di Mario De Michele
Facendo gli scongiuri le premesse sono ottime. Il nuovo corso della Real Aversa inizia sotto il segno di un riassetto societario che pensa in grande e guarda lontano. La riorganizzazione dei vertici granata, con l’avvento del presidente Angelo Tinto e della sua famiglia di imprenditori e il ritorno in pompa magna del gruppo che fa capo al presidente onorario Mimmo Diana, punta sull’unità di intenti e su un approccio professionale nel modo di fare calcio. Il campionato di Serie D sarà pianificato e affrontato seguendo i modelli professionistici delle squadre che brillano a livello nazionale. Nulla sarà lasciato al caso. Niente sarà trascurato. Perché Aversa non è una piazza come altre, è una città con una storia e un tessuto sociale e sportivo che merita di sbarcare nell’arco di 3-5 anni nei campionati che contano. La Serie C non è una chimera. Se l’amministrazione comunale, con il sindaco Franco Matacena che ha già dato un importante segnale di vera vicinanza alla società, e i tifosi remeranno tutti nella stessa direzione l’approdo nei campionati professionistici è impegnativo ma non impossibile. Ci sono tutti i presupposti per fare un ulteriore salto di qualità perché il duo Tinto-Diana vuole fare le cose per bene e con una visione di medio-lungo termine in grado di far volare altissimo i colori granata e di Aversa.

ORGANIZZAZIONE E PROFESSIONALITÀ
Alla conferenza di presentazione, che si è tenuta martedì scorso nella sala consiliare, già si respirava l’aria del grande team (in basso lo speciale video). La perfetta organizzazione e il tenore degli interventi, tutti di alto profilo, a partire da quelli di Tinto, Diana e Matacena, sono la rappresentazione inequivocabile delle intenzioni del nuovo gruppo dirigente della Real Aversa, un club rinnovato non solo nel nome e nel logo che richiama alla fondazione della squadra nel 1925, ma soprattutto per una progettualità ad ampio raggio. Uno degli obiettivi principali è tracciare un percorso virtuoso sia sul piano sportivo che a livello sociale affinché la squadra sia un volano per la crescita della città normanna e dell’agro aversano con l’ambizioso ma realizzabile scopo di trasformare la Real Aversa in un fiore all’occhiello del movimento calcistico nazionale.

GRUPPO, CONDIVISIONE E SINTONIA
Se al patron Tinto va il grande merito di aver impedito che il titolo di Serie D finisse in altre città, grazie al prezioso contributo del direttore generale Giovanni Buonomano, il ritorno al gran completo dei dirigenti che fanno riferimento a Diana è il primo tassello per sperare in un futuro roseo. Per il presidente onorario “fare gruppo” è una priorità genetico-gestionale. Per impostazione culturale e imprenditoriale disdegna gli “uomini soli al comando” e investe tutto nel capitale umano. Il parterre d’onore in occasione dell’iniziativa nella sala del consiglio comunale è la dimostrazione plastica del “modus operandi” di Diana. Da soli non si va da nessuna parte o al massimo si ottengono risultati effimeri. In gruppo si gettano le basi per un progetto serio, duraturo e di lunga portata. Diana ha sempre anteposto il «noi» all’«io», non perché ama il plurale maiestatico, ma perché è fermamente convinto che il lavoro di squadra sia l’unico modo per raggiungere traguardi prestigiosi “step to step”.

IL RITORNO IN GRANDE STILE DEI “DISSIDENTI”
Ed ecco Diana, lì, di nuovo accanto a Enzo Cacace, a Renato e Marco Ciardulli e a Giovanni Miniero, solo per fare qualche nome. Eccolo, lì, a metterci la faccia assieme a un gruppo granitico e di qualità per riprendere il discorso interrotto l’anno scorso a causa della difficile coabitazione con Enzo Del Villano. Con l’ex presidente della Real Normanna, che ha ceduto il titolo a Tinto ed è tornato alla guida dell’Albanova in Eccellenza (in bocca al lupo per la nuova sfida), Diana e company hanno tagliato traguardi importanti, come la vittoria dei playoff nazionali che ha consentito ai granata di tornare in Serie D. Ma via via i rapporti si sono deteriorati, in verità più per questioni di lana caprina che per atti e fatti sostanziali. Lo strappo che si è consumato nella stagione passata è comunque dipeso da una divergente, in qualche caso antitetica, visione organizzativa. Ma tutti in città erano consci che l’addio di Diana e del suo gruppo non era altro che un arrivederci. Una volta acclarata l’impossibilità di andare avanti con De Villano, i cosiddetti “dissidenti” hanno fatto un passo di lato senza però alimentare polemiche o inasprire i toni.

IL PATRON TINTO, IL CAFFÈ E IL FUTURO
Soltanto dopo la cessione del titolo, Diana e gli altri “dissidenti” si sono rimessi immediatamente in gioco per riprendere il filo. Come dichiarato ai microfoni di Italia Notizie, a Diana e a Tinto è bastato un caffè per avviare il nuovo ciclo. Piena comunione di intenti. Totale sintonia. L’imprenditore santantimese, nato ad Aversa, quindi “mezzo aversano”, come lui stesso si è definito, vuole fare le cose in grande, ma soprattutto nel modo giusto. Identica impostazione di Diana: partire dall’organizzazione e dalla professionalità. Due pilastri su cui poggiare le fondamenta della Real Aversa 1925. E, come già detto, le premesse sono più che incoraggianti. Tra le priorità della dirigenza c’è quella di riportare i tifosi al Bisceglia, rimasto troppo spesso semivuoto nella passata stagione. Senza il supporto della tifoseria tutto diventerebbe più complicato. Un altro obiettivo è quello di allargare il perimetro ben oltre il rettangolo di gioco con iniziative rivolte alle scuole e alle forze sane della città.
Ora tutti gli sforzi di Tinto e Diana sono ovviamente profusi per completare l’assetto societario e tecnico e per allestire una squadra competitiva. Le modalità d’azione sono pienamente condivise, paletti insuperabili: si punta tutto sul “noi”. Perché gli “uomini soli al comando” hanno il respiro corto. Mentre un gruppo affiatato va lontano. Si spera percorrendo la strada che conduce a categorie sempre più prestigiose.
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