Invertire il rapporto con i privati della sanità. Roberto Fico ci crede. «Al massimo a gennaio farò il primo tentativo nella storia della Regione di stabilire i tetti di spesa ai privati per l’anno successivo e possibilmente per i due anni successivi». Tetti «triennali»: non più i budget per l’anno stabilito negli ultimi mesi, in extremis. Ecco la strategia. Ospedali privati e case di cura hanno bloccato lunedì scorso ricoveri e prestazioni per protesta. Chiedono più fondi, quelli messi sul tavolo dalla Regione li giudicano insufficienti. «La settimana prossima andiamo in delibera con i tetti di spesa», assicura Fico nella conferenza dei capigruppo. Con un chiarimento netto: «Il mio non è un attacco ideologico alla sanità accreditata, è una questione di equilibrio economico».
La sanità privata ha rivendicato l’aumento delle tariffe stabilito a livello nazionale. «Sono stati fatti e proposti da questa giunta degli aumenti, avranno più risorse – spiega il presidente della Regione – Il problema è la quantità. Non ci sono soldi infiniti perché siamo usciti dal piano di rientro dal debito sanitario. Se aderiamo al 100 per cento alle richieste delle aziende non ce lo possiamo permettere».
Fico fa notare ai consiglieri che «prima non è mai stata data la tariffa massima, perché adesso noi, come nuova giunta, dobbiamo pagare al 100 per cento?». E spiega cosa succederebbe: «Pagare al 100 per cento come chiedono significa avere meno prestazioni per i cittadini o pagare le stesse al 100 per cento, quindi di fatto si riducono. La Regione poi non avrebbe i soldi per pagare prestazioni fuori tetto». E ricorda i «contenziosi» che ci sono per la gestione degli anni passati e le prestazioni fuori budget non pagate. Ad ascoltarlo i consiglieri deluchiani e di centrodestra che hanno dato voce in aula alla protesta di cliniche e case di cura.
È l’occasione per Fico di smontare la narrazione che lo racconta contrario ai privati. «Non siamo pazzi, lo so che devo comprare prestazioni per ridurre le liste attesa, ma devo mantenere l’equilibrio economico. Sarei un folle a dire che a noi non serve il comparto» dei privati. Altra subordinata: è vero che Fico «auspica» che lavori di più la sanità pubblica. «Ma non c’è l’intenzione di dire che, nel 2026, il pubblico lavori al 100 per cento. Non c’è dubbio che dove la sanità pubblica non riesce a dare prestazioni, le compra dai privati accreditati». Nel fondo sanitario nazionale c’è un aumento destinato ai privati: ma serve «un decreto del ministero», spiega il presidente «per sforare il tetto della spending review che abbiamo». In Regione intanto ci sono tavoli istituiti con le associazioni dei privati accreditati: «Non si parla uno a uno, ma tutti insieme».
Sulla radioterapia il budget la Regione l’ha fissato ad agosto ed è stato impugnato davanti al Tar. Con il tribunale amministrativo che l’ha sospeso dando ragione per ora ai privati. «Mi sono sentito io attaccato quando ho aumentato i tetti per la radioterapia e c’è stato il ricorso». Poi il messaggio chiaro alla sanità pubblica: «Non sono arrabbiato con gli accreditati, io sono arrabbiato semmai con noi perché non mi trovo una radioterapia pubblica in tutta la provincia di Caserta, perché ho macchinari pubblici strapagati che lavorano al 20 o al 30 per cento». Patti chiari: «Non devo avere voti dagli accreditati, non devo avere niente da loro, solo un rapporto corretto. Ma non ce l’ho con loro ma con la sanità pubblica quando non funziona. Sto lavorando su questo».





