Antonino Santillo fa fuori dalla maggioranza ben quattro consiglieri comunali in solo colpo. Alla riunione convocata per oggi dal primo cittadino non sono stati invitati l’indipendente Raffaele Lampano, Giovanna Migliore e Imma Liguori di Nuova Immagine per Orta e Tiziana Dirasco di Rinascita Ortese, gruppo coordinato da Raffaele Arena. Al vertice non hanno preso parte i tre esponenti di Coraggio Nicola Russo, Raffaela D’Ambrosio e Anna Cirillo, tutti assenti per motivi di lavoro. Sarà vero? Si è discusso – si legge nel messaggio WhasApp del sindaco – “sul nuovo assetto della maggioranza a seguito delle espressioni di voto espresse nell’ultima seduta di Consiglio Comunale, nonché di successive pubbliche dichiarazioni apparse negli ultimi giorni sugli organi di stampa; sulla questione ex Municipio Atellano e su eventuali altre questioni politiche-amministrative”. Il tema caldo è la cacciata dalla squadra di governo dei quattro consiglieri “non allineati”. Migliore, Liguori e Dirasco sono finite nel mirino di Santillo perché si sono astenute sull’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato. È probabile che il primo cittadino abbia usato il pugno di ferro per dare una lezione anche a Eduardo Indaco e Giovanni Misso, referenti di Nuova Immagine per Orta. Due esponenti politici che, assieme al “gustatore” per eccellenza Pasquale Ragozzino di Coraggio, a detta del sindaco avrebbero più volte messo il bastone tra le ruote all’amministrazione comunale. Dirasco è stata “punita” anche per le sue esternazioni giornalistiche, caratterizzate da critiche pesanti, ma sempre costruttive, all’indirizzo della fascia tricolore. Insomma Santillo sveste i panni del democratico e indossa quelli del podestà. La scelta di mandare nei banchi dell’opposizione quattro consiglieri eletti nelle fila della maggioranza è di una gravità inaudita. Una scelta assunta senza nemmeno consentire agli interessati di esporre la propria posizione politico-amministrativa. Quello che potrebbe sembrare un segnale di forza è in realtà l’ennesima conferma dell’incapacità di Santillo di essere il leader della coalizione. Non solo. È il frutto degli scarsi, se non inesistenti, risultati ottenuti in 9 mesi di mandato. Per scaricare le sue enormi responsabilità sugli altri il sindaco usa l’arma dello scaricabarile e trasforma Migliore, Liguori e Dirasco in agnelli sacrificali da gettare in pasto all’opinione pubblica. Il voto di astensione sul bilancio è sicuramente un motivo di discussione interna. Ma tre consiglieri comunali non possono essere cacciati dalla maggioranza per aver espresso una posizione divergente rispetto a quella del primo cittadino. Il civico consesso è il luogo in cui gli eletti rappresentano gli elettori. Il vincolo di mandato è con i cittadini, non con il sindaco. La decisione fascistoide di Santillo introduce un grave precedente: “Chi non è con me è contro di me”. Un motto che cancella con un tratto di penna nera il confronto democratico. “Il sindaco – commentano a caldo Dirasco, Migliore e Liguori – tradisce la volontà del popolo. Tre consiglieri comunali che lottano da sempre per i diritti dei cittadini e che da sempre sono al fianco di quest’amministrazione vengono cacciati dalla maggioranza perché non hanno abbassato la testa rispetto a comportamenti antidemocratici. Dopo il consiglio comunale – aggiungono Dirasco, Migliore e Liguori – non siamo mai state chiamate per un confronto. All’improvviso apprendiamo dagli organi di stampa di essere state spedite all’opposizione. Il sindaco non ha avuto nemmeno gli attributi di dirci in faccia quello che pensava”. Diversa la posizione di Lampano. Attraverso un post Fb (pubblicato da Italia Notizie) l’ex capogruppo di Orta al Centro ha attaccato, anche sul piano personale, il primo cittadino. In questo caso la reazione di Santillo appare legittima. Non si può sparare a zero sul capo dell’amministrazione e poi, come se nulla fosse, restare in maggioranza. Sono le regole della politica. Anche perché Lampano non si è degnato nemmeno di rettificare o chiedere scusa. Dunque, è la fine che si meritava. Inaccettabile invece il comportamento adottato con Migliore, Liguori e Dirasco. Se Santillo pretende di trasformare i consiglieri in cagnolini da compagnia andrà a sbattere contro un muro. E si farà molto male. Non ha il fisico. E nemmeno l’autorevolezza. Perché non ha chiesto le dimissioni da presidente dell’Assise a Giuseppe Massaro? Giovedì scorso in municipio il capo del civico consesso ha apostrofato Santillo con epiteti irripetibili. Da bollino rosso. Forse perché Migliore, Liguori e Dirasco sono persone perbene e oneste mentre teme la veemente reazione di Massaro e dei suoi accoliti? Un sindaco forte con i deboli e debole con i forti l’unico gesto decente che può fare, per salvare un po’ di faccia, è rassegnare le dimissioni. Ma per davvero.

Mario De Michele

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