«Ho già avviato un’interlocuzione con il direttore provinciale dell’Inps, per circoscrivere con precisione la platea di chi versa in una condizione di totale marginalità». Così Roberto Fico pianta uno dei paletti del suo primo Documento di programmazione economica in Regione (Defr). Commissione Bilancio, lunedì: si sentono nuove parole d’ordine: “aree interne, motore nascosto”, “acqua risorsa strategica”, “lotta alla criminalità”. Ma sul “reddito minimo” scatta l’inversione di tendenza rispetto ai dieci anni precedenti in Regione: «Occorre individuare – spiega il presidente della Regione – un’efficace misura di sostegno per coloro che risultano del tutto esclusi dal mercato del lavoro e non beneficiano di alcun tipo di ammortizzatore sociale. Si tratta di strutturare percorsi di sostegno al reddito previa una puntuale ricognizione dei beneficiari».
Fico ha parlato con l’Inps e la definisce «un’ipotesi programmatica generale, attualmente in fase di elaborazione». Perché è l’approccio politico che è cambiato con il leader 5 stelle. Nel senso che è vero che «la crescita del Pil dal 2021 al 2025 è più 11,3, la più elevata tra le Regioni», che «ci sono mille cantieri in corso in regione», «il tasso di occupazione raggiunge il 46,7%»: ma – insiste Fico – «certi dati possono rivelarsi fuorvianti». In uno slogan: «Nessuno può essere lasciato indietro», dice. Lo traduce così: «Un saldo positivo di centomila occupati perde di efficacia qualora una quota rilevante di essi sia costituita da lavoro povero». Nel 2025 l’assegno di inclusione «ha interessato un decimo della popolazione» campana, i «livelli di disoccupazione (25,6%) e soprattutto di inattività (45,6%) sono tra i più alti in Italia».





