Sarà pur vero che Innocenti non mollerebbe tanto volentieri le poltrone di presidente del civico consesso e di consigliere provinciale ma non avrebbe altra scelta se si palesasse il rischio di una spaccatura tra il gruppo da lui capitanato e la confederazione dei consiglieri moderati. Quindi attenzione a ripetere a ogni piè sospinto che “Matacena si dimette”. Si arriverà al punto che se poi non lo fa lo “dimettono” gli altri.





