È davvero un brutto periodo per Adele Ferrante e Francesco Silvestre. La responsabile dell’ufficio tecnico e il “capo” dell’area economico-finanziaria del Comune di Orta di Atella rischiano la sospensione dal servizio. I due funzionari sono coinvolti nell’inchiesta sugli abusi edilizi commessi durante gli anni del cemento. Lo scorso 27 novembre è stata notificata a entrambi la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal pm Patrizia Dongiacomo al Tribunale Napoli Nord. Silvestre è accusato di aver attestato “falsamente l’inesistenza di debiti fuori bilancio pur in presenza del parere non favorevole dei revisori dei conti”. Nel mirino degli inquirenti è finita la deliberazione di consiglio comunale n. 20 del 31 maggio 2013 con cui fu approvato il conto consuntivo per l’anno 2012. All’epoca dei fatti Francesco Silvestre svolgeva le mansioni di segretario facente funzioni e di dirigente dell’area finanziaria. Sul piano giudiziario ancora più critica la posizione di Adele Ferrante. L’ingegnere è sotto inchiesta perché secondo il pm “ha omesso, in qualità di dirigente dell’Utc, ogni azione di controllo sul rilascio degli atti amministrativi e non ha esercitato l’attività di verifica”. La Ferrante dovrà dar conto insomma di decine e decine di permessi di costruire.

Per valutare lo “status” dei due funzionari la giunta targata Andrea Villano ha avviato, sulla scorta del decreto Madia, la procedura per costituire la commissione che sentenzierà su eventuali provvedimenti disciplinari. L’organismo sarà composto da tre dipendenti comunali in possesso di incarichi direttivi. Non è per nulla esclusa una misura drastica come la sospensione dal servizio. Molto dipenderà dall’esito dell’udienza preliminare davanti al Gup Valentina Giovanniello fissata per il prossimo 28 gennaio. Il giudice si pronuncerà sulla richiesta di rinvio a giudizio presentata dal pm nei confronti di Ferrante, Silvestre e altre 61 persone. La vera novità importante riguarda l’approccio dell’amministrazione rispetto alla vicenda giudiziaria. Il Comune di Orta di Atella si costituirà parte civile. Lo ha deciso il sindaco Villano. Una scelta assolutamente condivisibile se non obbligata. L’Ente locale è parte offesa. E quindi è giustissimo che in un eventuale processo faccia valere le proprie ragioni. Per una volta gli interessi della città vengono anteposti a quelli di bottega. Chi si opponesse alla determinazione della “fascia tricolore” ne risponderebbe davanti al popolo.

Diamo atto al primo cittadino che sembra essersi reso conto della necessità di imprimere una svolta all’azione della maggioranza soprattutto nella direzione della legalità. Per la palese incapacità politica degli altri gruppi l’agenda amministrativa è dettata da Campania Libera. I boschiani portano in continuazione l’acqua al proprio mulino. Salvatore Del Prete porta cascate. Con questa lena non si va da nessuna parte. Lo dimostrano anche gli scarsi risultati attenuti finora dalla squadra di governo. Incolpare solo Villano è ingeneroso. Spetta ai consiglieri comunali delle altre liste darsi da fare e smetterla di considerare l’incarico istituzionale come un gioco. Devono rimboccarsi le maniche per evitare che gente come Del Prete occupi anche i loro spazi. Dal canto loro i politici devono finirla con lo scaricabarile e supportare i propri rappresentanti istituzionali per nulla produttivi.

Tornando al procedimento penale sulla cemetificazione selvaggia c’è da segnalare che in base alle accuse rivolte ai tecnici comunali l’inchiesta poteva essere denominata “Operazione Arena-Iovinella”. Erano loro i “padroni” dell’Utc durante il boom edilizio. Basta leggere le carte per notare che i nomi dei geometri Nicola Iovinella e Nicola Arena sono presenti in quasi tutti i permessi di costruire illegittimi rilasciati dal Comune. Vi starete dicendo tra voi e voi che saranno sicuramente rinviati a giudizio. Macché. Si sono salvati grazie alla prescrizione. Un colpo di spugna che provoca rabbia e indignazione. Però c’è ancora una piccola speranza che giustizia sia fatta. Visto che il geometra Nicola Iovinella ha la faccia di bronzo di filosofeggiare sul tema della legalità potrebbe, come prevede la legge, rinunciare alla prescrizione e dimostrare la sua innocenza nelle aule dei tribunali. Sarebbe magnifico. Ma è già da molti anni che non crediamo più nelle favole. Tantomeno nei miracoli.

Mario De Michele

 

 

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