Un immobile abbattuto. Documenti “smarriti”. Un cantiere fermato dalla Soprintendenza. E adesso una denuncia ai carabinieri che chiama in causa il sindaco Enzo Guida, l’amministrazione comunale, gli uffici e due imprenditori. La vicenda della demolizione del Palazzo D’Ettore in piazza De Michele approda sul terreno giudiziario. Con una domanda che pesa come un macigno: su quali atti si fondava l’operazione? A sollevare il caso è Antonio Mariniello, discendente della famiglia D’Ettore, che si è presentato alla stazione dei carabinieri di Cesa per formalizzare una querela. Nel mirino le procedure relative all’abbattimento del palazzo appartenuto ai nonni e successivamente acquistato da due costruttori locali. Una storia nella quale si intrecciano proprietà immobiliari, interventi urbanistici e tutela del patrimonio storico.

Il primo campanello d’allarme risale a gennaio 2026. Mariniello nota l’avvio delle operazioni di demolizione del fabbricato e comincia a chiedere le “carte” sulla regolarità dell’intervento. Nel frattempo emerge un elemento tutt’altro che secondario. Arriva l’altolà della Soprintendenza ai lavori di rifacimento della piazza e della villa Moro, fermi da ormai 6 mesi. Ma il vero giallo amministrativo si sviluppa sul fronte documentale. Il 20 marzo Mariniello presenta al Comune un’istanza per ottenere chiarimenti sulla legittimità dell’opera. Il 23 aprile riceve un corposo fascicolo di 680 pagine. Una montagna di carte. Peccato che, stando alla ricostruzione del denunciante, in quelle centinaia di fogli non ci sarebbe traccia della documentazione specifica relativa al fabbricato dei nonni. Soltanto riferimenti alle sedute consiliari svoltesi tra il 2020 e il 2025 nelle quali erano state affrontate le questioni dell’esproprio e della demolizione.

Seicentottanta pagine. E il documento cercato resta un’incognita. Un paradosso burocratico che merita quantomeno una spiegazione. La vicenda assume contorni ancora più delicati a settembre. Dopo un’ulteriore richiesta di accesso agli atti il Comune avrebbe comunicato la scomparsa degli atti relativi al palazzo D’Ettore. È questo uno dei passaggi centrali della denuncia. Per Mariniello l’assenza degli atti solleva interrogativi sulla regolarità del procedimento che ha portato all’abbattimento dell’immobile. Lo smarrimento, così come riferito dal denunciante, apre una questione di trasparenza amministrativa tutt’altro che marginale. Soprattutto quando si tratta di un edificio situato nel centro storico e di lavori sui quali è intervenuto l’organo territoriale del ministero della Cultura.

Nella querela vengono chiamati in causa il sindaco Guida, l’amministrazione comunale, l’ufficio tecnico e il comando della polizia locale. Mariniello inoltre coinvolge gli imprenditori Nicola De Michele e Nicola Rao, indicati come acquirenti del fabbricato, e il notaio che ha curato la compravendita. Nel verbale viene prospettato il reato di danneggiamento. Spetterà agli organi competenti valutare la fondatezza delle contestazioni e l’eventuale rilevanza penale dei fatti esposti. C’è poi un altro elemento patrimoniale. Mariniello riferisce di essere titolare, per successione ereditaria, di una quota del 33% di uno dei due capannoni situati alle spalle dello stabile. Il caso presenta dunque diversi nodi ancora da sciogliere. La documentazione amministrativa. Le procedure che hanno preceduto la demolizione. L’intervento della Soprintendenza. Il rapporto tra gli immobili interessati e le rispettive proprietà.

Soprattutto resta da chiarire che fine abbiano fatto le carte. Perché tra una documentazione dichiarata smarrita e un edificio ormai demolito corre una differenza sostanziale: le carte possono essere recuperate o ricostruite. Un immobile abbattuto no. La parola adesso passa agli organi competenti. Nel frattempo dall’amministrazione comunale sarebbe auspicabile una ricostruzione puntuale dell’intera vicenda. Atti alla mano. Senza frasi di circostanza e senza rifugiarsi nel labirinto della burocrazia. La trasparenza non si misura dalla quantità di carte consegnate a un cittadino. Ma dalle risposte che quelle carte contengono. O che non contengono.
Mario De Michele





