Con la lucidità dell’intellettuale di valenza mondiale Umberto Eco, buon’anima, considerava Facebook “lo sfogatoio degli imbecilli”. Mai definizione è più appropriata. Sia chiaro, come tutti i nuovi strumenti tecnologici è utilissimo ma soltanto se utilizzato con intelligenza e misura. Due prerequisiti di cui è sprovvisto Orlando Cristofaro, profilo Fb Cristofaro Baccus Orlando, marito dell’assessore di Orta di Atella Marilena Belardo, tristemente nota alle cronache per abuso edilizio (la sua abitazione è colpita da ordinanza di abbattimento) e per le ipotesi di reato di falso in atto pubblico e dichiarazioni mendaci nella donazione farlocca dell’immobile alla figlia. Cristofaro Baccus è un esponente di Città Visibile, collettivo talmente democratico che non si fa mancare proprio nulla: dai figli di fedelissimi di Angelo Brancaccio, come Francesco Comune, agli assessori ambientalisti della prima ora incapaci di mantenere la città pulita come Enzo Tosti.

Orlando Cristofaro e Raffaele Villano

Sbracandosi sullo sfogatoio di Fb (per decenza non pubblichiamo una sua foto postata sui social mentre è nell’atto dell’evacuazione) Cristofaro Baccus Orlando senza mezzi termini scrive e ribadisce più volte che l’ingegnere Raffaele Villano è stato assunto al Comune di Orta di Atella grazie a un concorso truccato dall’allora sindaco Angelo Brancaccio. Che Brancaccio fosse aduso a taroccare i concorsi comunali è dimostrato dall’assunzione di Carlo Mozzillo in qualità di responsabile Ced. Come ha ammesso lo stesso ex primo cittadino, Mozzillo fu assunto perché il suocero Carmine Vozza gli assicurò in cambio il passaggio in maggioranza, che puntualmente avvenne. Ma da qui a dire che perché un concorso è stato truccato tutti i concorsi comunali sono un imbroglio ce ne passa. E infatti Orlando Cristofaro è stato condannato per diffamazione aggravata ai danni del querelante Raffaele Villano dalla prima sezione penale del tribunale Napoli Nord. La sentenza nr. 1768/2022 risale allo scorso 4 luglio. Stessa condanna per Giuseppe Lavino per una conversazione su Fb nella quale si affermava che l’ingegnere Villano, attuale componente dell’Utc, era un raccomandato ed era stato assunto tramite un concorso fasullo orchestrato da Brancaccio. “Letti gli arti. 533 e 535 c.p.p. il giudice Agostino Nigro dichiara Cristofaro Orlando e Lavino Giuseppe colpevoli del reato loro ascritto, e concesse a Lavino Giuseppe le circostanze attenuanti generiche, per effetto condanna Cristofaro Orlando alla pena di euro 900 di multa e Lavino Giuseppe alla pena di euro 600 di multa oltre al pagamento delle spese processuali; letto l’art. 538 epp. condanna Cristofaro Orlando e Lavino Giuseppe al risarcimento del danno in favore della costituita parte civile, che liquida a carico di Cristofaro Orlando in euro 1.500 e a carico di Lavino Giuseppe in euro 1.000, somme già rivalutate al presente, ed alla refusione in solido delle spese legali da questa parte sostenute che liquida in euro 1.966,50, già comprensive di spese oltre Iva e Cpa come per legge. Pena sospesa per entrambi gli imputati”. I fatti risalgono al 9 marzo 2016. Dopo aver dato del coglione a un altro utente Fb Cristofaro Baccus Orlando si rivolge a Fabio Di Micco, allora portavoce dei 5 Stelle in assise, con le seguenti frasi: “Tutto molto bello, caro Fabio visto che ci troviamo in discussione riguardo la legalità ed onestà mi sai dire perché non si fa niente nei confronti dell’Ing. Villano che ricopre un ruolo sul comune di fatto illegittimo, praticamente lavora sul comune tramite un concorso truccato”. Il marito dell’assessore Belardo appella Villano come “baro un impiegato comunale che ha vinto un concorso truccato”, dandogli – si legge nel dispositivo – del disonesto e definendolo sostanzialmente come persona non fornita delle capacità per affermarsi professionalmente senza aiuti illeciti. Il giudice rimarca inoltre un altro aspetto che configura la diffamazione aggravata: “Con tali affermazioni il Cristofaro, dinanzi alla piccola comunità atellana, ha sminuito la persona del Villano, lo ha reso inviso alla popolazione, ponendolo alla berlina della comunità e deprezzando indirettamente il suo operato professionale in seno al Comune di Orta di Atella. Il Lavino – osserva il giudice -, confermando in pieno le dichiarazioni del Cristofaro, ha rafforzato il giudizio negativo ed oltraggioso nei confronti della persona offesa, contribuendo in prima persona ad aumentare la portata diffamatoria delle parole del Cristofaro, e fornendo ad esse una patente di affidabilità che aggrava la lesione all’onore del Villano”.

Gianfranco Piccirillo

LA TESTIMONIANZA DI PICCIRILLO, RIDICOLIZZATO DAL GIUDICE – A suo discarico “Baccus” chiama a testimoniare l’attuale leader del Pd ortese Gianfranco Piccirillo che, a detta del giudice, racconta una serie di baggianate. “La testimonianza del Piccirillo – si legge nella sentenza – è esemplare. Il Piccirillo, attivista politico ed avversario del Brancaccio (indirettamente dei Villano oggi al suo fianco), si affida alle voci di corridoio per proporre interrogazioni parlamentari, ricorsi al Tar ed al Capo dello Stato, senza recare una sola informazione utile al fine di provare che l’assunzione del Villano fosse avvenuta illecitamente. L’accusa politica, che il Piccirillo muove nei confronti della Amministrazione comunale, – conclude il giudice – si basa (come è lecito che in politica avvenga) su deduzioni, suggestioni, “sentito dire” ma non può divenire base oggettiva per poter affermare l’irregolarità dell’assunzione del Villano”. In altre parole il giudice Nigro dice a Piccirillo: impara a fare la politica e soprattutto non presentare esposti in base a deduzioni, suggestioni e sentito dire. Per il leader dem l’ennesima figuraccia. Ma lui si è fatto scivolare tutto addosso come se nulla fosse. Ha cose ben più gravi a cui pensare: come restare a galla nel mare di debiti nel quale naviga da anni. Tornando a Cristofaro Baccus Orlando il giudice sottolinea che “nessuna prova della verità delle affermazioni è stata data”. E quindi, conclude il magistrato, “l’affermazione del Cristofaro e del Lavino è falsa e lesiva della reputazione della persona offesa e sul punto essi non possono invocare alcun diritto di critica politica”. Morale della favola: Giuseppe Lavino e il consorte dell’assessore Belardo sono stati condannati per diffamazione aggravata ai danni del tecnico comunale Raffaele Villano. Umberto Eco sosteneva che Facebook è “lo sfogatoio degli imbecilli”. Ogni riferimento è puramente casuale.

Mario De Michele

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