Copilota tenta di dirottare il volo Dubai-Tel Aviv: “Voleva un attentato in stile 11 settembre”

Prima le urla, poi la porta della cabina di pilotaggio che si apre e i passeggeri che cercano di capire che cosa stia accadendo. Uno dei piloti accoltellato, l’aereo che inizia a perdere rapidamente quota e a bordo il panico. È così che il viaggio del volo Flydubai partito da Dubai e diretto a Tel Aviv, con oltre 150 passeggeri a bordo,si è trasformato in un’emergenza. I fatti sono ancora confusi e le autorità dei Paesi coinvolti stanno cercando di ricostruire cosa sia successo. Di certo si sa che dal velivolo è stato trasmesso prima il codice generico di emergenza 7700, poi il 7500, che segnala un possibile dirottamento, elemento che ha fatto alzare in volo i caccia israeliani. Si sa che l’aereo, mentre si trovava nello spazio giordano, ha deviato la rotta verso l’Arabia Saudita, dove è atterrato.

Ai comandi, diversamente da come riferito in precedenza dove si parlava di un pilota russo e di un co-pilota ucraino, ci sarebbero stati un indiano e un omanita. Flydubai ha confermato che si è verificata una “lite in cabina di pilotaggio” di cui ancora non si conoscono cause e motivazioni, oggetto di “un’indagine”. Nella nota ufficiale dell’aeroporto di Tabuk in Arabia Saudita, dove è atterrato l’aereo di Flydubai, si legge che i due “hanno riportato ferite e sono stati trasportati in ospedale per ricevere le cure mediche necessarie”.

Dopo ore, il volo di rimpatrio della Flydubai con a bordo passeggeri provenienti dall’Arabia Saudita è atterrato all’aeroporto internazionale Ben Gurion di Tel Aviv dove Netanyahu ha voluto incontrare uno dei passeggeri che hanno contribuito a sventare l’incidente. Il premier israeliano ha anche parlato con il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed, e a breve dovrebbe parlare con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Un pilota indiano il comandante del volo
Il comandante del volo FZ1073 della Flydubai, aggredito in cabina dal suo copilota, è un pilota indiano di esperienza, con quasi 10 mila ore di volo alle spalle. Lo riportano diversi media internazionali, tra cui quelli indiani, sottolineando che si tratta di Smit Machchhar, nato a Mumbai, e da quattro anni in servizio per la compagnia emiratina.

“È un pilota di grande esperienza con oltre 9.750 ore di volo accumulate in circa 13 anni di carriera commerciale, specialmente sui modelli Boeing 737”, riportano alcuni media sottolineando che prima di essere assunto da FlyDubai nel giugno 2022 come comandante, ha lavorato per quasi 11 anni in India per la compagnia aerea SpiceJet, ricoprendo anche il ruolo di comandante addestratore di linea.

Katz: “Un tentativo di attacco jihadista”
“E’ stato un incidente di sicurezza estremamente grave”, ha affermato in un video il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu che ha inoltre dichiarato che tutte le persone a bordo sono rimaste illese in seguito all’attacco. Ha aggiunto che il presunto assalitore è sotto custodia saudita: “Il pilota che ha sferrato l’attacco è stato arrestato e viene attualmente interrogato dalle autorità saudite”. Per il ministro della Difesa Israel Katz “è stato un tentativo di attacco jihadista”.

Le testimonianze dei passeggeri
“Abbiamo sentito delle urla sull’aereo. Poi hanno aperto la cabina di pilotaggio e abbiamo visto del sangue: qualcuno aveva accoltellato il pilota con un coltellino”. È il racconto di un passeggero raccolto dall’emittente israeliana Channel 12. Secondo la testimonianza, il copilota omanita avrebbe accoltellato ripetutamente il comandante. Poi, alcuni membri dell’equipaggio, insieme a dei passeggeri, sarebbero riusciti ad aprire con la forza la porta della cabina e a immobilizzarlo. Ma non si trattava di passeggeri qualsiasi. Secondo le ultime rivelazioni di Ynet, infatti, a bordo si trovava una seconda squadra di piloti in abiti civili, sarebbero stati loro ad impedire a uno dei piloti di prendere il controllo del velivolo.

In volo c’era anche un medico israeliano, Musaev Shota, che ha raccontato a Ynet di essersi precipitato verso la cabina di pilotaggio dopo aver sentito le urla, e di aver aiutato a immobilizzare il presunto aggressore. “Ci sono andato per colpirlo”, ha spiegato il medico, precisando di aver prestato soccorso al capitano che sanguinava copiosamente: “Se non fossimo intervenuti, non staremmo parlando con voi – ha aggiunto -. Non ho aspettato. Ho capito che qualcosa non andava e poi sono scattato”.

L’ipotesi del gesto suicida
Secondo quanto riferito a Yedioth Ahronot, alti funzionari del settore aeronautico israeliano non hanno escluso che il copilota omanita abbia tentato di provocare lo schianto dell’aereo. Le autorità stanno valutando se dietro il presunto tentativo possa esserci stato un gesto suicida o un movente terroristico. Un funzionario israeliano ha dichiarato a Channel 12 che, se i piloti che hanno reso possibile l’atterraggio in sicurezza del volo non fossero stati a bordo, “l’incidente avrebbe potuto sfociare in un attentato simile a quello dell’11 settembre del 2001”. A loro Netanyahu ha reso omaggio definendoli “eroi che hanno dimostrato prontezza, coraggio e intraprendenza”.

Al momento ci sono solo ipotesi investigative e non conclusioni definitive ma la pista dell’attentato terroristico è quella che si sta facendo sempre più strada tra i vertici di Idf, Shin Bet e Mossad. Al momento si indaga anche su un possibile “coinvolgimento iraniano”, scrive Ynet.

Il giallo del co-pilota omanita
Tanti i punti ancora da chiarire a partire dalla presenza del pilota omanita su un volo sullo Stato Ebraico. Sulla base di un accordo tra Emirati e Israele, infatti, solo i piloti in possesso di passaporto di Paesi con cui Israele intrattiene relazioni diplomatiche sono autorizzati ad atterrare sul territorio israeliano. Sul tema, la ministra dei Trasporti Miri Regev ha richiesto la sospensione dei voli Flydubai verso Israele in attesa dell’indagine e della verifica dell’Autorità per l’aviazione civile. Secondo le ultime ricostruzioni, il copilota sarebbe omanita con doppia cittadinanza e lavorerebbe sui voli della compagnia emiratina da meno di un anno. Si ipotizza, quindi, che l’aggressore possa aver utilizzato una doppia cittadinanza per aggirare i controlli e farsi assegnare al volo.

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