Cesa, Guida restringe le fogne e allarga i problemi: corso Umberto I un altro disastro annunciato

A Cesa persino Kafka rimarrebbe senza parole. Dopo il disastro del restyling di piazza De Michele, con il cantiere fermo da sei mesi, il sindaco Enzo Guida potrebbe regalare alla città un’altra perla di ingegneria amministrativa. Stavolta il palcoscenico è corso Umberto I, dove sono in corso i lavori per la nuova rete fognaria. L’obiettivo dichiarato è migliorare il deflusso delle acque ed evitare i continui allagamenti. Il rischio è ottenere l’effetto opposto. Un capolavoro di reverse engineering applicato alle opere pubbliche: spendere soldi per trasformare un problema in un problema più grande.

Dubbi sulle tubature

Il nodo, anzi il tubo, è tutto qui. Secondo quanto emerge dalle informazioni raccolte, l’attuale condotta fognaria avrebbe dimensioni imponenti, quasi quelle di una galleria sotterranea. La nuova tubazione invece sarebbe di diametro inferiore. In sostanza si passerebbe da un’infrastruttura molto ampia a una più stretta. Una sorta di dieta dimagrante imposta alle fogne. Peccato che l’acqua piovana non conosca le prescrizioni del nutrizionista e, quando arriva un temporale, non chieda il permesso al sindaco prima di scendere copiosamente. Naturalmente il diametro di una condotta, da solo, non basta per stabilire se un sistema fognario funzionerà meglio o peggio. Contano pendenze, materiali, portate, collegamenti e caratteristiche dell’intera rete. Proprio per questo sarebbe opportuno che l’amministrazione rendesse pubblici i dati tecnici del progetto e spiegasse ai cittadini come una tubazione apparentemente più piccola possa garantire un deflusso più efficiente. Una domanda semplice. Talmente semplice da risultare forse imbarazzante.

Il municipio di Cesa

Ma il possibile flop idraulico non è l’unica incognita. Il cantiere procede a singhiozzo. I lavori sono stati interrotti più volte senza che siano state comunicate ufficialmente le ragioni degli stop. Una sorta di work in progress intermittente. Si scava, ci si ferma, si riparte. Il tutto nel cuore della città, con pesanti ripercussioni sulla circolazione e sulla quotidianità di residenti, automobilisti e commercianti. E qui arriva il secondo paradosso. Sul corso mancano ancora un’adeguata segnaletica preventiva dei lavori e le indicazioni dei percorsi alternativi. Chi arriva in centro rischia di scoprire il cantiere quando ormai è troppo tardi per evitarlo. Altro che smart city. Siamo alla navigazione per tentativi. Una caccia al tesoro urbana nella quale il premio finale è riuscire a uscire dal traffico.

Chi sta effettuando i lavori?

Il vero capolavoro è sulla recinzione del cantiere. Non risultano esposte le informazioni fondamentali sull’intervento: nome dell’impresa esecutrice, importo dei lavori e riferimenti alla direzione dei lavori. Un’opera pubblica senza una carta d’identità immediatamente visibile. Il cantiere c’è, gli scavi pure, i disagi abbondano. Ma per sapere chi esegue l’intervento, quanto costa e chi ne dirige l’esecuzione bisogna evidentemente trasformarsi in investigatori. Un mystère amministrativo. La questione non è soltanto estetica o burocratica. La trasparenza sui lavori pubblici non è una gentile concessione del sindaco. È un principio fondamentale dell’azione amministrativa. E la presenza delle informazioni di cantiere, secondo le prescrizioni applicabili all’intervento, risponde anche a precisi obblighi normativi. Sarebbe quindi utile chiarire perché quei dati non siano visibili e dove possano essere consultati.

Enzo Guida durante un comizio

D’altronde Enzo Guida sembra avere una particolare inclinazione per le opere pubbliche destinate a far discutere più per i risultati che per le inaugurazioni. Piazza De Michele ha già lasciato in eredità polemiche e contestazioni. Adesso corso Umberto I rischia di diventare il sequel di una saga amministrativa nella quale il lieto fine è sempre annunciato, mentre il finale vero resta tutto da verificare. A questo punto viene in mente il celebre principio di Cartesio, cogito ergo sum. A Cesa potrebbe essere aggiornato in scavo ergo sum. Scavo, dunque amministro. Poco importa se il traffico impazzisce, se i cittadini non conoscono i tempi dell’intervento e se sull’effettiva capacità della nuova rete fognaria restano interrogativi ancora senza risposta. Perché il punto politico è proprio questo. Non basta aprire un cantiere per dimostrare di saper governare. Bisogna progettare bene, organizzare i lavori, ridurre i disagi e soprattutto garantire che l’opera risolva il problema per il quale viene realizzata. Tutto il resto è maquillage amministrativo.

Se alla fine dei lavori corso Umberto I continuerà ad allagarsi, o peggio si allagherà più di prima, il sindaco avrà compiuto un’impresa davvero memorabile: trasformare la soluzione nel problema. Dopo piazza De Michele, sarebbe un’altra catastrofe annunciata. Con una differenza sostanziale: stavolta il rischio non è soltanto fare acqua politicamente. È farla arrivare più copiosamente di prima nelle strade e nelle abitazioni.

Mario De Michele

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