Correva l’anno 2006. L’Aversa Normanna approda agli ottavi della Coppa Italia di Serie D. In quella stagione i granata, dopo una cavalcata entusiasmante, vincono il trofeo nazionale battendo in finale i bresciani del Rodengo Saiano con un doppio 1-0 tra andata e ritorno. Il return match si svolge in terra lombarda il 18 aprile 2007. In città cortei festanti per lo straordinario traguardo. Il presidente della società è Giovanni Spezzaferri. Nella stagione successiva, 2007/2008, l’undici granata mette a segno una storica doppietta: primato nel campionato di Serie D e conquista dello Scudetto Dilettanti, competizione nazionale riservata alle squadre vincitrici dei rispettivi gironi di categoria. Per due volte le strade di Aversa si colorano di granata per un doblete da incorniciare. La città normanna sale alla ribalta del calcio dilettantistico italiano. Nel 2008/2009 la compagine del patron Spezzaferri disputa la Seconda Divisione della Lega Pro, all’epoca comunemente detta C2.

Vent’anni dopo quel 2006, che diede il via al periodo più fulgido del calcio aversano, la squadra della città delle cento chiese e del compositore di fama mondiale Domenico Cimarosa, ha raggiunto di nuovo gli ottavi di finale di Coppa Italia. Ieri gli uomini di mister Sasà Campilongo hanno travolto 6-0 L’Aquila, giunta al Bisceglia imbottita di giovani. Una data da “circoletto rosso”, come direbbe il compianto Rino Tommasi. Un risultato importante che rivitalizza l’ambiente dopo un avvio altalenante nel girone H, quello campano-pugliese-lucano, il più tosto in assoluto della Serie D. Il filo rosso tra il 2006 e il 2026 è Giuseppe De Michele, per tutti don Peppino, alias “La Storia”, decano dello sport italiano. Ieri come allora il dirigente granata sedeva in panchina, unica bandiera di quell’Aversa Normanna da record. Stavolta accanto a lui c’era un altro personaggio storico del calcio: Giuseppe Del Vecchio, già medico sociale del Napoli e membro dello staff medico della Nazionale azzurra, quest’anno medico della Real Aversa. I due mitici Peppe sono legati da un’amicizia lunga settant’anni, quasi tre quarti di secolo.

Oggi la società granata è guidata dalla famiglia Tinto. Il presidente è Angelo, suo fratello Raffaele ricopre il ruolo di vice. I due imprenditori di Sant’Antimo amano definirsi “metà aversani e metà santantimesi”. Grazie ai Tinto, alla cordata del presidente onorario Mimmo Diana e al vicepresidente-tifoso Antonio Scarpa la città di Aversa è rimasta nel calcio che conta. Grazie all’intermediazione del direttore generale Giovanni Buonomano, il titolo di Serie D, ormai in mano al Portici, è stato acquistato in extremis e con un enorme sacrificio economico da Angelo e Raffaele Tinto. Senza di loro il calcio normanno sarebbe scomparso o nella migliore delle ipotesi si sarebbe ripartiti dal campionato di Eccellenza. È sempre bene ricordarlo perché nello sport come nella vita si tende ad avere la memoria corta.

Il gruppo Tinto ha poi allargato la società a Diana e agli altri imprenditori, come Renato e Marco Ciardulli e Giovanni Minieri, che l’anno scorso a metà stagione hanno fatto un passo di lato, e a Scarpa. In poco tempo è stata allestita una squadra di ottimo livello con l’obiettivo di disputare una stagione “tranquilla” per gettare le basi di un progetto ancora più ambizioso l’anno prossimo. Al timone del team è stato chiamato Campilongo, il miglior tecnico in circolazione, con all’attivo ben cinque campionati vinti. Il direttore sportivo Livio Scuotto ha portato alla corte di Sasà nomi importanti come quelli di Addae, Vono, Prezioso, Felleca e Favetta, solo per citarne alcuni, e under di grande prospettiva come Cambrini, Hernandez, Codraro, Yimga e Corriere. Una rosa completamente rivoluzionata. Capitan Esposito e Verde sono gli unici due “superstiti” della passata stagione. Anche quest’anno hanno ampiamente dimostrato di meritare il posto da titolari.

L’alacre lavoro del ds ha fatto salire alle stelle le aspettative della piazza. Con il bel gioco proposto da Campilongo e i primi ottimi risultati stagionali l’entusiasmo del popolo granata è via via aumentato. Troppo, però. E a volte sono state alimentate critiche fuori luogo e strumentali. Dopo il cambio dei vertici societari, del tecnico e della rosa è francamente un po’ troppo pretendere di vincere sempre e subito, soprattutto in un girone insidioso, composto da compagini che investono da anni milioni di euro senza ancora fare il salto di categoria. Perché il calcio vero non è un videogame. Non basta assemblare undici nomi di qualità per conquistare la promozione hic et nunc.

La bella prestazione di domenica scorsa contro la capolista Turris, con i tre punti sfumati immeritatamente, e l’approdo agli ottavi di Coppa Italia, conquistato ieri al Bisceglia, fanno ben sperare per la prossima gara di campionato in quel di Forio d’Ischia. Come sempre Campilongo sarà fedele alla propria filosofia di gioco: possesso palla, high pressing e vocazione offensiva. La squadra ha già una chiara fisionomia tattica. Ma c’è bisogno di tempo per trovare il massimo dell’intesa, per perfezionare gli automatismi tra i reparti e per mantenere la stessa intensità fisica e mentale per tutti i novanta minuti. E soprattutto non bisogna fare drammi quando si perde o esaltarsi troppo quando si vince. Serve equilibrio in tutto l’ambiente. La Real Aversa non ha paura di nessuno e può dare fastidio a chiunque. Chi però pretende di vincere già quest’anno il campionato o non capisce nulla di calcio o è in malafede.
Mario De Michele





