Baci alla moglie Tiziana Roda’ e alla madre Rosita, poi un abbraccio a entrambe, un “ti amo” alla prima e una carezza all’altra. Alfonso Papa, ex magistrato, deputato del Pdl dal 20 luglio scorso in carcere a Poggioreale perche’ imputato nel processo nato dall’indagine sulla cosidetta P4, appare nell’aula 119 del tribunale di Napoli alle 10.35, barba lunga, dimagrito di qualche chilo, tuta blu, camicia e maglioncino azzurro. E’ senza manette e la corte della prima sezione penale, collegio C, presidente Vincenzo Lomonte, permette che si sieda accanto ai suoi legali, l’ex magistrato Carlo Di Casola – ‘avversario’ di Papa quando questi era un ‘fedelissimo’ dell’ex procuratore di Napoli Agostino Cordova – e Giuseppe D’Alise. Assente, come preannunciato, l’altro imputato, il faccendiere Luigi Bisignani, rappresentato dai legali Gianpiero Pirolo e Fabio Lattanzi, che gia’ hanno depositato in cancelleria due richieste di patteggiamento.

Alle 9.20, poi, con dieci minuti di anticipo rispetto l’orario fissato, in aula c’erano i pm Francesco Curcio e Henry John Woodcock. A fine giornata, stralciata la posizione di Bisignani e rimessi gli atti relativi al gip, grado di giudizio saltato dal rito immediato ottenuto dai pm a luglio, e rinviato all’8 novembre prossimo invece il processo per Papa, ma assegnandolo ad altro collegio, quello “B”, perche’ il “C” era composto in modo ‘anomalo’ (due giudici erano di altri collegi) e con Lomonte in predicato di astensione perche’ ha avuto l’imputato come uditore all’inizio della sua carriera. Sara’ in quell’udienza che si costituiranno parte civile i legali di Luigi Matacena e Alfonso Gallo, i due imprenditori che si dichiarano vittime delle pressioni dei due imputati, rappresentati rispettivamente da Claudio Botti e Giuseppe Fusco. Fuori dal tribunale la ressa di cineoperatori e fotoreporter che, solo per l’udienza di questa mattina, non sono stati autorizzati a riprendere immagini, mentre circa 50 giornalisti erano seduti negli spazi destinati al pubblico. Papa piu’ volte si gira verso la moglie e i due genitori anziani per salutarli e mandare baci. Quando le parti sono state costituite, il presidente del collegio Lomonte legge una circolare del presidente del tribunale Carlo Alemi nella quale si fa presente che a seguito “di una carenza di almeno 40 magistrati che sono stati trasferiti o sono andati in pensione, molti collegi, tra i quali quello che avrebbe dovuto giudicare Papa, non si compongono”. Nel collegio B, presieduto da Francesco Pellecchia, i giudici a latere non sono stati ancora nominati. Subito dopo questa questione, viene posto alla corte un problema di difetto di notifica del decreto di fissazione di giudizio immediato per uno dei due difensori di Luigi Bisignani. All’avvocato Gianpiero Pirolo, infatti, non era stato recapitato l’avviso. Questa circostanza e’ stata di fondamentale importanza perche’ il collegio, con una ordinanza, ha deciso di dover stralciare quella posizione, rinviare gli atti al gip e riaprire cosi’ i termini per la presentazioni di riti alternativi al giudizio ordinario. Parere positivo d’altronde era stato gia’ espresso dai pubblici ministeri. Cosi’ Bisignani si “stacca” dal processo e va verso il patteggiamento, una sorta di ammissione di colpa. Nelle due istanze gia’ depositate, una chiede una pena scontata per tre ipotesi di favoreggiamento per le quali e’ sotto processo, l’altra per il reato di associazione per delinquere, per la quale e’ ancora aperta l’indagine e si attende il parere della Casaszione il 7 novembre. Prima della fine dell’udienza, Lomonte autorizza i familiari di Papa a salutarlo. Un bacio lungo e un abbraccio vigoroso con la moglie, che lo informa dei successi sportivi del primogenito. Una carezza alla mamma. Papa torna nella cella del padiglione Firenze dove ha trascorso gli ultimi cento giorni.

 

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