CESA – Riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Cesario Villano. “A volte mi chiedo perché, nonostante ci metta tanta passione nella politica, poi non abbia mai partecipato attivamente più di tanto alla politica politicata. Poi mi rispondo: perché la politica politicata non è per me, ma lo è la Politica.

E ogni volta che mi sento chiamato a partecipare, che il mio senso civico mi tira per la giacca, le persone, le cose, le situazioni mi rimettono in moto un senso di montante pesante nausea. Quello che io penso che debba essere la Politica: consiste nella risoluzione dei problemi cogenti e nella visione di un futuro prossimo. Io intendo la Politica come analizzare e proporre soluzioni, escogitare vie d’uscita, sistemare pregressi precari e, contemporaneamente, guardare lontano, cercare di riuscire ad immaginarsi cosa il mio Paese, con la P maiuscola potrà e dovrà diventare. Forse tutto questo fa parte di quel bagaglio culturale o, se volete, deformazione professionale fatti di analisi, sintesi e soluzione. A me la politica del Risiko fatta da conventicole autoreferenti ed autonominate, da pochi autoeletti che, solo per aver comprato una tessera di partito, si sentono autorizzati a spartirsi torte e pasticcini, poltrone e sedioline, senza preoccuparsi dei perché e dei per come mi da l’allergia.

 

Che ci posso fare? Non mi suscita entusiasmo ma un diffuso senso di malessere e una sensazione proprio di…schifo. Ho il voltastomaco per la politica fatta da divisioni e non da condivisioni; è emetica, per me, la politica che parla di pacchetti di voti da spostarsi di qui o di lì e che, ogni volta, è puntualmente smentita. No vi dico poi quella che pensa solo ai risultati per gestire potere, interessi e mettere le mani sul mio Paese. Vedo, sento, leggo, ascolto di gruppuscoli di persone che passano intere serate a discutere con chi e contro di chi allearsi, a chi farla pagare, come vendicarsi, cosa spartirsi. I classici cacciatori che vendono la pelle dell’orso prima di averlo ammazzato. Non mettendo in conto non solo che non ammazzino l’orso ma che anche l’orso li può ammazzare. A me piacerebbe che la politica fosse Politica; che fosse democraticamente corale e partecipata, che si parlasse a tutti di idee e di progetti, di soluzioni, di programmi. Che per ogni difetto analizzato – ci fosse una soluzione. Mi piacerebbe che il Paese ed il territorio fossero visti come una risorsa da governare e valorizzare, non come un bottino da spartirsi e da sfruttare.

Mi piacerebbe ascoltare discorsi su come fare, sul futuro, sulle direzioni da intraprendere, sulle qualità da implementare e sulle negatività da scardinare. Invece continuo a sentire discorsi di nomi e cognomi, di divisioni atomiche solo perché chi non riesce a discutere le sue idee fa prima a sbattere la porta che a lottare perché le sue idee ed istanze possano avere considerazione. Delle due l’una: o i partiti sono cosche dedite alla gestione del potere e degli interessi inconfessabili di pochi, o sono delle palestre di cultura e civiltà. Se il primo caso è quello più reale, mi chiedo perché ci sia chi continui a vagare ramingo da un partito all’altro in cerca di ascolto o di considerazione ma sempre usando le stesse perverse liturgie e regole e non, invece, ci si ritrovi con altra gente ed altri metodi, ci si butti alle spalle le liturgie consunte e perverse della politichetta politicata e, con fare propositivo ed innovativo, si impegni per una nuova visione politica partecipata. Invece tutti i giocatori appassionati del “Risiko del rosico”, del “Piccolo politico” o de “L’allegro partito” giocano con le vecchie regole e poi si lamentano che non ci siano novità. In questo modo i giovani, i mitici giovani, sono sempre evocati ma ben tenuti a distanza, se non addirittura insultati e beffeggiati, quando osino portare aria nuova e idee nuove. In questa maniera non se ne esce.

Non se ne esce se si pensa solo “a vincere”, persino alleandosi contro natura con il diavolo di ieri solo perché, in teoria, portatore di voti oggi. A me non interessa il “nome del sindaco”, mi interessa quello che ci si propone di fare e il metodo che si intende applicare. L’esperienza dei navigati in politica serve, serve a livello culturale, serve a livello burocratico. Ma se siamo arrivati dove siamo bisognerà pure dire, come il bambino del “Il re è nudo”, che chi ha governato fin qui ha fallito. Passi indietro ne dovrebbero fare tanti ed in tanti. Se non hanno la dignità di farli, stiano pure là a godersi il loro meritato insuccesso. E chi li smuove!!! Bisognerà, allora, trovare strade nuove, comuni, partecipate, condivise. Bisognerà che i cittadini si ritrovino fuori dai partiti o pseudo tali. Si aprano spazi dove si parli di analisi e soluzioni. Non certo di alleanze e divisioni. Bisognerà smarcarsi da questi placcaggi asfissianti e andare per altre strade. Ignorare le mummie, gli “attakkati alla poltrona”, e creare nuove prospettive. Per fare questo servono forze vergini, nuove, propositive e propulsive. Gli scheletri e i vecchi merletti, con i loro arsenici, lasciamoli nell’armadio di un passato prossimo inglorioso.

NOVITA! Per i riciclabili c’è solo la differenziata. Io voglio una CESA giovane e libera. C’è la capacità si rimettere insieme tutta la società civile ed i partiti su basi paritetiche basate sulle idee e fuori dalle consunte regole di questo gioco al massacro? Se la possibilità ci fosse si percorra, altrimenti al diavolo tutti i partiti e i loro lacchè e si faccia qualcosa di veramente innovativo e produttivo che possa suscitare speranze ed emozioni. L’alternativa è solo la morte della democrazia tramite l’assenteismo”.

 

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