A distanza di diciotto anni dalla rivolta contro la riapertura della discarica nel quartiere Pianura, la Corte di Appello ha condannato il coordinatore cittadino a Napoli di Fratelli d’Italia, Marco Nonno, a 5 anni e 4 mesi di reclusione con l’accusa di devastazione. Il verdetto, pronunciato a seguito del rinvio dalla Corte di Cassazione, ha riconosciuto all’imputato le attenuanti generiche e la continuazione con la precedente condanna a due anni per il solo reato di resistenza a pubblico ufficiale.
I giudici del collegio presieduto da Francesco Valentini si sono riservati 90 giorni per il deposito delle motivazioni. In giudizio si erano costituite Asia, assistita dall’avvocato Giuseppe Fusco, e Anm, assistita dall’avvocato Luigi Tuccillo. Prima che la Corte entrasse in camera di consiglio, Nonno ha chiesto la parola per una dichiarazione spontanea e ha respinto tutte le accuse: “Ho sempre rispettato le istituzioni”, ha sottolineato, escludendo di aver mai commesso condotte di devastazione del suo quartiere.
Quello che si è concluso oggi è il secondo processo d’appello nei confronti di Nonno scaturito dalle indagini condotte dal pm Antonello Ardituro, oggi alla Direzione nazionale antimafia. In primo grado, Nonno era stato condannato a 8 anni di reclusione. In appello, l’esponente politico, all’epoca dei fatti consigliere di quartiere a Pianura, fu assolto dalla devastazione e condannato a 2 anni per resistenza a pubblico ufficiale. Questo verdetto era stato poi annullato dalla Corte di Cassazione, che aveva fissato il giudizio di appello-bis per valutare il ricorso della Procura generale sull’accusa di devastazione.
In questi anni, Nonno è stato eletto anche in Comune e poi alla Regione nel 2020, seggio quest’ultimo da cui fu dichiarato decaduto in base alla condanna per resistenza come previsto dalla legge Severino. Alle ultime Regionali, l’esponente di Fdi si era ricandidato ed era stato in predicato di subentrare al dimissionario Edmondo Cirielli come primo dei non eletti. L’assemblea del Centro direzionale però ha ritenuto che nulla fosse cambiato nel quadro giuridico che, nella precedente legislatura, aveva portato alla decadenza da consigliere. Adesso arriva la condanna anche per devastazione. Ma il caso non è chiuso.
Commenta l’avvocato Sergio Cola, che assiste nonno con l’avvocato Massimo Fumo: “Siamo allibiti da questa sentenza, a nostro avviso c’erano prove, non considerate in primo grado, determinanti per l’assoluzione. Proporremo ricorso in Cassazione”





