AVERSA – Dopo tanto discorrere sulla ricerca di nuove strategie di sviluppo economico e industriale all’insegna delle sostenibilità, tema particolarmente sentito in un territorio devastato da lunghi anni di scempi ambientali come quello dell’agro aversano, approda finalmente in terra di ecomafie il Movimento per la Decrescita Felice (MDF). A quasi cinque anni dalla sua nascita (gennaio 2007), e forte del coinvolgimento di numerose città sparse su tutto il territorio nazionale, sbarca ad Aversa una delle realtà più interessanti del panorama economico-ambientale italiano.

“Debiti pubblici, crisi economica e decrescita felice, idee per un nuovo modello di sviluppo”. Questo il titolo del convegno che lo scorso 2 dicembre ha animato le sale della facoltà di Ingegneria della SUN dove, alla presenza di numerosi tra esperti, curiosi e semplici cittadini il dottor Maurizio Pallante, esperto di politica energetica e tecnologie ambientali, autore del libro “La decrescita felice”, testo da cui prende il nome il movimento di cui lo stesso Pallante è ideatore e presidente, attraverso esempi semplici quanto diretti, ha illustrato in maniera chiara e inequivocabile le cause che hanno catapultato l’Italia, ma non solo, in una crisi tale da mandare gambe all’aria la Grecia, e da palesare il rischio bancarotta per non pochi Paesi dell’Ue, compreso il nostro.

«Il punto di riferimento essenziale – secondo il dottor Pallante – sta nell’attuale nonché storico indicatore della crescita di un Paese. Il cosiddetto PIL infatti, rappresenta una misura sterile della produttività di un Paese che non tiene per niente conto del benessere che il consumatore trae dall’acquisto delle merci prodotte». «Tanto assunto, risulta incomprensibile – afferma Pallante – l’affanno con cui si continua a parlare di rilancio economico ignorando che l’attuale modello di crescita è alla base dell’attuale crisi. Per troppi anni infatti si è privilegiato uno sviluppo tecnologico che a fronte di una maggiore produttività ha richiesto e continua a richiedere sempre meno forza lavoro, con ovvie ripercussioni negative sulla possibilità da parte dell’utenza di acquistare le merci prodotte». «Se a questo – continua il presidente del MDF – aggiungiamo l’intenzione di voler far ripartire la crescita economica a partire dal binomio tasse più alte e tagli alle spese pubbliche, allora l’effetto che si ottiene è identico, poiché una tassazione maggiore fa inevitabilmente il paio con la diminuzione di domanda di merci».

«Da qui la necessità di mettere mano a misure capaci di accrescere una domanda che in questi anni è stata sempre inferiore all’offerta – prosegue ancora Pallante – a partire dalla riduzione degli sprechi. Si pensi all’elevato consumo di energia per riscaldamento che potrebbe essere limitato incentivando il mercato delle ristrutturazioni edilizie finalizzate alla realizzazione di interventi di isolamento attraverso cui tagliare le dispersioni. Una “decrescita” dell’offerta quindi che potrebbe fa pensare a un paradosso in termini economici ma che in realtà apre le strade a novi settori industriali e occupazionali. Pensiamo allo sviluppo di materiali di nuova generazione provenienti dal settore del riciclo di materia prima seconda, ad un nuovo mercato del lavoro finalizzato al risparmio energetico delle abitazioni e ad una conseguente minore domanda di quelle fonti fossili tanto suscettibili delle instabilità internazionali». «Una serie di elementi, questi – conclude Pallante – che ci fanno comprendere come la decrescita sia l’arma del futuro per combattere seriamente la crisi economica. Bisogna anteporre alla logica quantitativa dell’occupazione, basata sulla produttività, la logica qualitativa dell’occupazione, basata sulla produttività di beni utili».

Vincenzo Viglione

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