La “vita da sindaco” social di Enzo Guida è come un pozzo senza fondo. La rubrica quotidiana del primo cittadino è imbottita di annunci, avvisi e iniziative di ogni genere. Sempre e comunque “cose belle”, nel consolidato filone di Cesa paese delle meraviglie. Un vaso di Pandora all’incontrario di un Re Mida di facciata. Ma tra la vita virtuale e quella reale lo scarto è siderale, pachidermico. Vanno in GOL sempre gli stessi, accedono al servizio civile i soliti noti, incassano incarichi professionali ciucci matricolati che a malapena riescono a disegnare la “o” con un bicchiere. Tutti, o quasi, parenti e amici di Alice. Gente riconoscente che puntualmente su Fb si arrampica su specchi più alti del K2 per intrecciare la fitta trama degli elogi nei confronti dell’amministrazione comunale. In primis l’onnipresente Guida. Una delle lodi verso la fascia tricolore poggia proprio sulla sua onnipresenza. Qualche lacchè gli riconosce anche il dono dell’ubiquità. “Lavora tutti i giorni al municipio, è sempre a disposizione dei cittadini”, è il tam tam sui marciapiedi. Quello che non si dice, in malafede, o non si sa, in buonafede, è che Guida intasca un’indennità di carica di oltre 4mila euro al mese. Pallottoliere alla mano, costa alla popolazione circa 50mila euro all’anno. In un quinquennio lo stipendio del sindaco ammonta a quasi 250mila euro.

PENDOLARI E OPERAI A 1200 EURO AL MESE
Per carità, è giusto che il timoniere dell’amministrazione sia ben pagato. Ma è altrettanto sacrosanto che chi guadagna 4mila euro al mese faccia quanto meno il proprio dovere. Quanti abitanti di Cesa hanno un reddito di 50mila euro annui? Quanti lavoratori portano a casa 4mila euro mensili? Se li sognano le frotte di cittadini che ogni mattina si sveglia all’alba per recarsi al lavoro in treno. Non li vedono nemmeno con il binocolo gli operai edili o delle fabbriche. Ne guadagnano un terzo gli insegnanti e gli impiegati. Allora perché meravigliarsi della “presenza” di Guida? Ci si dovrebbe meravigliare se un sindaco che intasca 4mila euro al mese fosse un assenteista. Quella sarebbe l’anomalia. Non il suo impegno quotidiano. Eppure i nani e le ballerine che fanno parte delle corte di Guida si spellano le mani. Perché? Beh, uno dei motivi è che un bel posto fisso per sé o per un proprio caro in un ente locale vale le ustioni ai palmi. Un corposo incarico diretto da oltre 70 mila euro senza averne i meriti suscita entusiasmo, gioia e felicità. Ed ecco la narrazione delle “sole cose belle” e di Cesa paese delle meraviglie.

Enzo Guida e Piero Cappello

SILENZIO TOMABALE SUL “CASO CAPPELLO”
Nella “vita da sindaco” social di Guida e nel mondo virtuale dei suoi accoliti è sfuggito il grido d’allarme lanciato pubblicamente dall’Associazione Antimafia “Antonino Caponnetto”. Lo scorso 12 gennaio sulla pagina Fb del sodalizio, uno dei più autorevoli a livello nazionale nella lotta alla criminalità organizzata, è stato sollevato il “caso Piero Cappello” (foto in basso). Attraverso un minuzioso articolo i componenti dell’associazione “Caponnetto” hanno ricostruito il fattaccio dell’appalto da oltre 2 milioni di euro per la rete fognaria di Cesa, finito nel mirino della Direzione distrettuale antimafia di Napoli nell’ambito dell’inchiesta su Calvi Risorta, dove Cappello era a capo dell’ufficio tecnico comunale prima di approdare a Cesa grazie all’incarico fiduciario conferitogli dal sindaco Guida. Oggi l’ingegnere Cappello, imputato nel processo che vede alla sbarra altre 12 persone, è funzionario a tempo indeterminato del comune di Cesa grazie ai discussi concorsi comunali voluti dal primo cittadino e dalla squadra di governo. Le accuse mosse dai sostituti procuratori della Dda partenopea Graziella Arlomede e Maurizio Giordano vanno dall’associazione a delinquere finalizzata al trasferimento fraudolento di valori, turbativa d’asta, turbata libertà della scelta del contraente, falso in atto pubblico, false dichiarazioni rese a pubblico ufficiale, riciclaggio, favoreggiamento, intestazione fittizia di società.

LA PERIZIA DEI CONSULENTI DELLA DDA
L’attore principale dell’articolo dell’associazione “Caponnetto” è proprio il tecnico Cappello. Sull’appalto milionario di Cesa viene riportata la perizia dei consulenti della Dda. “Non ci fu una procedura negoziata – spiegano i periti – ma l’affidamento con procedura aperta. Noi abbiamo proceduto all’analisi dell’interpello perché la cui fu affidato l’appalto venne colpita da interdittiva. Si fece un interpello contestuale con l’invito di 5 operatori economici anziché procedere con lo scorrimento delle graduatorie e ne aderirono due. Nel frattempo i prezzi dei materiali aumentarono e venne richiesto l’adeguamento da una delle due ditte, adeguamento non concesso dalla stazione appaltante e la seconda ditta la Costruzioni Generali Sud di Iorio si aggiudicò l’appalto. Non c’era traccia dell’accettazione dell’adeguamento dei prezzi. Altra anomalia – rimarcano i periti – è che il comune sapeva che doveva procedersi a variante per l’individuazione di sottoservizi e dopo aver contrattualizzato ha apportato la variante ed il dirigente anche in questo caso era Cappello”. E non finisce qui. Per la Dda di Napoli Cappello ha esportato a Cesa il “sistema” Calvi Risorta.

Enzo Guida

CAPPELLO TENICO DI FIDUCIA DI GUIDA
Il funzionario di Cesa e gli altri imputati potranno difendersi nella prossima udienza del processo fissata per il mese prossimo. La giustizia farà il suo corso. Ma balza agli occhi che l’onnipresente Guida non abbia ancora proferito parola sull’intervento dell’Associazione “Caponnetto”, che ha portato Cesa alla ribalta nazionale per possibili reati mafiosi commessi dal tecnico di fiducia del sindaco. Il sodalizio è al di sopra di ogni sospetto. Da decenni è in prima linea contro le cosche. Almeno stavolta nessuno, si spera, avrà il coraggio di tacciare i suoi membri come fomentatori di un fantomatico “clima infame” o di “alimentare odio”. Sul piano politico-amministrativo Guida ha il dovere di fare chiarezza. Ha consentito lui a Cappello di prestare servizio al comune di Cesa. Lo ha scelto lui. E spetta a Guida spiegare alla collettività perché tra i tanti tecnici in circolazione in provincia di Caserta e in Campania ha puntato le sue fiches su Cappello, peraltro in una fase in cui l’ente locale ha beneficiato di milioni di euro per il Pnrr.

La trasparenza e la distanza dalla camorra sono gli aspetti più importanti della “vita da sindaco”. Tutto il resto è propaganda e fumo negli occhi. Per dirla con Califano: “Tutto il resto è noia”.

Mario De Michele

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