Quarta ondata di caldo: al Nord temperature in calo dal 17 agosto, al Sud dal 23. Restano umidità e afa

In questa estate italiana dove praticamente “stiamo vivendo quasi un’unica ondata di calore senza fine” ci sono ora una buona notizia e una cattiva. Quella buona, racconta Pierluigi Randi meteorologo e presidente Ampro (Associazione Meteo Professionisti), è che si intravede la fine dell’attuale e pesantissimo momento di caldo che l’Italia, da Nord a Sud, sta vivendo. Le date variano a seconda delle zone: “Tra il 17 e il 18 agosto le temperature cominceranno a calare, avvicinandosi gradualmente alle medie del periodo, soprattutto nell’arco Alpino e le prealpi e poi piano piano a scendere. Al Sud e nelle isole invece questo calo, indicano i modelli, dovrebbe farsi sentire intorno al 23 agosto”. Poi, si spera – dato che è presto per poterlo affermare con certezza – verso la fine del mese “le temperature si avvicineranno alle medie più classiche, con massime di 32 gradi a seconda delle zone”.

Umidità e siccità
La cattiva notizia però riguarda tre aspetti importanti: l’umidità, il rischio crolli e la siccità. In questa quarta ondata di calore continua infatti una delle caratteristiche chiave, anche per il nostro malessere a livello di salute: l’afa. “Se osserviamo le temperature – spiega Randi – negli ultimi giorni sono state anche più basse delle ondate precedenti. Ieri siamo arrivati a 40 gradi nell’imolese ma non siamo più ai 45 gradi sperimentati in precedenza. Eppure soffriamo molto, perché quello che si sta rafforzando è un contesto umidissimo, che è bel un problema”.

Il mare bollente
L’umidità relativa che stiamo sperimentando in diversi casi, nelle zone costiere, dalla Liguria al Tirreno, sta infatti superando il 90%. “Questo dipende da due fattori: da una parte le alte temperature del Mar Mediterraneo, ormai bollente e sopra i 30 gradi, dove evapora una quantità enorme di acqua sotto forma di vapore acqueo e che va a rendere più umida la massa d’aria nei bassi strati. E poi c’è un fattore termico: l’aria più è calda più vapore acqueo può contenere. Infine c’è una piccola componente legata, per esempio in Pianura Padana, alla tanta acqua necessaria per l’irrigazione”.

L’afa di Ferragosto
La sensazione di afa diventa così opprimente e si farà purtroppo sentire anche a Ferragosto. “Come nel 2024, sarà un Ferragosto quasi ovunque molto afoso. L’umidità relativa, almeno fino al 18 agosto, resterà altissima. Di notte sulle coste si arriva al 90%, nell’entroterra lontano dal mare al 75%. Durante il giorno, nelle ore centrali, siamo al 50-55%: è tantissimo. Per stare bene in quelle ore dovremmo avere il 30% di umidità relativa. Sopra a quel valore cominciamo a sudare, a stare male. Per questo l’umidità dovrebbe diventare una questione centrale: il nostro corpo ne risente, soprattutto se abbiamo patologie croniche o problemi. Non a caso dai 70 anni in poi i ricoveri quest’anno sono notevolmente aumentati”.

Temporali intensi
In Italia tra il 18 e 19 agosto le temperature inizieranno a calare, le massime dovrebbero essere più basse e le minime, nelle zone di campagna, tornare sotto i 20 gradi. La stessa cosa avverrà in varie zone d’Europa (ad eccezione della penisola iberica occidentale) e il “ritorno verso la normalità sarà graduale” ma questo include dei grossi rischi. Questi rischi sono legati per esempio ai temporali, inizialmente su rilievi alpini e appenninici, che saranno frequenti ma soprattutto intensi. “Con enorme accumulo di calore nei bassi tratti dell’atmosfera e nel bacino del Mediterraneo ci sarà una intensificazione dei rischi: temporali violenti, raffiche di vento intense, grandinate, eccesso di pioggia in poco tempo. Questo si traduce in possibili crolli e frane, soprattutto nelle zone montuose e di collina”, ricorda l’esperto.

Fiumi secchi e campagne sofferenti
Questi temporali però non risolveranno l’altro grande problema attuale dell’Italia: la siccità. In un periodo in cui i fiumi sono così secchi che riaffiorano perfino rovine e relitti, in cui dalla Svizzera verrà rilasciata acqua per aiutare lo stato drammatico dei livelli del Lago Maggiore e con il 60% delle campagne italiane in forte stato di sofferenza per le coltivazioni secondo Coldiretti, servirebbe una pioggia moderata e prolungata.Invece si attendono, complici i mari così carichi di energia, “rovesci molto intensi per poche ore”, spiega Randi. “Con le precipitazioni violente solo una piccola frazione della pioggia si infiltra nel terreno. Al contrario sui rilievi possono, queste precipitazioni forti, innescare frane. Per le piogge che possono aiutare dovremo dunque forse aspettare fine settembre e ottobre”.

“Questo caldo diventerà la norma”
In tutto ciò, chiosa il meteorologo, questa estate dovrà per forza di cose fungere da promemoria. “Perché stagioni così si ripeteranno sempre più spesso, diventeranno la norma. Dal 2017 si stanno già ripetendo e in alcune zone d’Italia quella del 2026 diventerà l’estate più calda di sempre. Dunque, vale la pena ripeterlo, per il futuro dobbiamo prepararci e pensare soprattutto alle persone più vulnerabili che, per esempio per l’elevata umidità, oggi sono sempre più a rischio”.

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