Aversa: la clessidra corre veloce, Matacena no. Si avvicina il de profundis dell’amministrazione

di Mario De Michele
Per i filosofi il tempo non esiste. Einstein ci ha insegnato che è relativo. Nell’ambito normativo invece è tutto. In politica è decisivo. Da una scelta presa nel momento giusto dipende il futuro delle amministrazioni locali e delle città. Ad Aversa è trascorsa una settimana dalle dimissioni del sindaco Franco Matacena. Da allora il primo cittadino si è rintanato nel suo studio di commercialista. Ci può stare. Dopo lo choc una fase di riflessione è comprensibile. Ma i granelli della clessidra corrono veloci. Se entro il 5 novembre non farà un passo indietro si abbasserà il sipario su quella coalizione civica di amici diventata in meno di due anni e mezzo un covo di vipere. Da primus inter pares Matacena è il responsabile numero uno dell’instabilità perenne che inevitabilmente ha determinato un avvio amministrativo claudicante. Tante polemiche, pochi problemi risolti. In quota parte le colpe vanno distribuite tra tutti gli alleati, o presunti tali. E tra quei consiglieri comunali che in base alla logica perversa dell’uno vale uno hanno spappolato la maggioranza con continue richieste di cadreghe e posti al sole.

Ma ora la palla è nel campo del sindaco. Spetta a lui tentare di sistemare l’impianto o spegnere la luce. Mai come stavolta non c’è una terza via. E mai come oggi il tempo non è galantuomo, ma inesorabile. I primi sette giorni sono volati. Gli ultimi tredici scorreranno ancora più rapidamente, come i dardi degli arcieri che fendono spazio e tempo. Nei primi sette giorni di vacatio non sono arrivati segnali incoraggianti. Ancora una volta è mancata l’iniziativa politica. Quella con la maiuscola è un’arte nobile. È la capacità di confrontarsi, scontrarsi per poi fare sintesi. La mediazione non è una vergogna. Anzi, è sintomo di maturità. Nemmeno il compromesso è un male da osteggiare come se fosse opera del diavolo. “Meglio meno ma meglio”, sosteneva un politico che sentendosi calare nella realtà normanna farebbe i tripli salti mortali nella tomba. Per Hegel la dialettica tra tesi e antitesi è il motore della storia. E si risolve in una sintesi che fa progredire la società. Una lezione che sembra essersi persa nei meandri della politique politicienne.

Evidentemente a Matacena non piace il filosofo tedesco. In verità non si è ancora ben compreso a quale ideologia si rifaccia il sindaco. Considerando che teoria e prassi vanno a braccetto, per citare un altro famosissimo pensatore teutonico. Se ha deciso che l’amministrazione è arrivata al capolinea nessuno si strapperà le vesti. A partire dai cittadini, tra cui serpeggia un legittimo malcontento per la falsa partenza della squadra di governo. Neppure in maggioranza ci saranno pianti inconsolabili. Il presidente dell’assise Giovanni Innocenti, Aversa Moderata e la federazione dei centristi non hanno alcuna intenzione di tirare a campare. Meglio tirare le cuoia se non ci sono le condizioni per amministrare la città. Nessun patto al ribasso. No alle soluzioni tampone. Basta con gli attacchi ad personam. Riprendere il cammino con la prima marcia logorerebbe tutti, in primis il principale raggruppamento della maggioranza. Sarebbe soltanto un déjà-vu. Un altro giro di giostra senza cambiare musica.

Innocenti & co. si sono convinti che nel caso di Aversa non regge il motto andreottiano secondo cui “il potere logora chi non ce l’ha”. Dal basso arrivano precisi input a staccare la spina. Non c’è una chiusura pregiudiziale a rimettersi attorno a un tavolo. Ma non c’è neanche la volontà di andare avanti senza un patto di legislatura con un quadro politico-amministrativo definito e duraturo. Senza un progetto condiviso viene meno la stessa raison d’être della coalizione. E in caso di ribaltone, al momento non all’ordine del giorno, i centristi sarebbero ben contenti di trascorrere un periodo all’opposizione per riconquistare il cuore degli aversani. Spetta a Matacena sciogliere il nodo gordiano della crisi. Lui ha dato le dimissioni, lui deve fare la prima mossa se vuole uscire dal vicolo cieco. Ma servono i pontieri giusti. Quelli in grado di costruire, non coloro i quali sono bravi soltanto ad aggiungere altre macerie in un campo di battaglia già sanguinoso. Perché, come scriveva il Bardo: “C’è una marea nelle vicende degli uomini”. E chi perde il momento favorevole rischia di ritrovarsi in secca”.

Se invece il 5 novembre si svolgerà il funerale dell’amministrazione comunale, beh, poco male. Tre giorni prima ci sarà già stata la celebrazione dei morti.

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