Castellammare, l’ex sindaco Vicinanza ricorre al Tar contro lo scioglimento: “Ingiusto e immotivato”

“Ingiusto e immotivato, lo scioglimento della mia amministrazione non ha fondamento. Ora deciderà il Tar del Lazio a cui ho fatto ricorso”. È l’attacco dell’ex sindaco Luigi Vicinanza di Castellammare di Stabia. Torna sulla decisione del Viminale assunta a metà luglio: “Sono emozionato. Parlo dopo mesi di silenzio e mi riferisco allo studio dei documenti”.

Nella relazione del ministro dell’Interno Piantedosi non c’è neanche un provvedimento che dimostri minimamente che la mia esperienza di governo sia stata corrotta o infiltrata dalla criminalità organizzata”, dice in una sala affollata. “Il marchio di infamia di sindaco sciolto per camorra brucia sulla pelle, ma mi sento ancora un uomo delle istituzioni. Farò il sindaco di strada per essere sicuro che la mia esperienza non sia persa”, promette.

“Ferita a morte, la città non si deve assopire. Mi impegno per Castellammare”, ripete questa mattina. “Ho deciso di parlare oggi perché sono 100 giorni dallo scioglimento”.Ha annunciato la sua decisione sui social martedì scorso, oggi in una assemblea pubblica.”Nella relazione del ministro non trovo un atto inquinato o condizionato della mia amministrazione. La Commissione d’accesso non ha mai sentito il bisogno di ascoltare il sindaco”, ripete. Su una possibile ricandidatura alle prossime elezioni amministrative dice: “Non so quando a Castellammare si tornerà a votare, quindi non posso dirlo oggi, vedremo”. Poi, continua: “Qualcuno ha deciso per esclusivi fini politici di fare diversamente, non c’è l’ho con il prefetto Michele Di Bari che ha applicato la norma imperfetta”.

A tre mesi dal provvedimento del governo Meloni, su proposta del Viminale, Vicinanza chiede alla magistratura amministrativa di verificare se c’erano i presupposti per il ritorno dei commissari di governo al comune. La seconda volta di seguito in cinque anni. “Tutto questo è frutto della torsione giustizialista della sinistra Pd”. E Vicinanza riattacca l’europarlamentare dem Sandro Ruotolo. Poi motiva la sua scelta di ricorrere al Tar: “È mio dovere difendere l’onorabilità e la reputazione mia personale e di chi insieme a me ha contribuito a governare la città in questi due anni. Non tocca al Viminale mettere ordine nella macchina comunale. Pensasse all’ordine pubblico, nella relazione trovo solo tanta sociologia”.

Nella relazione su quest’ultimo scioglimento si leggono nomi di ex consiglieri di maggioranza e opposizione accusati di relazioni politiche o di affari con il clan D’Alessandro. “Se sono stati eletti vuol dire che erano candidabili, io sono stato in continuità solo con il commissario prefettizio Cannizzaro che ha governato 28 mesi”.

Eletto nella primavera del 2024, alla guida di una coalizione di centrosinistra, l’ex direttore dell’Espresso ha governato fino a metà luglio. E più volte ha dichiarato: “Resto al mio posto per combattere i clan”.Due i consiglieri comunali del suo schieramento coinvolti anche in un’inchiesta della Dda, poi entrambi dimissionari. Una vicenda giudiziaria che si intreccia con uno scontro politico con il Pd, già alla vigilia dello scioglimento.

Ci ritorna Vicinanza: “È stato un delitto politico, perché ho detto molti no. Ho fatto la giunta del sindaco perché i partiti non si mettevano d’accordo. In questa città c’è un grumo di potere trasversale che attraversa destra e sinistra. All’ex segretario regionale Misiani ho proposto molti punti di incontro, ho trovato solo scontro”. E chiude sul nuovo commissario del Pd a Castellammare il parlamentare Arturo Scotto: “Ha detto che mi chiamava, non l’ha mai fatto. Sto ancora aspettando…”.

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