
di Mario De Michele
È proprio vero: “Dio li fa e poi li accoppia”. Ed ecco che nella campagna per imbavagliare l’informazione libera, quella in prima linea contro l’affarismo politico-amministrativo, formano un’associazione social Angelo Brancaccio, ex sindaco di Orta di Atella e definito dai giudici “padrone della città”, Enzo Guida, primo cittadino di Cesa, Alfonso Oliva, ex vicesindaco di Aversa, e un noto pedofilo, dedito al turismo sessuale a Cuba. Un quartetto che per motivazioni diverse unisce le forze per alimentare una campagna su Fb contro il sottoscritto nel palese tentativo di tapparmi la bocca, screditarmi e depotenziarmi agli occhi degli utenti social.

L’OFFENSIVA SOCIAL DI BRANCACCIO
Dopo la denuncia per calunnia ai suoi danni, nella quale ricostruivo una piccola parte del suo impero economico post boom edilizio di Orta di Atella, Brancaccio è andato su tutte le furie e negli ultimi quattro mesi ha pubblicato su Fb circa cento post contro il sottoscritto. Il contenuto, scritto in un italiano molto incerto, tipico degli scolaretti di scuola media, è irripetibile. Non lo riporto perché è al vaglio delle autorità competenti. Pur di neutralizzarmi, anzi annientarmi, “il padrone di Orta di Atella”, condannato in via definitiva per associazione mafiosa per aver stretto durante il sacco della città un patto con il clan Mallardo e i Casalesi e interdetto perennemente dai pubblici uffici, ha ordito un piano diabolico inventandosi di sana pianta di aver subito una presunta estorsione da parte mia. Considerata la sua condanna per 416-bis la sua accusa suonava come una serenata a casa dei suonatori.

ARRESTO E SCARCERAZIONE
Per l’obbligatorietà dell’azione penale il pm Quaranta della Procura di Napoli Nord avvia le indagini a mio carico delegando la polizia giudiziaria. Piccolo inciso: Brancaccio sempre su Fb faceva più volte intendere di avere una sorta di “filo diretto” con le forze dell’ordine. Tutte balle ovviamente, come le tantissime altre dispensate via social. Dura lex, sed lex. Il 30 giugno 2025 l’ex sindaco ortese completa il suo mefistofelico piano: vengo arrestato e condotto in carcere. Quindici giorni dopo, il 15 luglio, il Riesame di Napoli mi scarcera. Il collegio, composto da una presidente e due giudici a latere, tutte donne, entra nel merito e sentenzia: “Il reato di estorsione non si configura”. Non viene applicata alcuna misura cautelare alternativa, come i domiciliari o l’obbligo di firma. Torno totalmente in libertà.

I WEBETI SI SCATENANO
Quindici giorni di inferno? No. Giorni difficili, però. Già al momento del mio arresto nessuno, neppure i miei più acerrimi nemici, crede che io sia colpevole. Ma si forma una piccola banda di accusatori “interessati”, capitanata da politici e amministratori comunali finiti nel mirino delle mie inchieste sugli enti locali. Si associano pochissimi scappati di casa, gente frustrata per la mediocrità delle loro vite. Persone neppure alfabetizzate, nani e ballerine che hanno monetizzato i servigi resi ai potenti di turno con posti di lavoro, progetti GOL per i figli e incarichi per le figlie o che per essere stati definiti ciucci o ciucce, la pura e riscontrabile verità, si accaniscono contro di me sfogando il loro istinto di leoni da tastiera.

ASSOLUZIONE E ACCANIMENTO
Dopo la mia scarcerazione il pm dispone un supplemento di indagine. Ed è giusto. La dottoressa Quaranta vuole vederci chiaro a 360 gradi. Insomma fa il suo dovere. Lo scorso 22 ottobre il giudice Berrino del Tribunale di Napoli Nord mi assolve: “Il fatto non sussiste”. Finisce il calvario. E giustizia è fatta. Quattro mesi prima, allarmato per la mia denuncia sulla provenienza dei soldi del suo impero economico, Brancaccio avvia una furibonda campagna social contro di me. Chiama in causa mio padre 83enne, mia madre disabile, mia moglie, docente di liceo, e mio figlio, studente universitario. In preda a un’ira furiosa l’ex sindaco di Orta di Atella pubblica su Fb di tutto e di più: atti coperti da segreto, chat private e addirittura un mio certificato medico definendomi “pazzo” come se avere un umore un po’ ballerino (come il 73% della popolazione europea) fosse un reato. Mi apostrofa nei modi più squallidi e scurrili di questo mondo. Non si ferma neppure di fronte alla sentenza di assoluzione perché il suo obiettivo è chiaro fin dall’inizio: screditarmi, isolarmi, creare il deserto attorno a me, in modo da ostacolare il mio lavoro di inchiesta. Il medesimo scopo di altri amministratori locali che non vedevano l’ora di sbarazzarsi di me perché gli davo fastidio. Per i potenti la verità fa male ed è insopportabile. Per i loro zerbini pure.

