A Orta di Atella è accaduto l’impensabile. Le strade sono tornate pulite. Niente miracoli, apparizioni celesti o interventi soprannaturali. È bastato affidare la guida del Comune ai commissari prefettizi, a chi considera l’ordinaria amministrazione un dovere e non un optional. Dopo il disastro politico-amministrativo targato Santillo-Brancaccio, persino il ritorno alla normalità assume i contorni di un evento straordinario. Un autentico coup de théâtre. Con buona pace di chi aveva trasformato il degrado urbano in una sorta di arredo permanente.

Il 3 novembre la città celebrerà la ricorrenza dei Defunti e la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate. L’iniziativa è promossa dalla gestione commissariale guidata dal viceprefetto Florinda Bevilacqua, affiancata dai subcommissari Antonella De Ninno, viceprefetto, e Vincenzo De Angelis, valente funzionario amministrativo. Una squadra chiamata a governare una fase particolarmente delicata della vita istituzionale cittadina. E soprattutto a rimettere ordine dopo una stagione amministrativa che sul piano politico meriterebbe un capitolo a parte nella sezione dedicata alla commedia dell’assurdo.

Il programma della manifestazione prevede alle 10.30 la celebrazione della messa nella chiesa di San Massimo. A seguire la deposizione delle corone di alloro al Monumento ai Caduti. Parteciperanno gli alunni delle scuole materna ed elementare e della scuola media “M. Stanzione”. L’invito è rivolto all’intera cittadinanza. Un appuntamento dal profondo valore civile. Ricordare chi ha sacrificato la vita per la patria significa riaffermare il senso delle istituzioni, il rispetto della comunità e la responsabilità di chi è chiamato a rappresentarla. Concetti apparentemente elementari. Eppure a Orta di Atella, dopo le ultime vicende politiche, sembrano quasi materia da corso di aggiornamento per amministratori pubblici.

La cerimonia assume un significato particolare anche per il momento attraversato dalla città. Con l’insediamento della gestione commissariale è cambiato il look delle strade. I cumuli di rifiuti che prima ‘abbellivano’ numerose zone hanno lasciato spazio a un’immagine urbana finalmente decorosa. Una piccola rivoluzione del quotidiano. Senza annunci roboanti, conferenze stampa celebrative o interminabili passerelle istituzionali. Il paradosso è tutto qui. Quello che dovrebbe rappresentare l’ordinario abc del buon governo finisce per sembrare una performance amministrativa da standing ovation. Pulire le strade. Garantire il decoro. Attività che altrove rientrano nella routine e che a Orta di Atella, dopo tre anni catastrofici sull’asse Santillo-Brancaccio, rischiano di essere accolte come conquiste epocali. Altro che smart city. Prima bisognava superare il livello clean city. E non era affatto scontato. Così come non sarà facile tenere la guardia alta.

Naturalmente sarebbe ingenuo immaginare che bastino le strade pulite per risolvere tutti i problemi del Comune. La gestione commissariale dovrà affrontare questioni ben più complesse. Ma il confronto con il passato recente offre già uno spunto politico difficilmente eludibile. Se per assicurare servizi essenziali e restituire un minimo di decoro urbano è necessario l’arrivo di funzionari dello Stato, qualche domanda sulla precedente classe dirigente diventa inevitabile. Ça va sans dire. Il dato più amaro è proprio questo. La normalità è diventata una notizia. E quando l’ordinaria amministrazione conquista le prime pagine significa che prima nulla funzionava come avrebbe dovuto. Il 3 novembre Orta di Atella renderà omaggio ai Caduti. Sarà una giornata di memoria, rispetto e partecipazione. Un’occasione per ricordare che le istituzioni appartengono ai cittadini e non a chi, temporaneamente, ne occupa le stanze.

Quanto alla politica locale, la lezione è meno solenne ma altrettanto istruttiva. Per governare una città non servono effetti speciali, spin doctor o proclami in politichese. Servono competenza, responsabilità e capacità di garantire i servizi essenziali. Il resto è flatus vocis. È pattume social di personaggetti che negli anni neri del cemento e delle tangenti sembravano giganti soltanto perché si circondavano di nani e perché svettavano quando si trattava di intascare mazzette e di accumulare appartamenti.
E se l’arrivo dei commissari è bastato a far sparire i cumuli di rifiuti dalle strade, viene spontanea una domanda: prima mancavano i mezzi per pulire la città o la capacità amministrativa di farlo? La risposta ai palloni gonfiati della politica politicante la daranno gli elettori alle comunali del 2027. Metteranno la tanto attesa firmetta per scrivere la parola fine alla lunga stagione del malaffare che ha reso Orta di Atella una delle città più degradate d’Italia.
Mario De Michele





