La mafia prospera anche nel silenzio. Si nutre di indifferenza, cresce nell’ombra dell’omertà e trova terreno fertile dove la coscienza civile abdica al proprio ruolo. Voltarsi dall’altra parte è comodo. Guardare in faccia la realtà è un’altra storia. Soprattutto quando la realtà ha il volto inquietante della criminalità organizzata. Domani, 24 ottobre, alle ore 10.30, nella Sala consiliare del Comune di Marcianise, sarà presentato il romanzo-inchiesta “Non pensare di mafia” di Luisa Scalise, pubblicato da Massimo Carasso Editore. Un titolo che suona quasi come una provocazione. Perché di mafia, invece, bisogna pensare. E parlare. Senza reticenze. Senza omissis di comodo.
La letteratura può diventare uno strumento di denuncia. Un antidoto all’assuefazione. Lo sapeva Leonardo Sciascia, che con “Il giorno della civetta” portò la mafia dentro la coscienza nazionale quando molti preferivano considerarla un’invenzione o un problema lontano. Lo aveva compreso anche Roberto Saviano, facendo della narrazione un mezzo per squarciare il velo sugli affari della criminalità organizzata. Scrivere significa talvolta disturbare. Mettere in discussione le verità ufficiali. Illuminare ciò che qualcuno vorrebbe lasciare al buio. Una forma di counter-narrative contro il racconto rassicurante di chi sostiene che tutto vada bene.
L’iniziativa, patrocinata dal Comune di Marcianise, si inserisce in questa prospettiva culturale e civile. Non una semplice presentazione libraria, ma un’occasione per discutere di legalità, giustizia e responsabilità collettiva. Perché la lotta alla mafia non può essere affidata soltanto alle forze dell’ordine e alla magistratura. È anche una questione di educazione, partecipazione e coscienza critica. Un impegno quotidiano. Non uno slogan da esibire nelle ricorrenze ufficiali per poi riporlo nel cassetto il giorno successivo.
Ad aprire l’incontro saranno i saluti istituzionali del sindaco Maria Luigia Iodice e del direttore de L’inviato News Fiore Marro. Il dibattito sarà moderato da Rosalba Cibelli, attivissima consigliera comunale del Movimento 5 Stelle. Interverranno gli avvocati Enzo Foglia e Antimo Rondello, il deputato Dario Carotenuto e la deputata Enrica Alifano. Un confronto tra esperienze e sensibilità diverse attorno a un principio fondamentale: la legalità non è un optional della democrazia. È la sua condizione di esistenza.
Ma la giornata non si esaurirà tra le pagine di un libro. Avrà un secondo momento dal profondo significato umano e sociale. Al termine della presentazione, l’associazione Scarpette e Zainetto donerà alla famiglia di Pompeo Mezzacapo una Panchina Bianca dedicata alle vittime degli incidenti mortali sul lavoro. La panchina sarà successivamente installata in piazza Nassiriya, a Marcianise. Un simbolo semplice. E proprio per questo potente. Perché dietro la fredda espressione burocratica “morti bianche” ci sono persone. Famiglie. Esistenze spezzate. Progetti interrotti. Una quotidianità che improvvisamente precipita nel dolore. E quel bianco, apparentemente innocente, non deve cancellare le responsabilità quando una tragedia poteva essere evitata.
La sicurezza sul lavoro non può ridursi a una formula di circostanza. Né trasformarsi nell’ennesimo déjà-vu di dichiarazioni solenni dopo ogni tragedia. Il diritto di tornare a casa al termine della giornata lavorativa dovrebbe essere il più elementare dei diritti. E invece continua a rappresentare, troppo spesso, una conquista negata. Primum vivere. Prima di tutto vivere. Un principio antico che conserva una drammatica attualità. Non basta commemorare chi non c’è più. Bisogna impedire che altri nomi si aggiungano all’elenco delle vittime. La memoria, senza prevenzione, rischia di diventare soltanto un rito. E i riti, quando non producono cambiamenti, finiscono per tranquillizzare le coscienze anziché scuoterle.
Due momenti apparentemente distinti. La presentazione di un romanzo-inchiesta sulla mafia e l’installazione di una panchina dedicata alle vittime del lavoro. In realtà, un unico filo conduttore: la dignità della persona. Il rifiuto dell’indifferenza. La responsabilità di una comunità nei confronti dei suoi cittadini. Perché la legalità non si misura dalla quantità di convegni organizzati o di parole pronunciate. Si misura dalla capacità di trasformare i principi in comportamenti. Di passare dalle dichiarazioni ai fatti. Dalla moral suasion all’impegno concreto. Domani mattina Marcianise avrà l’occasione di ricordarlo. Con un libro che invita a non chiudere gli occhi. E con una panchina bianca che chiede di non dimenticare. Due messaggi. Una sola responsabilità: restare umani.
Mario De Michele
LA LOCANDINA DELLA MANIFESTAZIONE






