Ci sono allenatori che se la prendono con l’arbitro. Altri con la sfortuna. Altri ancora con tutto il mondo. Poi ci sono quelli che alla fine di una gara persa 3-0 restano lucidi. E fanno una disamina onesta e impeccabile degli errori e delle cose da migliorare. Sono i tecnici di prima fascia. Salvatore Campilongo appartiene senza dubbio alla categoria dei timonieri di alto livello. Nella conferenza stampa dopo la partita con il Brindisi il condottiero della Real Aversa, come sempre, non si è aggrappato agli alibi. Perché quando si incappa in una giornata “no” guai ad archiviarla con un liquidatorio “può capitare”. Nel calcio c’è ben poco da affidare al caso. Tutto ha una spiegazione. Poi, certo, un episodio può cambiare il corso di un match e invertire l’inerzia del gioco. Ma quando si perde nettamente e meritatamente, seppure su un campo ostico come il Fanuzzi e contro una squadra forte e blasonata, bisogna indagare le cause e passare al setaccio cosa non ha funzionato per ritrovare al più presto la via maestra, senza fare drammi e nel contempo imparando dagli errori.
Durante il confronto con i giornalisti, pubblicato sulla pagina Fb della Real Aversa, Campilongo non si rifugia dietro il paravento delle frasi di circostanza. Manifesta con chiarezza il suo rammarico per il mancato gioco di squadra. “Le partite non si vincono da soli, si vincono in undici”, dice il mister granata che a Brindisi da calciatore ha lasciato un bellissimo ricordo. E aggiunge: “Non è colpa soltanto della difesa se prendiamo gol, centrocampisti e attaccanti devono aiutare nella fase difensiva. Se non capiamo che in questo girone bisogna correre non andiamo da nessuna parte”.

In effetti contro i pugliesi i granata hanno tenuto ritmi troppo bassi e qualche giocatore sembrava giocare più per sé che per la squadra. Pochissimi i contrasti vinti, molte disattenzioni, tanti errori tecnici e, come giustamente rimarca Campilongo, è mancata la capacità di gestire la palla e di capire quando fare l’ultimo passaggio. E soprattutto si è corso poco per aiutare i compagni. Non si può pensare e sperare di vincere le partite soltanto con una buona fase offensiva. Servono sacrificio e sudore. Undici leoni, più quelli che subentrano dalla panchina. Senza i miracoli di Yimga, portiere classe 2007 di grande prospettiva, e senza i clamorosi errori sotto porta dei brindisini il passivo sarebbe stato più pesante, non perché i pugliesi siano nettamente superiori ai normanni, ma perché i padroni di casa correvano il doppio e pressavano su ogni pallone.
Ora testa e gambe alla partita di Coppa Italia di mercoledì sul campo della Paganese. Poi domenica prossima al Bisceglia arriva la Fidelis Andria per la settima gara di campionato. I giocatori della Real Aversa hanno subito l’occasione di riscattarsi. E soprattutto di mostrare gli attributi. Si può perdere, ma bisogna uscire dal campo stremati dopo aver dato il massimo.
Mario De Michele
LA CONFERENZA STAMPA DI SALVATORE CAMPILONGO





