
Un sindaco “normale”, cioè responsabile, si sarebbe dimesso seduta stante durante il consiglio comunale di stamattina. Antonino Santillo invece si è limitato a dire in aula che è “necessaria una verifica politica”, nonostante neppure l’intera maggioranza abbia votato la mozione di sfiducia al presidente del civico consesso Giuseppe Massaro, presentata nei giorni scorsi dallo stesso primo cittadino. Negli ultimi 3 anni ad Orta di Atella regna sovrano il caos politico-amministrativo, oltre che istituzionale. Una situazione di totale sbandamento.

Il comune è una barca senza condottiero che naviga a male pena a vista. Il sindaco Santillo e il sindaco ombra Angelo Brancaccio hanno scritta una pagina buia. Ma per interessi di bottega continuano a tenere in vita un’amministrazione che non ha né parte né arte. L’inadeguatezza di Santillo e company ha condotto la città nel degrado. Non vengono assicurati neppure i servizi essenziali. Alcune aree versano in condizioni ambientali da foresta Amazzonica. Ci sono strade che sembrano sotto i bombardamenti con buche e voragini da zone di guerra. Eppure si continua a tirare a campare. Chi lo fa per l’indennità di mansione, chi perché pensa a coltivare il proprio orticello, chi per mettere le mani sugli insediamenti produttivi, già in passato trasformati in affari d’oro per il cerchio tragico.

Il “no” alla sfiducia a Massaro rappresenta l’ennesima dimostrazione plastica di un sindaco di fatto senza numeri e di una pseudo-maggioranza in balia delle onde. Erano necessari 13 voti per mandare a casa il presidente dell’assise. Santillo e i suoi si sono fermati ad appena 8 sì. Anche un esponente della coalizione di governo ha votato contro la mozione voluta e presentata dalla fascia tricolore. Una disfatta numerica. Una Waterloo politica. Una Caporetto amministrativa. Massaro resta al suo posto, più forte di prima. Santillo e Brancaccio subiscono una cocente sconfitta. Peggio di così non poteva finire. Peggio di così si trovano soltanto i cittadini abbandonati a sé stessi da una squadra di governo che guarda al passato e che nega il futuro alla città.
Mario De Michele





