INCHIESTA DDA Trentola Ducenta, Apicella difende l’indifendibile: le mani del clan Zagaria sulla Isvec tramite la famiglia Capaldo

Come direbbe un celebre scrittore irlandese, noto per i suoi impietosi aforismi: “A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio”. E in effetti sull’inchiesta della Dda di Napoli con al centro la Isola Verde Ecologica (Isvec), ditta per la raccolta rifiuti, il sindaco uscente Michele Apicella avrebbe sicuramente fatto meglio a non proferire parola. Ma, si sa, in campagna elettorale, è ostico mantenere la consegna del silenzio. Pur rischiando di fare figuracce si parla a vuoto, si blatera, si dicono sciocchezze. Nel caso della fascia tricolore in carica, candidato alle comunali di Trentola Ducenta del 24 e 25 maggio nella speranza della riconferma, la replica-precisazione tramite un video sociale all’articolo di Italia Notizie sulla maxi indagine dell’antimafia partenopea si è rivelata in realtà la conferma, “paro paro”, come direbbero a Roma, di quanto riportato dalla nostra testata.

Michele Apicella

L’ORDINANZA DEL SINDACO
Apicella infatti ammette con un candore da far cadere le braccia che la Isvec è approdata a Trentola Ducenta nel marzo 2022. Del resto non poteva fare altrimenti. Il 31 dicembre dello stesso anno il sindaco ordina alla ditta, riportiamo testualmente, “lo svolgimento del servizio integrato di igiene urbana sull’intero territorio comunale e di conferire gli RR.SS.UU. presso le piattaforme accreditate”. Il primo cittadino fornisce un’informazione ben nota a Italia Notizie (foto in basso) ma tenta, arrancando vistosamente, di svicolare dal cuore del problema: la ditta incriminata ha lavorato per molti anni a Trentola Ducenta. E qui casca l’asino, ovviamente in senso figurato.

Gli uomini della Direzione investigativa antimafia

AZIENDA GESTITA DA BALESTRIERE
L’inchiesta della Dda, che riguarda anche i comuni di San Marcellino, Cancello ed Arnone, Casapesenna, San Cipriano e Lusciano, è imperniata sulle possibili infiltrazioni camorristiche del clan Zagaria nel settore della raccolta dei rifiuti. Le indagini ruotano attorno ad assunzioni pilotate e posti di lavoro in cambio di sostegno politico e appalti pubblici. Cruciale il ruolo di società del settore rifiuti direttamente o indirettamente collegate alla cosca Zagaria, tra cui spicca appunto la Isvec. L’azienda ischitana, attiva nel comparto dell’igiene urbana e gestita da Ivano Balestriere, è ritenuta dagli investigatori uno dei principali snodi economici attraverso cui il sistema imprenditoriale vicino agli Zagaria avrebbe consolidato la propria presenza in alcuni enti locali casertani. Le infiltrazioni della camorra vedono coinvolte società ritenute legate al clan Zagaria che, secondo gli inquirenti, avrebbero ottenuto appalti e proroghe in vari settori grazie ai rapporti con ambienti politici e amministrativi.

Il municipio di Trentola Ducenta

APPALTI IN CAMBIO DI FAVORI E POSTI DI LAVORO
Ed eccoci alla zona grigia. Secondo la Procura antimafia di Napoli alcuni imprenditori avrebbero garantito assunzioni segnalate da esponenti politici delle maggioranze consiliari dei comuni coinvolti, ricevendo in cambio sostegno o agevolazioni negli affidamenti degli appalti. In sostanza gli inquirenti, che si soffermano sugli ultimi 5 anni di gestione amministrativa degli enti coinvolti, delineano un sistema basato su corruzione, favori reciproci e posti di lavoro. Una rete collegata a doppio filo con il clan Zagaria che avrebbe trovato terreno fertile soprattutto nel settore dell’igiene urbana. Gli investigatori stanno ricostruendo la fitta rete gestionale-amministrativa per capire fino a che punto il sistema delle assunzioni e delle segnalazioni politiche abbia inciso sull’assegnazione degli appalti pubblici e se dietro le società operanti nel settore dei rifiuti ci sia una regia riconducibile direttamente agli interessi economici del clan Zagaria.

Michele Apicella durante un comizio

SCUSA NON RICHIESTA, ACCUSA MANIFESTA
È questo lo snodo e il punto dolente che Apicella finge di non cogliere. Ha suscitato ilarità generale la disponibilità del sindaco uscente, offerta nel video Fb, a mettere a disposizione le carte e a collaborare con la magistratura. Gli investigatori non hanno bisogno della sua disponibilità o della sua collaborazione, ancora meno del suo permesso per ottenere eventuali documenti probatori. Se sarà necessario si recheranno al comune per procurarsi atti e carte senza neppure disturbare Apicella o il nuovo sindaco in caso di vittoria di Michele Griffo alle elezioni. In verità la replica-precisazione della fascia tricolore in carica, ovvero il suo intervento social, è apparso a tutti come una “excusatio non petita”, ergo una “accusatio manifesta”, tradotto: “Scusa non richiesta, accusa manifesta” (latini docet).

Filippo Capaldo

IL RUOLO DELLA FAMIGLIA CAPALDO
Ma c’è di più. E di peggio. Da quanto emerge nelle indagini la Isvec sarebbe “controllata” dalla famiglia Capaldo, strettamente legata al clan Zagaria, essendo i fratelli Filippo, Nicola e Francesco Mario i nipoti dello storico boss Michele Zagaria. Filippo Capaldo è considerato dagli inquirenti il successore designato e il custode della cassa comune della fazione Zagaria della cosca dei Casalesi. Dopo aver scontato una condanna, Capaldo e altri membri della famiglia hanno spostato i loro interessi economici all’estero. Hanno reinvestito capitali illeciti stimati in circa 40 milioni di euro in Spagna (in particolare a Tenerife) e a Dubai, gestendo attività come immobili, bar e noleggio auto.

Michele Zagaria

IL CLAN ZAGARIA IN “SOCIETÀ” CON LA ISVEC
In Italia, in particolare nel Casertano e più specificamente nell’Agro aversano, la famiglia Capaldo avrebbe investito nel settore più redditizio per i Casalesi, quello del ciclo integrato dei rifiuti. E qui entra in gioco la Isvec. I Capaldo, legati al superboss Zagaria, avrebbero investito 200mila euro nell’azienda ischitana, che ha operato negli ultimi anni a Trentola Ducenta e in altri comuni della zona aversana. “A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio”. Ma evidentemente Apicella non ha letto Oscar Wilde.

Mario De Michele

L’ORDINANZA DI MICHELE APICELLA

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