Calunnie e fango, quando la politica affaristica tenta di mettere a tacere il giornalismo

di Mario De Michele
Sono certo che il manipolo di politici e amministratori locali legati dal filo nero del malaffare ha ingoiato con estrema difficoltà il rospo della mia assoluzione: “Poteva essere la volta buona per incastrarlo! C’eravamo vicini”. Sono sicuro anche che i nani e le ballerine social avranno imprecato: “Mannaggia, che peccato!”. Ahi loro, la giustizia ha fatto il suo corso. E ha ripristinato la verità sulla surreale ipotesi di estorsione da parte mia ai danni di Angelo Brancaccio, condannato in via definitiva per associazione mafiosa e dal 2007 al 2015 arrestato per ben tre volte per una serie di gravi reati, tra cui il peculato. Tentare di estorcere soldi all’ex sindaco di Orta di Atella sarebbe stato come invitare un piromane al falò di Ferragosto (clicca qui per l’articolo).

Eppure il clan degli affaristi ci ha provato in tutti i modi a togliermi di mezzo. Un giornalista vero è fastidioso per definizione. Se scrive correntemente in italiano è ancora peggio. Se poi apre inchieste scottanti e documentate sui misfatti dei potenti di turno diventa insopportabile. La soluzione? Spazzarlo via. Con ogni mezzo. Così per quasi 15 mesi, a intensità variabile, si è giocato sulla mia pelle e su quella della mia famiglia come al lunapark ci si diverte passando dalla ruota panoramica alle montagne russe. Era talmente accecante l’odio nei miei confronti che sono stati coinvolti anche mia moglie, mio figlio, mio padre e mia madre. Una docente di liceo. Uno studente universitario. Un pensionato di 83 anni. Una donna disabile che nel 2027 compirà ottant’anni. Un acharnement inaudito. Che mi ha sorpreso soltanto perché accanirsi finanche e fino a qual punto contro anziani e giovani vuol dire che si è persa qualsiasi forma di umanità. Che purtroppo in giro ci sono loschi individui che non riescono a restare umana.

Ad onor di cronaca il cerchio dei politici malfattori e degli ebeti social era molto ristretto. Li accomunava uno scopo luminoso come il cielo stellato: distruggermi sul piano personale e professionale. L’unico modo per mettermi ko. Ed ecco che i “pasticcieri” della Contea Normanna specializzati in babà alla crema, costosissimi per i cittadini, nell’ordine di milioni di euro pubblici, hanno sfornato di tutto e di più. Ecco che sindaci di facciata, in realtà imprenditori-immobiliaristi-malviventi, hanno alimentato la sassaiola dell’ingiuria. Ecco infine che addirittura pedofili di professione, basta chiedere ai loro concittadini per conferma, hanno cercato di annientarmi pubblicando sui social, tra le tante cose, alcuni miei dati particolarmente sensibili, inclusi i certificati medici. L’obiettivo secondario? Accusarmi di essere pazzo, bipolare, instabile, e via così con un crescendo da Cavalcata delle Valchirie. Senza scrupoli. Senza limiti. Lo scopo primario: sperare di screditarmi agli occhi dell’opinione pubblica e dei lettori. Metodi diversi. Un unico denominatore: colpire la mia credibilità. La finalità ultima: isolarmi per mettermi a tacere. Una vera operazione di character assassination.

Se l’obiettivo era screditarmi agli occhi dei lettori, i risultati raccontano una storia diversa. Gli è andata male. Mentre i loro post indecenti collezionavano 3-5-9 like, i miei articoli venivano letti più di prima: migliaia visualizzazioni. In molti casi con oltre 20mila visite. L’opinione pubblica e i lettori stavano nettamente dalla mia parte. I cittadini hanno capito subito e in massa dove voleva andare a parare il manipolo di politici e amministratori del malaffare. Perché in alcuni casi, purtroppo pochi, il popolo, incluso quello dei social, è molto più avanti di una pseudo-classe dirigente composta da banditi di quart’ordine, agevolmente individuabili anche se agiscono con il volto travisato. In quanto ai leoni da tastiera, poveracci frustrati e appena alfabetizzati, beh, quelli hanno gambe e respiro corti. Una risata beffarda li seppellirà. A partire da autoproclamatosi comuniste rivoluzionarie che non sanno distinguere Groucho Marx dall’altro Marx, Karl. D’altronde, sfogliare un libro è già un’impresa. Leggerlo, poi, nemmeno per idea.

Da cosa sono accomunati gli affaristi della politica e i nani e le ballerine social? Qui, entro in gioco io. Sono colpevole di averli chiamati per nome e cognome: faccendieri, pedofili, lacchè e asini. Non c’è nulla di più dirompente che dire la verità. Quella stessa verità che la giustizia alla fine ha ristabilito con una formula impressa nella legge: “Il fatto non sussiste”.

Ultime notizie

Estorsione farsa ai danni di Brancaccio, assolto il direttore Mario De Michele: “Il fatto non sussiste”

Per correttezza e opportunità abbiamo scelto di non pubblicare ieri la notizia dell’assoluzione del nostro direttore Mario De Michele. Oggi proponiamo una sintesi degli...

Parlamento & Governo

Divieto social agli under 14, le opposizioni: “Noi pronti a votarlo, è stata Meloni a frenare”

D’accordo nel merito, diffidenti rispetto all’ennesimo rilancio. Le opposizioni sono pronte ad accogliere l'apertura della premier Giorgia Meloni, consegnata a Repubblica, a limitare l'accesso...