di Mario De Michele
In vernacolo napoletano si dice che «’o buono more ‘mmano ‘o scemo». . Lo “scemo” di turno è Nicola De Chiara. Non perché sia stupido, sia chiaro. Anzi, è acuto e pragmatico. Ma stavolta, forse per eccesso di protagonismo, l’assessore-giornalista ha messo la sua firma sotto un disastro politico-amministrativo. Se Franco Matacena, ancora indeciso a 72 ore dal termine ultimo del 5 novembre se ritirare o meno le dimissioni da sindaco, non cambierà idea sarà colpa di De Chiara. Il dominus della rivista Nero su Bianco ha avuto la brillante idea di scrivere, firmare e pubblicare un articolo nel quale addossa a Giovanni Innocenti tutte le colpe di questo mondo. Secondo De Chiara, scripta manent, il presidente dell’assise sarebbe causa e origine dei mali della maggioranza. E sarebbe il responsabile della possibile fine anticipata del team di Matacena, come del resto, scrive De Chiara, sarebbe già avvenuto con le amministrazioni targate Enrico De Cristofaro e Alfonso Golia.

In piena crisi politica e con le dimissioni del sindaco sul tavolo un assessore in quota al sindaco sferra un attacco durissimo al leader di Aversa Moderata, riferimento dell’area centrista in consiglio comunale. Ovvero alla principale forza della coalizione. Cose mai viste. Nemmeno un elefante in una cristalleria avrebbe fatto più danni di De Chiara, non solo per la tempistica ma anche e soprattutto per la strumentalità della sua sortita editoriale. Pure i sassi sanno che l’ex sindaco Golia è stato mandato a casa da Roberto Romano, allora timoniere del civico consesso. È altrettanto noto che Innocenti e i Moderati dell’epoca salvarono il primo cittadino passando dall’opposizione alla maggioranza. Manovra divenuta celebre come “ribaltone”. A quei tempi Innocenti era assessore. Solo uno scemo avrebbe silurato sé stesso.

Ed ecco l’attualità del detto popolare «’o buono more ‘mmano ‘o scemo». Matacena rischia seriamente di non tornare sui suoi passi per l’inopinato intervento a gamba tesa di un suo assessore nel momento decisivo della partita in corso nella coalizione di governo. Mentre Federica Turco per giorni si è data da fare per riportare il sereno tessendo la tela di un rinnovato impegno comune sulla base di un patto di consiliatura duraturo e stabile, De Chiara ha indossato i panni improbabili di Penelope distruggendo d’un colpo tutto il lavoro della capogruppo di Noi Aversani. Poiché il giornalista-assessore, come detto, non è scemo, tutt’altro, il suo articolo “politico” ha inevitabilmente riacceso gli animi in zona Cesarini, quando la mediazione di Turco aveva fatto breccia negli alleati ed era pronto un documento unitario da presentare a Matacena. Un clamoroso autogol politico in pieno injury time.

Ma forse non tutti i mali vengono per nuocere. Per ovvie ragioni l’uscita infelice di De Chiara rende incompatibile la sua permanenza in giunta qualora il sindaco facesse dietrofront. Solo un folle o, per restare in tema, uno scemo può immaginare la coabitazione nell’esecutivo tra il giornalista-assessore e l’area centrista della maggioranza. Alias, tra lui e Innocenti & company. Il commiato di De Chiara avrebbe un duplice effetto positivo: da un lato farebbe spazio a qualche componente della coalizione in cerca di maggiore visibilità politica, dall’altro eliminerebbe quello che appare come un evidente conflitto di interessi di un assessore che pur ricoprendo un incarico istituzionale importante continua a scrivere sul proprio giornale per “formare” un’opinione pubblica favorevole a lui e ai suoi compagni di viaggio. «’O scemo more ‘mmano ‘o scemo». Si fa per scherzare.





