Si era rifugiato in Germania da quasi due anni dopo l’omicidio di Oumaima Rached, prostituta tunisina il cui cadavere fu trovato a Castel Volturno (Caserta) il 31 gennaio del 2016 nei pressi dell’ex hotel Zagarella, ritrovo per tossicodipendenti e spacciatori. Emanuele De Maria, 28enne, dichiarato latitante dall’autorità giudiziaria, è stato scoperto dalla polizia tedesca a Weener, cittadina al confine con i Paesi Bassi.

Determinante la collaborazione tra gli inquirenti e gli esperti del Servizio per la cooperazione internazionale di polizia del Dipartimento di pubblica sicurezza, che a loro volta si sono interfacciati con gli investigatori tedeschi e olandesi. E’ emerso così che De Maria era in Germania, nel territorio della Bassa Sassonia. Il 28enne era già stato identificato in Italia dai carabinieri della compagnia di Mondragone, che erano intervenuti nell’ex hotel Zagarella subito dopo il ritrovamento del cadavere della tunisina; la donna era stata uccisa con numerose coltellate. I militari hanno subito sentito alcuni testimoni, tra cui un cittadino extracomunitario il cui contributo è stato fondamentale, in quanto ha raccontato di essere intervenuto in soccorso della tunisina la sera del delitto, di aver addirittura seguito l’omicida mentre fuggiva a piedi lungo la Domiziana, ma di aver desistito quando il presunto colpevole lo ha minacciato con un coltello. I carabinieri hanno poi visionato le immagini delle telecamere di video-sorveglianza presenti lungo la strada, e hanno visto un uomo corrispondente alla descrizione fatta dai testimoni, che dopo una lunga fuga si rifugiava in un complesso residenziale noto come “Prato Verde”. Qui i carabinieri hanno identificato De Maria, che era un residente. Quando è stata emessa ordinanza dal Gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, il 28enne era però già espatriato. Dopo l’arresto, l’autorità giudiziaria italiana ha avviato d’intesa con quella tedesca le pratiche per l’estradizione. Dalle indagini è emerso che De Maria avrebbe ucciso la prostituta per vendetta, perché quest’ultimo avrebbe provato a rapinarlo.

 

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