Per intuire quale direzione stia prendendo il processo a Maria Rosaria Boccia iniziato oggi – se non bastasse lo stuolo di giornalisti che occupa le ultime file della 28esima aula del tribunale di Roma – basta leggere l’elenco dei testimoni richiesti dalle parti alla prima udienza: da Sigfrido Ranucci, che con Report diffuse un audio della stessa Boccia, fino al direttore di Oggi, Andrea Biavardi, che pubblicò le foto dell’indagata durante la finta gravidanza. Ancora: l’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi.
Ci sarà anche Arianna Meloni, sorella della premier Giorgia e dirigente di FdI. E ancora – sempre sul versante politico – il ministro della Cultura Alessandro Giuli. Ovviamente anche il suo predecessore, e parte civile insieme alla moglie nel processo, Gennaro Sangiuliano, vittima secondo la pm Giulia Guccione delle persecuzioni e delle aggressioni della Boccia. Tradotto in aula: stalking, lesioni, interferenze illecite nella vita privata, diffamazione. La Corte ha accolto queste e altre testimonianze. C’è anche un altro aspetto: l’ammissione delle tv e delle radio in aula. Hanno fatto richiesta Radio Radicale, Un giorno in Pretura, Le Iene. Differentemente da quanto accade solitamente è la difesa dell’imputata a insistere per la pubblicità del processo.
La procura si è opposta solo alle riprese de Le Iene, perché alla luce delle recenti interviste – dice la pm – occorre capire se esiste un “rapporto contrattualistico tra l’imputata e la trasmissione. Il timore è che ci siam vicinanza trasmissione all’imputata che esula dai criteri giornalistici”, chiosa. Le parti civili si sono opposte alle telecamere. Anzi hanno – quasi tutte – chiesto che il processo venga celebrato a porte chiuse. Su questo aspetto la Corte deciderà successivamente. Alla prossima udienza verrà ascoltata la moglie di Sangiuliano, l’ex ministro testimonierà a febbraio.
“Rosaria Boccia è nota oggi alle cronache perché Gennaro Sangiuliano è andato al Tg1 e ha impegnato la rete pubblica 20 minuti e ha portato allo scoperto il ruolo di Maria Rosario Boccia. Adesso che c’è la possibilità di ristabilire la verità in contraddittorio viene chiesta l’audizione a porte chiuse, oggettivamente è fuori da ogni logica”, dice l’avvocato dell’imputata Francesco Di Deco, che insieme all’avvocato Sapia conclude: “Ci si immagina che lo stalking coinvolga una persona che segue che fa appostamenti, che manda messaggi, che fa telefonate ma nulla di questo è stato contestato né prima e di conseguenza neanche successivamente al rinvio a giudizio della dottoressa Boccia”.





