La battaglia legale sul simbolo del Pdl si arricchisce di una nuova puntata. I legali di Silvio Berlusconi, a quanto si apprende da fonti parlamentari della maggioranza, si sono aggiudicati il secondo round della partita giudiziaria, incassando la bocciatura del ricorso in appello presentato dall’imprenditore Michelangelo Madonna contro la sentenza del Tribunale di Roma che attribuisce al Cavaliere la titolarita’ del logo. Madonna rivendica la paternita’ del ‘marchio di fabbrica’ del Pdl, perche’ assicura di averlo inventato, prima della cosiddetta svolta del predellino del 18 novembre 2007.

La querelle tra l’ex consigliere provinciale campano (dal ’94 impegnato in politica con Fi) e gli avvocati dell’ex premier dura da 5 anni. Dopo aver perso in primo grado, l’imprenditorecasertano nel novembre scorso ha deciso di proporre appello contro il verdetto dei magistrati romani, perche’ ritenuto ”errato sotto molti profili”. L’udienza del giudizio d’appello si e’ svolta per il 29 febbraio scorso davanti alla Corte di appello di Roma con l’onere per Berlusconi e i convenuti di costituirsi entro il giorno 9. Dopo un’ampia discussione il collegio giudicante si e’ ritirato e il 2 marzo e’ arrivata la sentenza che ha dichiarato inammissibile l’appello (ora si attendono le motivazioni). Madonna, fa sapere il suo staff legale, non arretra ed e’ intenzionato ad andare avanti, fino in Cassazione.

 

A curare la difesa dell’ex premier e’ il parlamentare Ignazio Abrignani, avvocato incaricato dal partito per questo contenzioso civile. La contesa giudiziaria parte da lontano. Per correre alle elezioni comunali del maggio 2007 nel suo paese natio, l’imprenditore casertano aveva deciso di partecipare alla competizione collegandosi al candidato sindaco Cristiano Cipriano, insieme a Fi, An e ai centristi di Pier Ferdinando Casini. Venuto a conoscenza del problema, il Cavaliere chiese ai suoi di intervenire per risolvere la situazione. Da qui la necessita’ di un accordo scritto per attribuire al futuro premier la titolarita’ esclusiva del simbolo. Il 19 dicembre del 2007, il presidente del Consiglio e Madonna si ritrovano in via del Plebiscito, davanti a Paolo Becchetti, notaio in Civitavecchia, per firmare l’atto di cessione a titolo gratuito del simbolo ‘Popolo della liberta”. Dietro questo gesto di generosita’, hanno sempre sostenuto gli avvocati Iacone e Doria, c’era la promessa di un coinvolgimento nel partito unitario. Qualcuno parlava di una candidatura, ma poi al momento di inserire i nomi nelle liste elettorali Madonna e’ rimasto fuori da quella di Campania 2, gridando al tradimento dell’accordo tacito.

L’ex consigliere provinciale di Caserta non si da’ per vinto e decide di portare Berlusconi in tribunale per impugnare la cessione, farsi restituire la titolarita’ del ‘marchio’ del Pdl e ottenere un maxi risarcimento di 110 milioni di euro del danno per il diritto d’autore. Il contenzioso va avanti. Dopo aver minacciato nel febbraio del 2009 un ricorso al Tribunale di Roma per il sequestro giudiziario del simbolo, Madonna notifica una diffida al premier e ai partiti aderenti al Popolo della liberta’ a utilizzare simbolo e dizione per le imminenti elezioni europee e amministrative di giugno dello stesso anno. In particolare, i 110 milioni di euro chiesti come ristoro sono cosi’ divisi: 100 a titolo di indennizzo per l’uso indebito del simbolo e 10 a titolo di risarcimento del danno. Nel settembre 2010 il tribunale di Roma, in primo grado gli ha dato torto, ma persa la prima battaglia giudiziaria, Madonna non si e’ arreso e ha voluto ricorrere in appello.

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