
Con il Carnevale in arrivo potrebbe sembrare uno scherzo di cattivo gusto. Ma purtroppo è tutto vero. E mai come stavolta la realtà supera la fantasia. La giunta capeggiata dal sindaco Enzo Guida ha approvato la delibera per l’affidamento in gestione dell’ex campo del parroco. Unico assente l’assessore Francesco Turco (link in basso). Per mettere le mani su un’area pubblica di ben 8.272 metri quadrati i privati dovranno sborsare appena 5mila euro all’anno. Per la durata della concessione di 3 anni pagheranno 15mila euro, a fronte del valore dell’appalto stimato dal comune in 120mila euro. Per la serie: “Viva i privati, abbasso il pubblico”.

Un approccio privatistico che segue la scia dell’affidamento a terzi dello “Sporting Village” di via Matteotti, regalo confezionato durante il periodo di Natale. Per l’ex campo del parroco e in vista del Carnevale gli amministratori hanno indossato i panni di Arlecchino e Pulcinella superando brillantemente i limiti del ridicolo. A Cesa l’affitto medio di un appartamento di 100 mq è di almeno 400 euro al mese, quasi 5mila euro all’anno. Come detto, il mega parco di via Berlinguer occupa una zona di 8.272 mq. Gli affittuari pagheranno di fatto la stessa cifra di una casa in affitto: 5mila euro annui o poco più.

A rendere ancora più indigesto il brutto scherzo c’è lo stanziamento di 800mila euro di soldi pubblici, cioè dei cittadini, per la realizzazione del parco. Qui si segue un altro filone già ampiamente sperimentato durante i 10 anni di gestione Guida: l’amministrazione spende ingenti somme di denaro pubblico, i privati ci guadagnano investendo le briciole. La struttura che sarà esternalizzata ospiterà un teatro-arena all’aperto con circa 250 posti su un’area di 1.151 mq, un campo sportivo polivalente con spogliatoi di 1.220 mq, giochi per bambini su due aree, una di 800 mq, l’altra di 250 mq, una pista di atletica, una zona fitness attrezzata di 250 mq, un percorso avventura di 324 mq e un bar con tavolini di 90 mq.

Anche per il bar la storia si ripete. Quello aperto nella Conad di Cesa, centro commerciale realizzato dal gruppo Marican della famiglia Canciello, imprenditori in ottimi rapporti con Guida, è gestito dallo zio del sindaco. Uno scherzo del destino, per carità. Ma qualora anche per il bar del parco di via Berlinguer il destino farà altri scherzi, piazzando gestori-parenti o amici oppure amici degli amici degli amministratori locali, la struttura si dipingerà di “giallo” e non dei colori dell’arcobaleno, con l’inevitabile ricorso ad Agatha Christie: “Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”. Peggio ancora se si troveranno soluzioni di facciata, per non dire prestanome. Verrebbe subito a galla chi realmente gestisce il bar.

Come si legge nella delibera l’esternalizzazione della struttura è giustificata con la solita manfrina della carenza di personale. Un motivetto riproposto puntualmente con maestria dai pifferai magici del cerchio tragico. Ma c’è ben poco da suonare musica per le orecchie della gente. Chi amministra per il bene della collettività ha l’obbligo di programmare “in house” la gestione prima di pianificare lavori pubblici. In primis va affrontato il problema di come e da chi sarà gestita un’opera di 800mila mila euro. Imboccare sempre la scorciatoia dell’affidamento ai privati è un errore, che diventa diabolico quando sistematicamente si demanda a terzi la cura di impianti peraltro molto redditizi. Nel caso del parco di via Berlinguer potrebbero entrare nelle casse comunali 120mila euro in 3 anni. Perché farli finire nelle tasche dei privati? Non solo. In vista della realizzazione dell’opera perché non si è aperto un tavolo per la nascita di una cooperativa sociale che avrebbe dato lavoro a persone disoccupate di Cesa?

Dubbi e perplessità avvolgono anche il capitolato d’appalto (link in basso). Come nel caso della gara per la gestione dello “Sporting Village” anche stavolta i criteri di aggiudicazione si basano sulla quasi totale discrezionalità della commissione esaminatrice. Su 100 punti assegnabili ben 90 riguardano l’offerta tecnica, ovvero valutazioni soggettive. Agli elementi oggettivi, cioè l’offerta economica, sono riservati appena 10 punti. Alias, la commissione potrà affidare il servizio in modo arbitrario. In altre parole potrà accaparrarsi l’appalto anche chi presenterà un’offerta economica molto più vantaggiosa per l’ente. A fare la differenza sarà sempre e comunque l’offerta tecnica, frutto di un apprezzamento soggettivo. Il capitolato prevede inoltre la possibilità di formare “società di scopo”. Un modo per aggregare e condurre alla vittoria chi ha già messo da tempo gli occhi sul parco.

La ciliegina sulla torta è il pagamento per l’utilizzo di alcune aree, ad esempio il Parco Avventura. Il costo del biglietto non è stato quantificato. L’unica cosa certa è che i cittadini dovranno mettere mano al portafoglio per far divertire i figli piccoli all’interno di una struttura costata al comune 800mila euro e denominata soltanto sulla carta parco pubblico. Sarà un parco pubblico fino a un certo punto. Poi si dovrà pagare. Che sarà mai? A Carnevale ogni scherzo vale.
Mario De Michele












