Disastro colposo: è l’ipotesi di reato formalizzata dalla Procura della Repubblica di Napoli che indaga sull’incidente del jet d’acqua Città di Forio verificatosi due giorni fa nella darsena del Porto di Napoli. Un impatto, quello del mezzo marino, che ha provocato una ventina di feriti, nessuno dei quali fortunatamente grave, ma che avrebbe potuto avere conseguenze ben più drammatiche. Fascicolo d’inchiesta all’attenzione del sostituto Liana Esposito e del procuratore aggiunto Raffaello Falcone. Gli inquirenti hanno già a disposizione un primo rapporto investigativo curato dalla Guardia Costiera, al quale ne seguirà a breve un secondo: un’informativa dettagliata che la Capitaneria di Porto partenopea. L’ipotesi prevalente pare riportare ad un guasto dei sistemi idraulici, che andando in tilt avrebbero causato il blocco del motore direzionale. Il natante è attualmente sotto sequestro all’interno di un cantiere navale, in attesa di nuove verifiche tecniche. A bordo del Città di Forio c’erano 107 persone, e il mezzo, seguendo le procedure ordinarie che formano i protocolli di navigazione, si apprestava a percorrere lo specchio di portuale verso lo sbocco del mare aperto, marciando alla velocità dovuta. Poi, all’improvviso, qualcosa è andato storto.

Dopo un paio di minuti, prima ancora che iniziasse la fase di accelerazione, accade qualcosa. I jet marini non hanno timone, ma orientano la rotta grazie alla potenza del meccanismo idraulico, che dà così la spinta direzionale. L’idropopulsione va in stallo, il jet piega verso destra impattando in pochi secondi sulla banchina del Molo San Vincenzo. Una collisione che devasta la prua dello scafo. Il resto è la cronaca già scritta del dopo. Con la macchina dei soccorsi scattata immediatamente, e con i mezzi della Guardia Costiera, di Polizia, Guardia di Finanza e Carabinieri a dare supporto. E con il viavai delle ambulanze fatte accorrere subito dal 118. Come detto, per nessuno dei feriti (tra loro anche alcuni bambini ed una neonata) è stato necessario ricorrere al ricovero in ospedale: medicati, hanno potuto lasciare i pronto soccorso con qualche contusione e – soprattutto – con uno spavento molto forte. Intanto dopo l’incidente accaduto poco dopo mezzogiorno di martedì c’è già chi affila le armi: si profila infatti una battaglia legale, quella avviata dall’associazione di consumatori Codici, che annuncia di essere prossima ad avviare una class action con richiesta formale di risarcimento del danno nei confronti della compagnia di navigazione Alilauro per l’incidente dell’aliscafo avvenuto all’interno del Porto di Napoli. «È stata sfiorata una tragedia – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – che poteva avere conseguenze ben peggiori. «Ci siamo attivati – spiega Giuseppe Ambrosio Segretario Regionale di Codici Campania – per fornire assistenza ai passeggeri dell’aliscafo. Alla luce di quanto accaduto, dei disagi subiti dai passeggeri e dai danni, anche fisici, patiti, riteniamo che la società debba riconoscere un risarcimento del danno. Questa è la nostra richiesta, che formuleremo ufficialmente. Abbiamo deciso di avviare una class action a tutela dei viaggiatori coinvolti, affinché ottengano un adeguato risarcimento per il danno e il disagio subito». Codici sta raccogliendo le segnalazioni dei passeggeri danneggiati a causa dell’incidente dell’aliscafo nel porto di Napoli al fine di richiedere il risarcimento. Ora la parola passa dunque alla magistratura inquirente, che alla luce dell’ipotesi di disastro colposo (non ci sarebbero, almeno fino a ieri sera, ancora nomi nel registro degli indagati) assumerà le proprie determinazioni al termine delle ultime verifiche della Guardia Costiera.

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