Alla fine il tempo è galantuomo. E va in soccorso di chi aveva visto lungo lanciando l’allarme su un tesseramento, quello del Pd di Caserta, talmente dopato da valicare i limiti dell’osceno. I fatti, scandalosi e indecenti, hanno dato ragione a Francesco Boccia. Il commissario uscente dei dem campani ha previsto con ampio anticipo quello che poi sarebbe accaduto: un assalto alla diligenza mai visto prima nella storia del Pd. Oltre 2mila iscritti raccattati in 48 ore. Nemmeno Iron Man ci sarebbe riuscito. I furbetti delle tessere non sono super eroi. È gentaglia. Da gettare nel sacchetto dell’indifferenziata. E buttare via, prima possibile, nel camion dei rifiuti umani e politici. Un’altra occasione persa, come rileva giustamente il senatore Boccia. Un colpo letale al rilancio dei dem di Terra di Lavoro. Una porcheria. Un partito di fatto commissariato da 15 anni con pseudo-leader che fuoriescono dal terreno come gli zombi di Romero solo per acquistare giganteschi pacchetti di tessere trasformando il congresso in un grande imbroglio. Truffatori seriali. Ladri di sogni. Che senza pudore hanno gonfiato all’inverosimile la platea degli iscritti: da 1.500 a 6.800. In alcuni circoli, come quello di Sessa Aurunca, dove ha continuato a spadroneggiare Gennaro Oliviero, ci sono più iscritti che votanti. Fiumi di soldi per “comprare” tessere e finti democratici. Fiumi di fango sul Pd. Provvidenziale l’intervento massivo della commissione nazionale per il congresso che ha usato il machete. Grazie all’intervento di Roma sono rotolate 3.700 teste. La platea si è ridotta a 3.100. I vertici dem hanno compreso, anche per la battaglia di Boccia e dei seguaci di Cuperlo (Camilla Sgambato in testa), che non era più il tempo di usare il fioretto. Bisognava sfoderare le sciabole per fare pulizia. Recidere il nodo scorsoio. Per ridare un minimo di credibilità al Pd di Caserta. Certo, il danno è fatto. L’immagine dei dem casertani è stata nuovamente sfregiata. Ne è uscita a pezzi. Ma per una volta gli autori del colossale raggiro sono stati puniti con intransigenza. Non basta. Anche su questo Boccia è seduto sulla sedia della ragione. Le scorie vanno smaltite al più presto. Chi ha indossato la maschera della vergogna deve essere cacciato. “Bisogna prendere – afferma il senatore – la distanza, anche fisica, da chi adotta metodi di cui dovrebbe vergognarsi”. Boccia non nasconde la sua delusione per lo scivolone di Pina Picierno. Il vicepresidente del Parlamento europeo ha ricondotto il caso Caserta nel solco liquidatorio delle “strumentalizzazioni tra mozioni”. “Di fronte a comportamenti deplorevoli – osserva il numero due della piattaforma di Elly Schlein – si deve decidere da che parte stare”. Guccini direbbe: “Bisogna saper scegliere in tempo, non arrivarci per contrarietà”. Boccia ci è arrivato per tempo. E continuerà a tracciare il sentiero della sobrietà e dell’onestà. Su Oliviero è come sempre diretto. Non c’è più spazio per il politichese e per i compromessi al ribasso: “Il congresso sarà l’occasione per marcare una differenza netta tra chi condivide i metodi di Oliviero e chi vuole un partito-comunità come Schlein”. Non c’è un’exit strategy. Bisogna usare la scure. Chi ha una cultura padronale del Pd, chi proviene da partiti-persona non può redimersi. E in ogni caso non c’è pentimento che tenga di fronte allo scempio delle tessere mongolfiera. Chi ha imbrogliato deve pagare. Lo scontro non riguarda le mozioni. Riguarda il futuro dei democratici, del popolo del centrosinistra. Un congresso costituente macchiato da nefandezze inqualificabili è minato dalle fondamenta. Fa passare il messaggio devastante che il cambiamento, il rinnovamento radicale, la nascita di un soggetto politico davvero nuovo sono sono parole vuote. Francesco Boccia lo ha capito in tempi non sospetti. Non era tatticismo. Era il frutto di una visione strategica basata sulla consapevolezza che il Pd, in particolare quello casertano, era all’ultima spiaggia. In pochi lo hanno compreso. Per fortuna il tempo è galantuomo. Roma ha decretato la condanna a morte dei malfattori. Meglio tardi che mai.

Mario De Michele

LA VIDEO INTERVISTA A FRANCESCO BOCCIA



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