IL PEDOFILO, IL SINDACO GUIDA E BOVE
Il primo spalleggiatore di Brancaccio è un noto pedofilo. Per conferma chiedere ai suoi concittadini. A ruota il sindaco di Cesa Enzo Guida. Per la fascia tricolore cesana la mia vicenda giudiziaria è un’occasione ghiotta per distogliere l’attenzione dalle proprie vicende amministrative. È un mezzo di distrazione di massa per far passare un messaggio distorto: “Vedete, le inchieste di Mario De Michele su parentopoli, concorsopoli e su appalti a coop sociali considerate legate ai Casalesi non sono attendibili”. Anche a Guida è andata malissimo: sono stato assolto da tutte le denunce per diffamazione presentate da lui e dai suoi tecnici e dipendenti comunali di fiducia. Nell’ultima recente assoluzione pm e giudice dicono a lettere cubitali: “Il giornalista ha scritto la verità”. Prendi e porta a casa.
A commento di un post di Brancaccio, infarcito delle solite offese gratuite di ogni sorta e con l’annuncio di pubblicare altre nefandezze, Guida scrive: “Non aspettare a stasera fallo quanto prima” (foto in basso). Emblematica la risposta di Brancaccio: “Enzo Guida, questioni di lavoro non me lo permettono, sappi signor sindaco che nell’elenco testi farò inserire anche a te oltre a quella all’ex presidente del consiglio…”. E poi il consueto fuoco di fila di attacchi alla mia persona. Guida risponde: “Angelo Brancaccio a disposizione per raccontare la verità”. Al netto della sua pretesa di “raccontare la verità”, che ha suscitato ilarità generale, quello che balza agli occhi è la comunanza tra Guida e Brancaccio. Il sindaco di Cesa si schiera pubblicamente al fianco di un soggetto condannato per camorra, in quanto intraneo ai clan. E sovverte il principio costituzionale di presunzione di innocenza, trasformandolo in presunzione di colpevolezza. Nessun avvocato penalista, nemmeno uno di fascia bassa, arriverebbe a tanto.
Ma per colpire il sottoscritto Guida farebbe questo ed altro. Come ha fatto del resto un candidato della sua lista alle ultime comunali. Per mostrare fedeltà al sovrano il pentastellato Raffaele Bove scrive sotto il commento di Guida: “Pseudo giornalaio…voleva essere il Saviano di Cesa” (foto in basso). Faccio presente al signor Bove, trombato alle comunali con un memorabile ultimo posto nella lista, che il sottoscritto non vuole essere nessun altro se non sé stesso. E ça va sans dire, non faccio uso di droga né ho mai organizzato truffe.

L’EX VICESINDACO OLIVA E “BOBBY” VIRGILIO
Un altro membro della banda social è Alfonso Oliva, cacciato dalla giunta da Franco Matacena. L’ex vicesindaco di Aversa, assieme al consigliere “Bobby” Massimo Virgilio, come lo chiama la sua collega Adele Ferrara, attinge a piene mani dal profilo Fb di Brancaccio per rilanciare a sua volta perfino il mio certificato medico. Pure Oliva è un avvocato. Anche un azzeccagarbugli sa che è severamente vietato pubblicare dati particolarmente sensibili delle persone. Ma io sono un nemico da abbattere, in quanto “reo” di aver rimarcato la sua inadeguatezza politico-amministrativa e i tanti strafalcioni, per non dire altro, compiuti nei suoi due anni da vicesindaco-assessore. Ovviamente anche Virgilio aveva molti sassolini da togliersi dalle scarpe perché ho avuto l’ardire di scrivere che i suoi parenti hanno avuto il via libera per realizzare quattro campi di padel a due passi dal cimitero di Aversa.

GRIFFO, AVVOCATO E AMICO
Sapete già come è finita la storia. Sono stato assolto. Soltanto ora, a distanza di molti giorni, ringrazio la mia famiglia per avermi sostenuto sempre e in tutti i modi e i tantissimi amici e conoscenti che hanno fortemente creduto nella mia innocenza. È doveroso e insieme un piacere dire “grazie” a Mario Griffo. Non è soltanto il miglior avvocato in circolazione, è soprattutto un amico. Non ce n’era bisogno, ma me lo ha dimostrato per l’ennesima volta nei nostri colloqui in carcere. “Resisti e combatti”, mi diceva con trasporto emotivo. Per il resto della vita mi porterò nel cuore e nella mente quelle parole.
LA BANDA DEGLI ONESTI SOCIAL 






