“Il comune di Aversa è stato diffidato dalla Prefettura per la mancata approvazione del bilancio di previsione nei termini di legge. Diffida arrivata 26 giorni dopo tale termine. Quindi possiamo dire, senza tema di smentita, che soltanto i tempi dilatati della Prefettura stanno salvando l’amministrazione Matacena”. Come sempre Mario De Michele è diretto e parla carte alla mano. Il capogruppo consiliare de La Politica che serve fa notare giustamente che la maggioranza si è finora rifugiata in corner nel “goffo tentativo di nascondere palesi pecche politico-amministrative strutturali”.

Mario De Michele

“L’iter per l’approvazione del bilancio – sottolinea De Michele – è dovuto ripartire daccapo perché nessuno dei responsabili si è accorto dell’assenza di un allegato fondamentale, ivi compresa la segretaria comunale che aveva apposto il suo visto alla documentazione prima della comunicazione e della trasmissione degli atti ai consiglieri. Come sia stata possibile una svista del genere in tutta la filiera comunale non è dato saperlo, ma fortunatamente lo scrupoloso lavoro di studio delle opposizioni ha fatto la differenza. Continuiamo a ritenere che Aversa meriti di più”.

Durante la seduta della commissione Bilancio dello scorso 19 marzo è stato proprio lo stimato avvocato a rilevare una clamorosa carenza documentale: mancava l’allegato con l’indicazione nel dettaglio di missioni e programmi. Un atto fondamentale per una valutazione completa dello strumento contabile. Senza l’individuazione degli obiettivi strategici e delle funzioni principali (missioni) e degli aggregati omogenei di attività per raggiungere tali obiettivi (programmi) sarebbe stato come parlare di aria fritta. Non a caso De Michele chiese e ottenne dal presidente della commissione Bilancio Adele Ferrara il rinvio della discussione in attesa dell’integrazione della documentazione.

Maria Grazia Fontana

Nel suo intervento l’esponente de La Politica che serve mette a tema un’altra questione di estremo interesse: la “svista della filiera comunale” su un argomento così importante. E chiama in causa il segretario generale Maria Grazia Fontana che nonostante la mancanza di un allegato imprescindibile ha apposto il visto di conformità agli atti trasmessi ai consiglieri comunali. Una disattenzione su un documento irrilevante è comprensibile. Non notare che tra gli allegati al bilancio di previsione era stato omesso quello su missioni e programmi appare meno giustificabile. Molto più di una svista.

Nei giorni scorsi Fontana è salita agli onori della cronaca per aver strigliato i dipendenti comunali. Il massimo dirigente dell’ente ha contestato con una nota ufficiale alla responsabile dell’area tecnica Danila D’Angelo presunti ritardi nella conclusione dei procedimenti amministrativi. Un intervento legittimo, per carità. Ma a quanto pare tutti i rilievi mossi a D’Angelo si sono rivelati infondati. La dirigente ha rintuzzato punto per punto tutti i presunti elementi critici sollevati da Fontana con riscontri documentali e fotografici. Non solo. La capoarea dei settori Lavori pubblici e Urbanistica, responsabile anche di altri importanti comparti, ha snocciolato i numeri dell’ingente mole di lavoro che grava presso il suo ufficio.

Danila D’Angelo

D’Angelo ha inoltre messo in fila il lungo elenco di provvedimenti adottati e avviati a fronte di una carenza cronica di personale e dell’impossibilità di affidare incarichi esterni a causa della mancanza di fondi appostati dall’amministrazione comunale nel capitolo di riferimento, nonostante le sue reiterate richieste formulate per iscritto e agevolmente reperibili.

A questo punto una domanda nasce spontanea: per caso gli amministratori locali stanno giocando al tiro al piccione contro Daniela D’Angelo per scaricare sui dirigenti le colpe di una giunta meno scattante di una tartaruga? Il sospetto assume i contorni della certezza perché sarebbe la ripetizione di una brutta storia già vista. Quella che ha costretto l’ex segretario generale Emanuela De Chiara a rassegnare le dimissioni per le condizioni ambientali che non le consentivano di svolgere le sue mansioni con serenità e senza pressioni o ingerenze politiche. Per caso ora tocca a D’Angelo?

mademi

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